Il 2026 dell'Atalanta si apre con un incrocio carico di significati, dove il presente sfida un passato glorioso e ingombrante. Raffaele Palladino si appresta ad accogliere alla New Balance Arena la Roma di Gian Piero Gasperini, in una partita che trascende i tre punti in palio per toccare le corde dell'emozione e dell'identità. In conferenza stampa, il tecnico atalantino non si nasconde: riconosce il valore dell'avversario e del suo mentore, ma rivendica con forza l'ambizione della sua Dea. Tra la necessità di invertire il trend contro le big, l'elogio ai "figli di Zingonia" Carnesecchi e Scalvini, e una lucida analisi tattica, Palladino traccia la rotta per una notte che promette scintille. L'obiettivo è chiaro: trasformare l'intensità e l'orgoglio in una vittoria pesante, per continuare quella scalata che vede i nerazzurri protagonisti su tre fronti. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Mister, buon anno. L'ultima volta parlavamo del tabù Inter, mentre contro la Roma l'Atalanta ha una tradizione recente favorevole. Tuttavia, quest'anno sulla panchina avversaria siede Gian Piero Gasperini, l'ex per eccellenza. Cosa cambia nell'affrontare il tecnico che ha plasmato la storia recente di questo club?
«Per noi non deve cambiare nulla nell'approccio mentale. L'unica variabile che dobbiamo considerare è la necessità di ragionare partita per partita, con la consapevolezza che ci servono punti pesanti anche contro le formazioni di vertice. La Roma sta lottando per le posizioni nobili della classifica, è un'ottima squadra guidata da un bravissimo allenatore che tutti qui conoscono perfettamente. Ma il nostro focus resta su noi stessi: ci mancano i punti negli scontri diretti e domani vogliamo colmare questo gap con una grande prestazione».
A livello morale, quanto servirebbe una vittoria, anche "sporca" o immeritata, contro una big per dare quella scossa definitiva e uscire dal limbo delle prestazioni convincenti ma povere di punti pesanti?
«Credo che già contro l'Inter, specialmente nel secondo tempo e nella preparazione tattica, abbiamo offerto una prova di spessore, condizionata poi dagli episodi che ci hanno negato un risultato positivo che forse meritavamo. Al di là di questo, arriviamo alla sfida con la Roma con grande entusiasmo, autostima e consapevolezza nei nostri mezzi. Vogliamo invertire questo trend contro le squadre che ci precedono in classifica. Il desiderio è continuare la nostra scalata e inaugurare il 2026 con propositi ambiziosi. Ci siamo preparati bene: sappiamo che non sarà facile, ma dovremo avere la testa libera e l'intensità giusta. Davanti ai nostri tifosi, nel nostro stadio, vogliamo regalare una grande serata e dare valore al nostro percorso».
Al di là della classifica, cosa la stimola personalmente nel confronto diretto con un maestro come Gasperini?
«È estremamente stimolante affrontare un grandissimo allenatore che ha scritto la storia qui a Bergamo, lasciando un'impronta indelebile e riconosciuta da tutti. Ci siamo già incrociati in questi anni, ci conosciamo bene. Io lo conosco anche da calciatore, so quali sono le sue richieste e i suoi punti di forza, ma vedo anche aspetti su cui possiamo lavorare per mettere in difficoltà la sua Roma. La partita l'abbiamo preparata con cura. Questo stimolo, però, non deve essere solo mio, ma di tutto l'ambiente: mi aspetto una prova di grande orgoglio e senso di rivalsa dai miei ragazzi. Non vediamo l'ora di scendere in campo».
In cosa differisce la Roma di Gasperini dall'Atalanta di Gasperini? Si aspetta una partenza a razzo o una gara più tattica che si svilupperà nella ripresa?
«Mi aspetto una partita di grandissima intensità, perché questi sono i principi cardine del credo calcistico del mister, riconosciuti ovunque, da Bergamo a Genova fino a Roma. Le differenze possono risiedere nelle caratteristiche dei singoli interpreti, ma l'impalcatura tattica resta quella. Gasperini è coerente con la sua filosofia. Noi però dobbiamo concentrarci sulla nostra identità e su come contrapporci. Sarà una battaglia fatta di duelli individuali: dovremo essere bravi a vincerli. Vedo la squadra molto motivata e sono certo che faremo una grande prestazione».
Marco Carnesecchi è prossimo alle 100 presenze in nerazzurro. Quanto è orgoglioso della crescita di questo ragazzo, simbolo della filosofia di Zingonia che forma "prima uomini e poi calciatori"?
«Mi piace molto questa definizione, "prima uomini e poi calciatori", perché rispecchia fedelmente la realtà del nostro spogliatoio. Ho tanti ragazzi con valori umani incredibili e Marco ne è l'esempio perfetto: ha uno spessore umano importante, è un leader silenzioso ma presente, dotato di grande personalità. Sul campo, poi, sta disputando stagioni straordinarie. È un portiere fortissimo, mi ha impressionato dal vivo ancor più di quanto immaginassi. È completo e ha margini di crescita ancora ampi. È un orgoglio allenarlo».
Rimanendo sui "figli di Zingonia", a che punto è il recupero di Scalvini? Riaverlo al 100% cambierebbe le prospettive della difesa, anche per far rifiatare i titolari.
«Giorgio è un giocatore su cui punto moltissimo, ve l'ho detto spesso. Viene da un calvario di infortuni – ginocchio, spalla, problemi muscolari – quindi in questa fase ho preferito gestirlo con cautela, facendogli fare sedute extra di condizionamento fisico. Per tornare al 100% ha bisogno di mettere minuti nelle gambe e io non vedo l'ora di buttarlo nella mischia. Contro l'Inter era in ballottaggio fino all'ultimo. Con l'assenza di Kossounou per la Coppa d'Africa, il suo rientro diventa ancora più prezioso. Sono sicuro che appena avrà l'occasione, la sfrutterà al meglio».
Il 4-2-3-1 visto nel finale contro l'Inter le ha dato le risposte che cercava? È una soluzione riproponibile?
«Sì, perché è un sistema che mi piace e che ho utilizzato spesso in passato. La squadra ha dimostrato di saper "switchare" velocemente dalla difesa a tre a quella a quattro, grazie anche a giocatori come Kolasinac o Hien che in nazionale giocano a quattro. È un'arma tattica importante, soprattutto a gara in corso quando le difese avversarie si chiudono a cinque e serve più peso offensivo. Ho avuto risposte positive e immediate».
De Ketelaere si sta evolvendo in una sorta di "regista offensivo", svaria molto ma non segna in campionato dall'11 settembre. Come valuta il suo momento?
«È un'analisi corretta. Charles ama la libertà posizionale, gli piace svariare e toccare molti palloni. Parlo spesso con lui per avere feedback. È vero che gli manca il gol in campionato – ne parlavamo proprio due giorni fa – mentre in Champions si è sbloccato. Speriamo che la gara di domani possa essere l'occasione giusta per ritrovare la rete anche in Serie A».
Curiosamente, sia lei che Gasperini avete pareggiato pochissimo in questo campionato. È figlio di un atteggiamento iper-offensivo condiviso?
«Non posso parlare per Gasperini, ma per quanto mi riguarda amo giocarmi le partite a viso aperto. Non amo il pareggio, anche se quando non si può vincere è fondamentale non perdere. La mia mentalità, e quella che cerco di trasmettere, è scendere in campo sempre per vincere e incidere. Questo è sempre stato il DNA dell'Atalanta negli ultimi anni e io ho cercato di portarlo avanti, sposandolo con la mia filosofia».
Samardzic ha giocato poco finora. Domani potrebbe essere la sua occasione dal primo minuto come trequartista?
«Lazar ha giocato poco dall'inizio, è vero, ma è quasi sempre subentrato e per me i cambi sono decisivi. Quando è entrato ha spesso determinato con assist o giocate chiave, come a Verona. Ha qualità, dribbling e tiro che fanno male alle difese stanche. Merita una chance dall'inizio e sono sicuro che presto arriverà, perché è un professionista serio che si allena al massimo».
In un periodo di mercato frenetico, ha percepito in qualcuno la voglia di cambiare aria o conta di avere il gruppo compatto per il ritorno?
«Da ex calciatore conosco bene questo periodo: i telefoni che squillano, i procuratori... è fastidioso ma fisiologico. Forse bisognerebbe accorciare la finestra di mercato. Detto ciò, vedo i ragazzi "molto dentro" al progetto. Ieri hanno fatto un allenamento a 200 all'ora. Tutti vogliono giocare e dimostrare. Io sono molto meritocratico: chi va forte in settimana ha la sua occasione, che siano 10 o 90 minuti».
L'Atalanta sta scrivendo nuove pagine di storia, come la vittoria sul Chelsea. C'è nello spogliatoio la consapevolezza di essere superiori alla Roma e uno spirito di rivalsa verso l'ex tecnico?
«Parliamo coi fatti. Quest'anno è iniziato un nuovo percorso e stiamo scalando la classifica dopo qualche punto perso all'inizio. Se mi parla di ambizione, le rispondo di sì: siamo in corsa su tre fronti – Champions, Coppa Italia e campionato – e questo certifica la nostra dimensione. Dobbiamo guardare al futuro con energia e positività, perché abbiamo le carte in regola per fare grandi cose».
La Roma ha perso più di voi ma ha una difesa di ferro. Giocando con moduli speculari, quanto conteranno le giocate individuali e la "sfrontatezza"?
«Sarà una partita di duelli e seconde palle, dove bisognerà contrapporsi bene ma anche avere l'intraprendenza negli ultimi metri. Contro squadre che ti marcano a uomo, serve la giocata del singolo, il dribbling, la sfrontatezza. Abbiamo lavorato su questo: a volte la giocata semplice non basta, serve osare. Gli episodi faranno la differenza, ma ho grande fiducia perché vedo i ragazzi carichi».
Perché quest'anno l'Atalanta fatica nei big match di campionato mentre in Europa brilla anche contro le grandi?
«Non giudico il passato. Nelle ultime nove gare abbiamo perso solo con Inter e Napoli, due corazzate, giocandocela alla pari o quasi. In Europa abbiamo battuto Chelsea ed Eintracht. La nostra mentalità deve essere quella di giocarcela sempre contro chiunque, senza timori».
Il rendimento casalingo nel 2025 non è stato esaltante. Tra i buoni propositi per il 2026 c'è quello di trasformare il Gewiss Stadium in un fortino?
«Assolutamente sì. I numeri del passato non contano, conta il futuro. Siamo in uno stadio meraviglioso con un pubblico che ci spinge per novanta minuti. Deve essere la nostra forza aggiunta. A parte la gara con l'Inter, la squadra ha dimostrato grande energia in casa e vogliamo che questo trend diventi una costante per raccogliere più punti possibili tra le mura amiche».
Contro l'Inter avete aspettato bassi. Con la Roma riproporrete questa strategia? E cosa pensa del fatto di avere lo stesso rendimento di Gasperini (3 vittorie e 3 sconfitte) nei confronti diretti?
«La Roma è insidiosa: se l'aspetti ti palleggia in faccia, se la pressi alta ti attacca la profondità. Dovremo essere bravi a alternare le due fasi, leggendo i momenti della gara. Mi interessa l'intensità e la capacità di sporcare le loro giocate. Per quanto riguarda il confronto con Gasperini, sinceramente non ci penso. Il focus è solo su Atalanta-Roma: non è una sfida tra me e lui, ma tra due grandi squadre. E noi vogliamo vincere».
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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