Succede a volte che a un insegnante venga affidata all'ultimo momento una materia che non ha mai insegnato: entra in aula col libro sbagliato, la prima ora è un disastro di silenzi e di sguardi bassi, poi all'intervallo qualcuno gli spiega da dove cominciare e nella seconda ora la classe è sua. Nicola Zalewski, venerdì sera alla New Balance Arena, ha fatto esattamente questo: primo tempo da esterno destro insolito e ingolfato, ripresa aperta con il gol che ha deciso il Trofeo Bortolotti contro l'Athletic Club.

Il particolare che vale la pena isolare non è il tiro secco dal limite che ha fulminato Unai Simón sul primo palo, e nemmeno la quarta vittoria in cinque amichevoli venticinque giorni. È che quel gol nasce da un inserimento senza palla di Raoul Bellanova, cioè da un principio, non da un'individualità: terzino che parte, marcatura che si stacca, mancino che entra. Trentaquattro secondi dopo il fischio d'inizio della ripresa. Stiamo parlando di apprendimento, non di risultati.

Ed è qui il punto vero della serata. Questa squadra ha l'ossatura di quella di dodici mesi fa e viene da dieci stagioni impostate su una grammatica opposta; in poco più di un mese ha già interiorizzato le richieste di Maurizio Sarri — mezzali che portano il pressing, terzini lanciati, linea corta e aggressiva — e nel quarto d'ora migliore le combinazioni hanno coinvolto tutti. Non è scontato. Il tecnico lo sa e non si concede sconti: «C'è da progredire ancora parecchio», ha detto, e ancora «la transizione sarà lunga, andremo incontro a momenti di difficoltà». Le uscite palla al piede restano il cantiere aperto, il possesso è sceso rispetto alle amichevoli precedenti, Gianluca Gaetano per un tempo è rimasto fuori dalla manovra perché dietro si muoveva troppo in orizzontale.

Curiosità che i tifosi ricorderanno bene: un anno fa, allo stesso Bortolotti, l'Atalanta perse 2-1 con la Juventus e Zalewski non era ancora un giocatore nerazzurro, arrivò dall'Inter pochi giorni dopo. Ve lo ricordate? Aveva 23 anni e 95 presenze in Serie A, e in bacheca una Conference League vinta con la Roma nel maggio del 2022 — proprio la competizione alla quale l'Atalanta deve ora qualificarsi. Ma torniamo al campo: nella sua carriera Zalewski ha fatto l'esterno a tutta fascia per José Mourinho, il trequartista di sinistra nel 3-4-2-1 di Ivan Jurić e Raffaele Palladino, in queste settimane pure la mezzala. Mancava l'ala destra. L'ha imparata in quarantacinque minuti, e lo staff l'ha lasciato in campo fino alla fine per fargli accumulare ripetizioni finché l'entusiasmo teneva alta l'attenzione: scelta didattica, non premio.

Il giudizio che ne do io è che il vero rischio di giovedì non stia nell'Hapoel Tel Aviv ma nell'infermeria: Charles De Ketelaere e Honest Ahanor difficilmente ci saranno, Kamaldeen Sulemana nemmeno, e Thomas Kristensen, convocato a poche ore dalla firma, avrà bisogno di tempo. Dietro, lo svagato Odilon Kossounou ha regalato più di un'apprensione dentro la propria area; il solido Giorgio Scalvini, invece, non si discute.

In un'estate in cui a Bergamo tutti stanno reimparando il mestiere, l'uomo copertina dell'ultima prova generale è quello che un ruolo suo non l'ha mai avuto. Forse non è un caso: chi ha sempre dovuto adattarsi parte avvantaggiato quando cambia tutto.

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Sezione: Primo Piano / Data: Sab 15 agosto 2026 alle 06:30
Autore: Lorenzo Casalino / Twitter: @lorenzocasalino
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