Ci sono partite nelle quali la differenza non la fanno soltanto la qualità tecnica o la disposizione tattica. Contro l’Hapoel, per l’Atalanta, la differenza è sembrata essere soprattutto nell’intensità. Krstovic, entrato nell’ultima mezzora, ha dato una scossa a una squadra che fino a quel momento aveva faticato a costruire occasioni. Pressing, aggressività e voglia di attaccare gli spazi hanno cambiato almeno in parte il volto della squadra.

TROPPA LENTEZZA DAVANTI - Il reparto offensivo ha invece vissuto una serata complicata. Zalewski, Scamacca e Raspadori non sono riusciti a creare una connessione continua. Poche combinazioni, pochi inserimenti e soprattutto poca imprevedibilità. Il problema non è soltanto la prestazione dei singoli. È il modo in cui la squadra riesce a portarli nelle condizioni migliori per esprimersi.

IL FATTORE MENTALE - Quando una squadra cambia allenatore, anche gli attaccanti devono imparare nuovi movimenti. Per Sarri è fondamentale che gli esterni sappiano quando venire dentro, quando allargarsi e come creare spazio per il centravanti. Contro l’Hapoel questi meccanismi sono sembrati ancora lontani dall’essere automatici.

A MISKOLC SERVIRÀ PIÙ CORAGGIO - La gara di ritorno richiederà una prestazione diversa. L’Atalanta dovrà aumentare il ritmo, attaccare con maggiore continuità e soprattutto trasformare il possesso in occasioni. Krstovic ha dimostrato di poter essere una risorsa importante proprio sotto questo punto di vista. In una partita da dentro o fuori, l’energia potrebbe diventare un'arma decisiva.

Sezione: Zingonia / Data: Sab 22 agosto 2026 alle 12:30
Autore: Daniele Luongo
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