Settanta giorni al termine delle ostilità, dieci battaglie campali per definire i legittimi padroni del campionato. Il recente infuocato derby meneghino ha incrinato le sicurezze granitiche della capolista, soffiando prepotentemente sulle braci di una rincorsa che fino a poche settimane fa sembrava pura utopia. A dissezionare i delicatissimi equilibri di questo finale di stagione è intervenuto Cesare Prandelli, che dalle pagine de «La Gazzetta dello Sport» ha tracciato una lucidissima e spietata mappa della corsa Scudetto.

IL BIVIO PSICOLOGICO E LO SCOGLIO OROBICO - Il tricolore, calcolatrice alla mano, reca ancora le tinte nerazzurre dipinte sul petto, complice un rassicurante tesoretto di sette lunghezze a dieci tappe dal tanto agognato traguardo. Un margine che, secondo l'esperto tecnico di Orzinuovi, rende l'Inter l'unica vera padrona del proprio ineluttabile destino. Tuttavia, il contraccolpo emotivo generato dalla caduta nella stracittadina potrebbe rivelarsi un tarlo letale se non gestito con maestria chirurgica. Cristian Chivu è atteso al varco più impervio e formativo della sua giovane gestione tecnica: l'allenatore rumeno è chiamato a blindare l'autostima del proprio spogliatoio, imponendo una narrazione chiara ai suoi alfieri. «Un paio di episodi storti non intaccano il vostro immenso valore, siete ancora la formazione da battere e avete l'obbligo di dimostrarlo sul campo», è il mantra che, secondo Prandelli, dovrà riecheggiare incessantemente ad Appiano Gentile. In questo scacchiere inevitabilmente nevrotico, l'incrocio imminente contro l'Atalanta assume i contorni di un crocevia vitale per saggiare l'effettiva tenuta mentale dei battistrada.

L'EFFETTO DOMINO E L'ARMA SEGRETA DEL DIAVOLO - Uscire indenni e vittoriosi dalla contesa contro la formidabile truppa bergamasca significherebbe irradiare un messaggio inequivocabile di strapotere all'inseguitrice, silenziando di fatto i sogni di gloria altrui. Qualora, per contro, l'undici di Chivu dovesse clamorosamente incepparsi al cospetto dell'Atalanta, un'eventuale contemporanea affermazione del Milan a scapito della Lazio innescherebbe un autentico terremoto psicologico, capace di sovvertire ogni inerzia e riaprire totalmente una faglia nel campionato. Massimiliano Allegri, dal canto suo, sa perfettamente che gli annali del calcio pullulano di sorpassi epici maturati all'ultima curva, motivo per cui ha imposto alla sua truppa di bandire ogni calcolo speculativo. Il tecnico livornese, inoltre, custodisce gelosamente il vero ago della bilancia di questa volata: Luka Modric. Il fuoriclasse croato rappresenta l'antidoto perfetto per decodificare le immense pressioni primaverili: un leader forgiato dalle notti più roventi d'Europa, capace di trascinare il gruppo col carisma dell'esempio e di armare, in virtù di un bagaglio tecnico sconfinato e abbagliante, le velenose e mortifere accelerazioni in campo aperto di Rafael Leao.

Il rettilineo finale è ormai stato imboccato a velocità folle. L'errore o il minimo tremolio, da questo preciso istante, non sono più contemplati: chi abbasserà lo sguardo per primo, consegnerà inevitabilmente la gloria agli eterni rivali cittadini.

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Sezione: Rassegna Stampa / Data: Gio 12 marzo 2026 alle 09:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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