C'è un copione che a Milano, sponda nerazzurra, dovrebbero ormai conoscere a memoria — eppure ogni volta lo recitano daccapo, con la stessa faccia sorpresa di chi scopre solo all'ultimo che il finale non è quello che si aspettava. Dodici mesi fa toccò ad Ademola Lookman, una telenovela che si trascinò un'estate intera per poi spegnersi senza lieto fine. Adesso tocca a Marco Palestra, il laterale classe 2005 di Buccinasco che l'Inter pregustava già come proprio, con tanto di casella mentale assegnata in rosa. E invece no: il ragazzo, rientrato a Bergamo dopo l'ottimo prestito al Cagliari, sta per fare le valigie in direzione Londra. Non Milano. Londra.

Dopo Lookman, un'altra fuga: ma stavolta è diverso. La differenza con un anno fa è tutta in una riga di bilancio. L'estate di Lookman finì in nulla perché l'Inter non arrivò mai a coprire la richiesta dell'Atalanta, e la cosa morì lì, di consunzione. Stavolta no: stavolta c'è un club che ha semplicemente messo sul tavolo di più, e quel club è il Chelsea di Xabi Alonso. I numeri raccontano tutto da soli — i nerazzurri di Beppe Marotta avevano un accordo con la Dea sui 50 milioni bonus compresi e un ingaggio da 2,5 milioni al giocatore, i Blues hanno risposto con 55 milioni più bonus e percentuale sulla futura rivendita, e soprattutto con uno stipendio da cinque milioni l'anno per cinque stagioni, cioè il doppio, esattamente il doppio, di quanto offrivano gli italiani. A fare la differenza, oltre al portafoglio, una telefonata diretta di Alonso al ragazzo e quell'asse americano tra Todd Boehly e Stephen Pagliuca — il socio di Percassi a Bergamo — che ha oliato la trattativa quando l'Inter ancora limava gli ultimi dettagli convinta di chiudere. Dice: eh, ma il Chelsea è il Chelsea, mica si poteva competere. Vero. Ed è proprio questo il punto.

Perché poi le conseguenze, stavolta, sull'Inter pesano eccome. Un anno fa, sfumato Lookman, i nerazzurri si tennero la rosa così com'era e tirarono dritto. Adesso invece il buco è reale e va tappato in fretta: Denzel Dumfries da inizio luglio sarà ufficialmente un giocatore del Real Madrid, e a Cristian Chivu serve un titolare a destra all'altezza dell'olandese. Non un comprimario qualunque: un titolare. E trovarlo adesso, a mercato avviato, con tutte le attenzioni concentrate da settimane su un nome solo — quel Palestra che ora cambia bandiera — è come accorgersi che manca il sale a metà ricetta, col negozio già chiuso e gli ospiti seduti a tavola. Si rimedia, certo. Ma di corsa, e quasi mai bene.

Cinquantacinque milioni per un esterno: la Dea che ringrazia. Noi, intanto, ci godiamo lo spettacolo da un'altra prospettiva. Perché un conto è perdere un giocatore, un altro è cederlo. E l'Atalanta non sta perdendo Palestra: lo sta monetizzando come pochi al mondo sanno fare. Cinquantacinque milioni più bonus per un classe 2005 reduce da una sola stagione vera ad alti livelli — gran parte della quale, peraltro, giocata in prestito a Cagliari — è il tipo di operazione che racconta meglio di mille slogan cosa significhi il modello bergamasco. Comprare quando nessuno guarda, valorizzare, vendere quando tutti bussano. Un incasso da capogiro che ribalta una trattativa data per chiusa, e che trasforma un esterno cresciuto in casa in una plusvalenza quasi integrale. Gli altri spendono per inseguire; noi vendiamo e reinvestiamo. La grammatica è sempre la stessa, da anni.

I soldi del Chelsea già al lavoro: ecco Gaetano. E qui sta la parte che ci riguarda davvero, perché un grande club non si misura solo da come vende, ma da cosa fa il giorno dopo con i soldi che ha incassato. La Dea non aspetta: già si tratta con il Cagliari per Gianluca Gaetano, centrocampista ex Napoli, sulla base di una decina di milioni più bonus, e si scalda la pista per il talento bosniaco Alajbegović, ala ambidestra del Bayer Leverkusen reduce dal Salisburgo. Una giornata di mercato che ha rimescolato le carte di mezza Serie A, e in mezzo a tutto questo l'Atalanta si muove come chi sa esattamente dove sta andando. Il possibile arrivo di Gaetano non è un ripiego: è il tassello successivo di un disegno che a Zingonia hanno già in testa da tempo.

Così, mentre a Milano si riapre il cantiere e si ricomincia da capo a cercare un esterno destro, a Bergamo si firmano assegni e si pianifica il futuro. Loro inseguono. Noi incassiamo. E sorridiamo, un'altra volta.

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