Il pareggio a reti bianche maturato alla New Balance Arena contro il Genoa ha restituito l'immagine di un'Atalanta dai due volti, divisa tra la solidità rassicurante dei suoi giovani difensori e le ombre di un reparto offensivo ancora alla ricerca della giusta chimica sotto la guida tecnica di Raffaele Palladino. Se da una parte la stanchezza fisiologica di una stagione estenuante ha inevitabilmente svuotato le pile della formazione nerazzurra, dall'altra l'ennesima prova maiuscola di Giorgio Scalvini e la straripante esuberanza del giovanissimo Honest Ahanor confermano come il futuro della retroguardia sia in cassaforte. Davanti, invece, i meccanismi tra Gianluca Scamacca, Nikola Krstovic e Charles De Ketelaere necessitano di un'urgente e attenta revisione tattica per tornare a graffiare.

LA RINASCITA DEL LEADER - Dopo il calvario fisico che ha flagellato il suo 2024 e l'alba di questa annata agonistica, il ventiduenne bresciano ha finalmente ritrovato una continuità impressionante nel 2026. L'impiego costante dal 3 gennaio in avanti – con la sola eccezione della sfida contro l'Udinese – ha permesso a Scalvini di collezionare ben ventisette presenze stagionali condite da tre reti. Il gioiello cresciuto a Zingonia non è più solo una promessa, ma un leader tecnico e carismatico totale: da braccetto destro o sinistro, le sue incursioni palla al piede fino alla trequarti avversaria, quasi nelle vesti di mezzala aggiunta, si stanno rivelando un'arma letale per sbloccare le difese più ostiche e dettare i tempi della manovra.

L'ESUBERANZA DEL MILLENNIAL - Sul fianco sinistro del pacchetto arretrato brilla invece il talento grezzo ma accecante dell'ex genoano Ahanor. Neomaggiorenne dallo scorso 23 febbraio, il ragazzo ha impressionato per l'atletismo dominante con cui accompagna le transizioni offensive e recupera sugli avversari. Certo – come analizza L'Eco di Bergamo – sussiste ancora un inevitabile disordine tattico nelle sue letture, un peccato di gioventù su cui lavorare. Tuttavia, la spavalderia con cui calca palcoscenici incandescenti tra Serie A, Champions League e Coppa Italia (trentadue gettoni e una rete per lui) testimonia un potenziale fuori dal comune. La sua propensione allo sganciamento, seppur da calibrare, regala una freschezza vitale a un reparto che inizia a scorgere i pilastri del domani.

IL REBUS DEL TRIDENTE - Se le retrovie sorridono, l'attacco fa suonare un fastidioso campanello d'allarme. L'anomalo 3-4-3 disegnato dal primo minuto contro il Grifone ha mostrato evidenti criticità: con De Ketelaere costretto a decentrarsi a destra per poi stringere, e Krstovic impiegato in un ibrido indefinito tra ala sinistra e seconda punta al fianco di Scamacca, la manovra nerazzurra è risultata statica e priva di fiammate. La convivenza dei due centravanti di peso ha senso in architetture ben precise, come un 4-2-3-1 puro, un 4-2-4 o il collaudatissimo 3-4-1-2 di gasperiniana memoria, in cui un trequartista incursore agisce alle spalle delle due punte pronte a riempire l'area. La formula mista vista nell'ultima uscita, invece, ha finito per ingolfare gli spazi e disinnescare la pericolosità negli ultimi sedici metri.

Nel secondo tempo, il parziale ritorno a meccanismi più chiari ha restituito un po' di brio all'undici di Palladino. Il peso specifico del doppio centravanti resta un'arma preziosissima, specie a gara in corso e con le energie ridotte al lumicino, ma richiederà sinergie perfette fin dal fischio d'inizio per trasformare i rimpianti in pesanti vittorie per la corsa all'Europa.

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Sezione: Primo Piano / Data: Lun 04 maggio 2026 alle 07:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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