A volte una partita racconta molto anche attraverso le sostituzioni. Contro l’Hapoel, Maurizio Sarri ha effettuato soltanto quattro cambi, nonostante una prestazione tutt’altro che convincente. In panchina c’erano giocatori che per anni sono stati colonne portanti dell’Atalanta. De Roon, Kolasinac e Zappacosta non sono entrati. Pasalic ha avuto soltanto gli ultimi quindici minuti. Non è una sentenza, ma è sicuramente un segnale.

LA FINE DI UN CICLO - L’Atalanta arriva da anni straordinari. Una crescita continua, cinque partecipazioni alla Champions League e un’Europa League conquistata hanno trasformato quella squadra in una delle realtà più solide del calcio italiano. Ma ogni ciclo, prima o poi, deve fare i conti con il tempo. Il passaggio a Sarri sembra coincidere anche con una ridefinizione delle gerarchie. Non più giocatori intoccabili per ciò che hanno rappresentato, ma elementi da valutare soprattutto in funzione delle nuove esigenze tattiche.

IL CAMBIAMENTO PASSA ANCHE DA QUI - Il compito di Sarri non sarà soltanto insegnare un nuovo calcio. Dovrà anche decidere chi potrà interpretarlo. Questo significa inevitabilmente ridimensionare alcuni protagonisti del passato e affidarsi a giocatori più adatti alla nuova idea di calcio. È una scelta delicata, perché la storia recente dell’Atalanta è stata costruita proprio da uomini come quelli che oggi rischiano di trovare meno spazio.

UNA NUOVA ERA DA COSTRUIRE - La domanda, allora, non è soltanto quando arriverà la nuova Atalanta. La domanda è anche chi ne farà parte. La vecchia guardia ha scritto pagine indimenticabili. Ora Sarri deve capire se alcuni di quei protagonisti potranno scrivere anche le prime pagine del nuovo capitolo. Oppure se il futuro dovrà necessariamente avere volti diversi.

Sezione: Serie A / Data: Sab 22 agosto 2026 alle 11:45
Autore: Daniele Luongo
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