È un domino che ha già cominciato a cadere e che si avvia verso il suo atto finale. L'Atalanta si trova nel mezzo del valzer delle ufficializzazioni più atteso degli ultimi anni: Cristiano Giuntoli è già a Zingonia, ha incontrato la dirigenza e ha lavorato attivamente per convincere Maurizio Sarri ad accettare la sfida nerazzurra. Il Comandante è ora libero dalla Lazio, dopo la risoluzione dell'accordo raggiunta nei giorni scorsi. L'annuncio del nuovo direttore tecnico è atteso a breve, quello del nuovo allenatore nella prossima settimana. La rivoluzione dell'Atalanta dista, letteralmente, qualche comunicato ufficiale.
IL NODO D'AMICO: RIMOSSO, NON RESCISSO - Il giorno della svolta ha già preso forma: Giuntoli ha incontrato l'Atalanta, D'Amico si è congedato dopo tre anni e Sarri ha definito la propria uscita dalla Lazio. Ma c'è un dettaglio che — come evidenzia L'Eco di Bergamo — è tutt'altro che secondario sul futuro del pescarese: quello tra l'Atalanta e Tony D'Amico non è stato un addio consensuale, ma di fatto una rimozione dall'incarico. Il che significa che D'Amico è tecnicamente ancora a libro paga del club nerazzurro e non può legarsi alla Roma autonomamente. I giallorossi — che lo vogliono come nuovo direttore sportivo per ricreare l'asse con Gian Piero Gasperini — dovranno negoziare direttamente con i Percassi per ottenerlo, eventualmente pagando un indennizzo o proponendo un affare di mercato vantaggioso. Solo così D'Amico potrà varcare le porte di Trigoria.
GIUNTOLI, IL TRAIT D'UNION DI TUTTO - Cristiano Giuntoli raccoglie il testimone di D'Amico portando con sé non solo un curriculum di primo livello — costruito a Napoli e poi alla Juventus — ma soprattutto un rapporto umano e professionale con Sarri che è stato il vero acceleratore di questa operazione. Furono loro due, assieme, a disegnare il Napoli che ha sfiorato lo Scudetto nel triennio 2015-2018 e che ha cambiato il modo in cui il paese guardava al calcio offensivo. Ricomporre quella coppia a Bergamo è la scommessa più ambiziosa che il club nerazzurro abbia fatto negli ultimi anni. Giuntoli ha già una visione precisa del mercato: comprare prima che il valore esploda, vendere quando il prezzo è quello giusto. L'Atalanta ha sempre fatto così. Adesso lo farà con qualcuno che quel metodo lo ha codificato e applicato meglio di chiunque altro in Italia.
IL VALZER DELLE PANCHINE E L'EFFETTO DOMINO - L'arrivo di Sarri all'Atalanta si inserisce in un movimento di panchine che ha rimescolato l'intera Serie A. Tony D'Amico verso la Roma, Raffaele Palladino verso il Bologna come possibile successore di Vincenzo Italiano — che ha già rescisso con i felsinei — mentre a Napoli Massimiliano Allegri è vicinissimo alla firma dopo aver scalzato Italiano stesso dalla corsa. La Fiorentina ha scelto Fabio Grosso, il Torino sta definendo con Ignazio Abate. E alla Lazio, il posto lasciato libero da Sarri è stato preso da Gennaro Gattuso, che ha firmato un biennale. Una mappa di allenatori completamente ridisegnata in poche settimane, con Zingonia come epicentro del terremoto.
LA RIVOLUZIONE TECNICA: SERVE UN ALTRO CALCIO - Al di là delle nomine, ciò che cambierà a Bergamo è molto più profondo di un semplice avvicendamento sulla panchina. Il calcio di Sarri — difesa a quattro, pressing zonale, palleggio orizzontale, regista classico come cuore del sistema — è agli antipodi di quello di Gasperini e di Palladino. Occorrono palleggiatori, centrocampisti con qualità tecnica e visione di gioco, profili che nell'ultimo decennio a Bergamo non erano semplicemente necessari. La cessione di Ederson al Manchester United è il primo passo di un mercato che ridisegnerà la rosa quasi integralmente. Giuntoli ha il compito di trovare i pezzi giusti. Sarri, di montarli. L'Atalanta, di crederci.
La rivoluzione è già in corso. I comunicati stanno arrivando. L'era del Sarrismo a Bergamo è a un passo dall'inizio ufficiale.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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