Con l'Europa finalmente in cassaforte, l'Atalanta può alzare lo sguardo dal presente e concentrarsi su ciò che verrà. E i contorni del futuro nerazzurro si fanno sempre più nitidi, giorno dopo giorno: il nome di Cristiano Giuntoli alla direzione sportiva e quello di Maurizio Sarri in panchina sono la coppia che circola con crescente insistenza tra chi conosce davvero le stanze dei bottoni bergamasche. Amici di vecchia data, colleghi affiatati nell'era d'oro del Napoli, uniti da una visione del calcio riconoscibile e ambiziosa: l'asse toscano potrebbe essere il motore di una vera rifondazione.
LA TAVOLA ROTONDA SI AVVICINA - Tutto è ancora in movimento, senza contratti firmati né accordi definiti. Eppure la direzione sembra tracciata. La certezza matematica della qualificazione in Conference League, arrivata con la partita contro il Bologna, rende l'ultima trasferta a Firenze ininfluente sul piano della classifica. Un regalo inatteso per la dirigenza: con la testa libera dal risultato, la famiglia Percassi — affiancata dal co-chairman Stephen Pagliuca, arrivato appositamente da Boston a Bergamo in coincidenza della qualificazione europea — potrebbe anticipare di una settimana la riunione sul futuro, quella seduta strategica ormai improrogabile in cui si deciderà chi costruirà la prossima Atalanta.
SARRI LIBERO E AFFAMATO - Il profilo di Sarri infiamma la piazza e non è difficile capire perché. Il tecnico toscano, 67 anni, arriva da una settimana da incubo sulla panchina della Lazio: la finale di Coppa Italia persa contro l'Inter il 13 maggio, che ha chiuso definitivamente le porte all'Europa biancoceleste, seguita dal bruciante ko nel derby contro la Roma di Gasperini. Dopo quella serata all'Olimpico è arrivato il suo sfogo senza filtri: «Vediamo cosa mi dirà la società. Quest'anno non mi è piaciuto, non sono mai stato ascoltato e non sono felice. A livello societario, se i piani non collimano, è meglio separarsi. E di piani io non ne ho sentiti». Parole che suonano come una lettera di addio. Il patron Claudio Lotito non ha smentito, anzi: a margine degli Internazionali di tennis ha dichiarato con la consueta freddezza che «nella vita ho imparato che tutti utili e nessuno è indispensabile». Traduzione: Sarri può andare.
PERCHÉ BERGAMO LO ATTRAE - Il tecnico toscano non cerca semplicemente un'altra panchina: vuole un progetto vero, con potere reale sulle scelte di mercato, senza doversi scontrare ogni estate con un patron che ragiona con logiche proprie. A Bergamo troverebbe esattamente questo – come ricostruisce il Corriere di Bergamo – con una società seria e strutturata, un budget competitivo e la prospettiva concreta di riportare la Dea in Champions League. In più, Bergamo sarebbe per lui una piazza inedita, non un ritorno all'ovile con il peso dei confronti e delle aspettative già scritte. E la suggestione di vincere quella Coppa Italia appena sfuggita alla Lazio aggiunge ulteriore pepe alla storia.
IL FILO CHE LEGA SARRI E GIUNTOLI - L'amicizia tra i due affonda le radici nel calcio dei dilettanti: era il 2002/03 quando Giuntoli difendeva i colori della Sanremese e Sarri allenava il Sansovino, battendo proprio Giuntoli ai playoff. Una rivalità sportiva che si è trasformata in stima profonda, poi declinata in tre stagioni straordinarie al Napoli tra il 2015 e il 2018: due secondi posti, un terzo, due qualificazioni in Champions, un campionato da 91 punti perso solo per un soffio contro la Juventus. Senza trofei, ma con una gestione tecnica ancora oggi considerata tra le più brillanti del Napoli moderno. Valorizzarono Mertens, Koulibaly, Insigne, Allan, Hysaj, Jorginho: un lavoro silenzioso e straordinario sul quale entrambi vogliono costruire il capitolo successivo.
LE ALTERNATIVE E IL NODO PALLADINO - Il cantiere è aperto e la concorrenza per Sarri è agguerrita: Napoli e Milan lo tengono d'occhio, e il Napoli potrebbe cercarlo solo se Antonio Conte decidesse di lasciare, ipotesi ancora tutta da verificare. Nel frattempo, a Zingonia restano vive anche le candidature di Vincenzo Italiano e Thiago Motta, l'allievo del Gasp con il quale Giuntoli non si è lasciato benissimo alla Juventus, pur mantenendo stima reciproca. E poi c'è Raffaele Palladino, che parteciperebbe alla tavola rotonda decisionale — ha detto «per il bene dell'Atalanta» — esattamente come un anno fa fece a Firenze, pronto ad accettare la situazione senza drammi se i pareri non convergeranno. Sul suo bilancio stagionale pesano i 15 punti lasciati per strada contro le medio-piccole, quattro in più rispetto agli stessi errori commessi da Juric: numeri che certificano i limiti di un'Atalanta incapace di trovare una vera identità di gioco nel corso della stagione.
Bergamo si prepara alla settimana più lunga. Con la Conference già in tasca e una rivoluzione tecnica e dirigenziale nell'aria, l'Atalanta che verrà potrebbe somigliarle pochissimo. E il duo Giuntoli-Sarri, per ora ancora una suggestione, ha già tutti i numeri per diventare realtà.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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