Nel calcio moderno, la rigidità è spesso l'anticamera del fallimento, mentre la fluidità è sinonimo di sopravvivenza ed evoluzione. L'arrivo di Giacomo Raspadori a Bergamo non ha soltanto allungato le rotazioni offensive, ma ha consegnato nelle mani di Raffaele Palladino la chiave inglese per smontare e rimontare il motore della Dea a partita in corso. Quello che si è visto venerdì sera all'Arena Garibaldi non è stato un semplice aggiustamento, ma un manifesto programmatico: l'Atalanta ha smesso di essere prigioniera dei propri schemi per diventare una creatura mutaforma, capace di passare dalla difesa a tre a una linea a quattro sfacciatamente offensiva.
L'AZZARDO CALCOLATO E I RISCHI DEL MESTIERE - Per anni, sotto la gestione Gasperini e nel breve interregno Juric, il passaggio alla difesa a quattro era considerato una misura disperata, l'extrema ratio da utilizzare solo in situazioni di emergenza totale. Palladino, invece, sta normalizzando l'eccezione. A Pisa, per schiodare un pareggio che sapeva di occasione persa, il tecnico ha avuto il coraggio di togliere un difensore per inserire una punta. La mossa ha pagato dividendi immediati in termini di pressione e gol segnato, ma ha anche esposto il fianco al momentaneo pareggio toscano, sintomo di meccanismi difensivi ancora da oliare. L'automatismo non è perfetto, ma la strada è tracciata: la variante tattica per risolvere i match bloccati ora esiste ed è praticabile.
QUATTRO TENORI E UN NUOVO SPARTITO - La teoria esposta alla vigilia («Con Raspadori possiamo fare il 3-4-3 o il 4-2-3-1») è diventata pratica in due mosse. Prima l'ingresso di Jack per Scamacca, mantenendo l'assetto, poi la svolta radicale: fuori Scalvini, dentro Krstovic. In quel momento, l'Atalanta si è ridisegnata con un 4-2-3-1 che profumava di 4-2-4 puro: il montenegrino terminale offensivo, l'ex Napoli a rimorchio, con De Ketelaere e Zalewski (poi Sulemana) a arare le fasce. Una differenza sostanziale rispetto al passato: se il Gasp piazzava sulla trequarti un incursore come Pasalic per garantire equilibrio, Palladino ha schierato quattro attaccanti veri contemporaneamente. Una potenza di fuoco devastante.
OLTRE I DOGMI: LA LEZIONE VIOLA - Questo approccio - spiega L'Eco di Bergamo - svela la natura non dogmatica dell'allenatore napoletano. La sua storia recente insegna: a Firenze raddrizzò una stagione complicata passando stabilmente al 4-2-3-1, con Kean, Gudmundsson e Colpani a inventare. Ma quella Fiorentina aveva un segreto: Edoardo Bove. Il centrocampista agiva da "falso esterno", garantendo quella copertura che permetteva al sistema di reggere. L'Atalanta attuale, nella sua versione "pesante" vista a Pisa, rischia di essere troppo sbilanciata per essere proposta dal primo minuto.
L'ARCHITETTURA VARIABILE E LA RICERCA DELL'EQUILIBRIO - Al momento, dunque, il "Piano A" resta la difesa a tre, ma il "Piano B" è un upgrade letale. Con una sola sostituzione, la Dea può trasformarsi: via un centrale, dentro una punta, e i "quattro moschettieri" (CDK, Lookman, Raspadori, Scamacca) possono teoricamente convivere. Il nodo resta la sostenibilità. Se Jack agisce da 10 o da esterno puro, manca un equilibratore alla Bove. Per vedere questo assetto dal fischio d'inizio, servirebbe forse il sacrificio di una punta per inserire un Pasalic o un Musah in posizioni ibride. Intanto, però, Palladino si gode il suo jolly: Raspadori non è solo un acquisto, è l'uomo che permette all'Atalanta di essere tutto e il contrario di tutto.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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