Ora che la Federazione ha eletto il suo nuovo presidente, la corsa per la panchina azzurra può finalmente entrare nel vivo. E Fabio Capello, chiamato a schierarsi tra Antonio Conte e Roberto Mancini per la corsa alla guida della Nazionale, non ha esitazioni: il suo nome è quello del salentino.

PERCHÉ CONTE - La motivazione è netta: il tecnico, spiega – nell'intervista esclusiva a La Gazzetta dello Sport –, è l'uomo dall'impatto immediato su giocatori e risultati, uno che «raramente sbaglia quando è chiamato a cominciare un nuovo percorso». E a un movimento pieno di trappole servirebbe proprio una scossa, una vera e propria «terapia d'urto»: per Conte, secondo l'ex ct, è la sfida ideale.

IL FATTORE TEMPO - C'è poi un dettaglio che, paradossalmente, ne rafforza la candidatura: l'orizzonte del prossimo ct sarà breve, un biennale o poco più, destinato a essere rimesso in discussione dopo le prossime elezioni. Una «legislatura a metà», la definisce Capello, in cui pesano gli allenatori capaci di incidere subito. E guidare una nazionale, ricorda, ha poco a che spartire con il lavoro quotidiano di un club: è negli spazi stretti di un raduno che Conte saprebbe tirare fuori il meglio dai suoi. Come accadde all'Europeo del 2016, quando contro la Germania portò gli azzurri ai rigori inventandosi un centrocampo d'emergenza con Marco Parolo in regia e Stefano Sturaro ed Emanuele Giaccherini mezzali.

IL NODO MANCINI - Nessun processo alle qualità dell'avversario: Capello riconosce che Mancini «ci ha regalato il sogno degli Europei del 2021», la notte di Wembley vinta in casa degli inglesi. Ma c'è un'ombra che pesa: l'addio verso l'Arabia Saudita di tre estati fa. Una settimana prima di Ferragosto, ricorda l'ex tecnico, l'allora ct era a cena con il presidente federale Gabriele Gravina; una settimana dopo, via pec, gli comunicò la scelta saudita. «Una scelta ponderata, ma improvvisa che nessuno si sarebbe aspettato», la sua lettura: un fatto troppo recente per essere archiviato.

GIOVANI, SENATORI E IL FUTURO - In mano a Conte, sostiene Capello, l'Italia avrebbe il volto del suo allenatore e potrebbe puntare a un riscatto immediato senza azzardi. I giovani intravisti tra Lussemburgo e Creta? Promettenti, ma da calare in un mix in cui il peso dei senatori resterebbe decisivo. Quanto alla tradizione dei ct federali alla Enzo Bearzot o alla Azeglio Vicini, per l'ex tecnico non è affatto morta e andrà rivalutata in futuro, ripartendo da Coverciano. E tra i nomi del domani spunta quello di Silvio Baldini: «A me piace, e non poco», il giudizio sul suo lavoro nell'Under 21 e sui messaggi lasciati nei dieci giorni vissuti sulla panchina azzurra.

Il verdetto, alla fine, è uno solo. Per l'ex tecnico «è la sua ora», quella di Conte, mosso dal desiderio mai nascosto di tornare in azzurro per completare un lavoro iniziato anni fa: fu lui stesso, ricorda Capello, a dire che un giorno sarebbe tornato ct. Massimo rispetto per Mancini, ma la conclusione non lascia spazio a equivoci: «io vedo meglio Conte».

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Sezione: Rassegna Stampa / Data: Mer 24 giugno 2026 alle 07:45
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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