Atalantino da sempre, per una passione che attraversa le generazioni. Roberto Sottocornola, titolare di Granulati Zandobbio e in passato sponsor dell'Atalanta come Stone City, ha vissuto il nerazzurro prima da bambino, poi da tifoso e infine anche da una posizione privilegiata grazie al rapporto professionale con il club. Un legame nato in famiglia, trasmesso da papà Mario e condiviso con il fratello Gianni e che oggi continua con la figlia Giulia. In esclusiva per TuttoAtalanta.com, Sottocornola ripercorre ricordi e trasferte, racconta la sua Atalanta di ieri e guarda a quella di oggi, tra Sarri, Conference League e una rosa che, almeno sulla carta, considera addirittura la più forte di sempre.

Roberto, il suo legame con l'Atalanta parte da lontano. Quanto ha contato la famiglia nel trasmetterle questa passione?
«Tantissimo. Siamo bergamaschi, siamo sempre stati tutti abbastanza sportivi e il calcio ci è sempre piaciuto. La mia squadra del cuore è stata sempre l'Atalanta, fin da piccolo. È una passione che mi ha trasmesso la famiglia, a partire da mio papà Mario. Sono cresciuto in una famiglia atalantina. Ricordo ancora Atalanta-Malines: mio padre era allo stadio, mentre io e mio fratello Gianni eravamo a casa a guardare la partita sventolando un bandierone dell'Atalanta».

Una passione che oggi continua con sua figlia Giulia. Quanto Atalanta avete vissuto insieme?
«Giulia ha 21 anni e anche lei è sempre stata innamorata dell'Atalanta fin da piccola. Quando eravamo sponsor la portavo sempre con me. Abbiamo vissuto insieme tante partite e trasferte: siamo stati anche a Dortmund e abbiamo visto tutte le finali di Coppa Italia».

Tra l'altro Giulia ha avuto un idolo nerazzurro molto particolare, German Denis, che poi avete conosciuto anche personalmente…
«Denis è il suo giocatore preferito. Lo abbiamo conosciuto quando giocava, ma ne siamo diventati amici quando ha smesso. Ogni tanto ci vediamo ancora».

Se pensa invece alla sua Atalanta da ragazzo, qual è il giocatore che le è rimasto maggiormente nel cuore?
«Stromberg. Ero piccolo, ma me lo ricordo bene. I miei fratelli mi chiamavano Stromberg, anche perché gli assomigliavo: avevo i capelli lunghi come lui. E poi indossavo la sua maglia numero 7, una di quelle vecchie maglie di lana di una volta. Stromberg mi è sempre rimasto nel cuore».

Ha conosciuto l'Atalanta delle grandi notti europee. La prima a Dortmund cosa rappresenta nei suoi ricordi da tifoso?
«È stata una trasferta memorabile, di grandissimo calcio, con un grande Ilicic. È una partita che ci ha regalato tantissime emozioni e ci ha dato anche la consapevolezza di essere diventati una squadra che, con i grandi giocatori che aveva e con un grande allenatore come Gasperini, poteva competere a livello europeo. Era una delle prime partite europee veramente importanti».

A quest'Atalanta manca un giocatore come Ilicic?
«Penso che a tutte le squadre manchi uno come Ilicic».

Da uno che ha vissuto lo stadio in epoche diverse, com'è cambiato il modo di tifare l'Atalanta?
«Gli ultimi anni sono stati più belli dal punto di vista sportivo, perché li abbiamo vissuti maggiormente da protagonisti, con ricordi più limpidi, un calcio più bello e un'Atalanta con un carisma diverso. Però, parlando esclusivamente del tifo, forse quello di una volta era più coinvolgente. Il tifo da stadio degli anni Ottanta era molto più avvincente. Oggi ci sono bellissime coreografie e un grande pubblico, ma lo trovo un po' più freddo. Sicuramente è diventato anche più sano».

Dell'Atalanta di oggi, invece, cosa pensa?
«Secondo me, come rosa, è la squadra più forte che abbiamo mai avuto».

Davvero?
«Sì, come composizione della rosa e come nomi, almeno sulla carta è la più forte di sempre. Il problema è riuscire ad amalgamarla con le idee dell'allenatore».

E allora come si spiegano le difficoltà? È un problema di Sarri o dei giocatori?
«Non credo ci siano delle colpe. È troppo facile dire che è colpa dell'allenatore oppure dei giocatori. Bisogna rendersi conto che affrontare un cambiamento così drastico di modulo non è facile, né per un allenatore nuovo né per giocatori che hanno sempre giocato in un altro modo».

Quindi la soluzione è dare tempo a Sarri?
«Bisogna avere pazienza. Se oggi dovessi scegliere, accetterei anche di portare pazienza quest'anno. Giochiamo comunque una competizione europea, la Conference League, che è alla portata dell'Atalanta e che si potrebbe anche vincere, considerando le altre squadre presenti nel torneo. Accetterei persino di arrivare undicesimi o dodicesimi in campionato se arrivasse il trofeo europeo. In questo modo l'allenatore avrebbe un anno di esperienza in più e l'anno prossimo si potrebbe ripartire con meccanismi sicuramente più rodati».

Possiamo quindi dire che lei sta dalla parte di Sarri?
«Io sto dalla parte dell'Atalanta. Non sto dalla parte di Sarri, della proprietà o di qualcun altro: sto dalla parte dell'Atalanta. Se l'allenatore riesce a tirare fuori il meglio dalla squadra, anche soltanto nella competizione europea, allora sto dalla parte di Sarri».

Per l'Europa League attraverso il campionato, invece, oggi vede poche possibilità?
«Oggi, vedendo la situazione, mi sembra difficile. Poi strada facendo possono succedere tante cose, perché il campionato è lunghissimo. Ma se oggi mi chiede se quest'Atalanta può qualificarsi per l'Europa League, dico di no, perché ci sono troppe squadre davanti».

Alcune, però, potrebbero perdere posizioni. Penso, per esempio, a Frosinone o Cagliari.
«Sicuramente. Frosinone e Cagliari non credo resteranno davanti all'Atalanta fino alla fine. Però ci sono Napoli, Juventus, Milan, Roma, Lazio. Ci sono diverse squadre con cui confrontarsi e la concorrenza resta importante».

Se dovesse scommettere su un giocatore dell'Atalanta di quest'anno, su chi punterebbe?
«Io non amo molto le scommesse. I nomi forti quest'anno sono tanti. Ci sono anche acquisti nuovi come Kessie e Rowe, che hanno già dimostrato altrove quello che valgono. Sono giocatori che sono stati pagati anche tanto e quindi, più che di scommesse, parlerei di garanzie. Si parla tanto, poi, di Samardžić, ma per me non è una scommessa».

In che senso?
«A me Samardžić piace tantissimo come calciatore e l'ho sempre ritenuto un grande giocatore. Però ormai è una scommessa persa da qualche anno. Qui da noi non è ancora riuscito a dimostrare fino in fondo quello che può fare. Ogni tanto fa la sua giocata, però è troppo discontinuo».

Chiudiamo con il Venezia. Dopo tre sconfitte consecutive, che Atalanta si aspetta?
«Mi aspetto una partita di rivalsa. L'Atalanta ha perso male contro una Juventus obiettivamente inferiore a noi, poi ha perso all'ultimo minuto con la Roma una partita nella quale era in vantaggio e si è vista togliere i tre punti nel giro di pochi minuti. Infine ha perso contro un Cagliari che sta facendo bene, ma resta una partita che non puoi perdere. Mi aspetto quindi una grande reazione dell'Atalanta».

Da Stromberg alla nuova generazione, passando per Dortmund e le finali di Coppa Italia vissute accanto alla figlia Giulia, quello di Roberto Sottocornola è il racconto di un tifo che accompagna una famiglia da generazioni. E sul presente il titolare di Granulati Zandobbio sceglie una parola precisa: pazienza. Senza schierarsi con allenatore o società, ma con un'unica appartenenza che, nel suo caso, viene prima di tutto: quella all'Atalanta.

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Sezione: Primo Piano / Data: Mer 07 ottobre 2026 alle 01:00
Autore: Claudia Esposito
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