Tre questioni, un solo ritornello. Enrico Mazza, giornalista de L'Eco di Bergamo e firma della rubrica Corner, la sezione di approfondimento del quotidiano dedicata all'Atalanta, ha passato al setaccio alcune scelte del mercato nerazzurro, ponendo domande che toccano il presente e il futuro della squadra. Dalla formula che lega Daniel Maldini al Cagliari fino all'addio di De Roon, ogni passaggio si chiude con la stessa constatazione: «Non capisco».

MALDINI E LA FORMULA DEL RISCATTO - Il punto di partenza è una conferma ufficiale. Intervistato domenica sera, il presidente del Cagliari Tommaso Giulini ha chiarito i termini dell'accordo: «Abbiamo un diritto di riscatto e un obbligo al raggiungimento di un certo numero di gol». Secondo le indiscrezioni, l'obbligo scatterebbe al decimo centro, con un prezzo fissato a 8 milioni. In estate la soglia veniva accolta con ironia, quasi irraggiungibile, mentre oggi l'attaccante in prestito ai rossoblù è già a quattro reti in sei partite. Ed è qui che Mazza solleva il primo dubbio, sulla coerenza tra obiettivo e valutazione: «Che senso ha fissare un obiettivo ambizioso ma un prezzo medio-basso». Il ragionamento è lineare, pur con la cautela di cifre ancora da confermare: «Chiaro che un calciatore italiano che segna 10 reti nel Cagliari vale più di 8 milioni».

SCALVINI, KOSSOUNOU E LA STORIA CLINICA - Ma per il giornalista il vero nodo è un altro, ed è dichiarato senza giri di parole: «Ma il problema del mercato non è stato Maldini». L'attenzione si sposta sulla difesa e sullo storico degli infortuni di due pilastri del reparto. Mazza ha fatto i conti, e i numeri sono eloquenti: «Per l'ivoriano siamo a 86 giorni di malattia all'anno come media delle ultime 3 stagioni, per Scalvini purtroppo la media è di 150 giorni». Dati che pesano ancora di più oggi, con Odilon Kossounou ai box e Giorgio Scalvini di nuovo alle prese con un problema fisico, e che portano a una domanda inevitabile: se chi ha costruito la rosa abbia tenuto conto di questa fragilità.

IL CASO OBRIĆ - Il ragionamento si allarga così alla scelta di non intervenire con un centrale in più. In estate, in conferenza stampa, la società aveva spiegato che un ulteriore acquisto avrebbe chiuso la strada a Obrić, giovane su cui il club dichiarava di puntare molto. Una motivazione che, alla prova dei fatti, Mazza fatica a comprendere: «Ci puntiamo così tanto che ad oggi questo ragazzo non ha ancora giocato 1 minuto né in prima squadra né in Under 23». Un paradosso che rende ancora più evidente la coperta corta del reparto arretrato.

DE ROON, LA CESSIONE CHE NON CONVINCE - L'ultimo capitolo riguarda Marten De Roon. Sul dibattito che ha diviso la piazza sul suo addio, il giornalista prende le distanze: «La polemica su De Roon bandiera o bandierina mi ha interessato molto poco». Ciò che lo interroga è piuttosto l'aspetto economico dell'operazione: se il trasferimento nella Capitale era inevitabile, perché lasciarlo partire a costo zero, o al massimo per un milione? La spiegazione della riconoscenza verso il giocatore non lo convince, e la conclusione è netta: «Qui abbiamo fatto beneficenza a una diretta concorrente, ammesso che sia ancora una concorrente».

LE DOMANDE CHE RESTANO - Riscatti a prezzo contenuto, una difesa costruita senza paracadute, un giovane blindato ma mai utilizzato e un senatore ceduto senza contropartita: le riflessioni di Mazza disegnano il ritratto di un'estate con più di un punto interrogativo. Domande legittime, che attendono ancora una risposta.

Un mercato da rileggere, tra numeri e scelte discutibili: e quel «non capisco» che resta sospeso, in attesa di spiegazioni.

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Sezione: Primo Piano / Data: Mer 14 ottobre 2026 alle 12:43
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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