Costruire dal basso dovrebbe permettere a una squadra di attirare gli avversari, creare spazi e uscire dalla pressione attraverso il palleggio. Ma contro l’Hapoel Tel Aviv il meccanismo non ha funzionato.

L’Atalanta ha continuato a passarsi il pallone nella propria area senza riuscire a guadagnare metri. Portiere e difensori hanno insistito nel fraseggio, mentre gli avversari aspettavano il momento giusto per aggredire.

IL RISCHIO DELL’AUTOLESIONISMO - Il problema non è costruire dal basso. Il problema nasce quando una squadra continua a farlo anche quando la situazione tattica suggerisce una soluzione diversa. L’Atalanta sembrava quasi prigioniera della propria idea di gioco. Il pallone circolava, ma il campo non si accorciava. Mancavano verticalità, movimento e soprattutto alternative.

LA SOLUZIONE ERA DAVANTI AGLI OCCHI - La svolta è arrivata quando Carnesecchi ha iniziato a giocare lungo. Non è stato un semplice lancio disperato: è diventato uno strumento tattico. Krstovic ha potuto attaccare gli spazi e contendere i palloni nella metà campo avversaria. In questo modo l’Atalanta ha finalmente spostato il baricentro e costretto l’Hapoel a difendere più vicino alla propria area.

LA LEZIONE PER SARRI - Una squadra forte deve avere più di una soluzione. Il possesso palla è importante, ma non può diventare un dogma. La partita di Miskolc ha mostrato quanto sia sottile il confine tra costruzione ragionata e costruzione esasperata. L’Atalanta ha rischiato grosso proprio perché ha continuato a cercare una soluzione che, almeno nel primo tempo, non stava funzionando.

IN EUROPA SERVIRÀ PIÙ FLESSIBILITÀ - La Conference League offrirà altre occasioni per migliorare. Ma contro avversari capaci di pressare con ordine, servirà una squadra pronta a cambiare registro. A volte bisogna palleggiare. A volte bisogna verticalizzare. E a volte, semplicemente, bisogna avere il coraggio di saltare una linea con un pallone lungo.

Sezione: Zingonia / Data: Ven 28 agosto 2026 alle 07:45
Autore: Daniele Luongo
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