Il comunicato era asciutto, come si conviene quando ci sono cose irrisolte in ballo. «Grazie Tony D'Amico»: così l'Atalanta ha liquidato quattro anni di storia comune con Tony D'Amico, senza specificare se la separazione sia avvenuta per rescissione consensuale o licenziamento — anche se, come ricorda L'Eco di Bergamo, la prima ipotesi va esclusa perché il contratto (in scadenza nel 2027) non è stato risolto. Si tratta dunque di licenziamento, il che complica il passaggio alla Roma: i giallorossi dovranno sedersi con l'Atalanta per trovare un accordo sull'indennizzo, visto che D'Amico è ancora tecnicamente a libro paga dei nerazzurri. Al momento non ci sono stati contatti diretti tra i due club, ma la destinazione romana resta la più probabile: Gian Piero Gasperini lo vuole fortemente, essendo uno dei pochi dirigenti con cui ha sempre trovato sintonia immediata.
QUATTRO ANNI, UN'EUROPA LEAGUE, 400 MILIONI - Prima di guardare avanti, però, vale la pena fermarsi a fare i conti con onestà. Il bilancio di D'Amico è quello di un dirigente che ha operato in un contesto di crescita esponenziale — arrivato dal Verona di Ivan Juric nell'estate 2022, ha trovato un club già in salute e lo ha portato alla vittoria più grande della sua storia, l'Europa League 2024 a Dublino. La cifra che racconta meglio di qualsiasi altra il suo quadriennio è questa: circa 400 milioni di euro di plusvalenze generate. Un dato che nessun altro club italiano può vantare nello stesso arco temporale. Mateo Retegui, Teun Koopmeiners, Rasmus Hojlund, Ademola Lookman: cessioni costruite con pazienza, vendute al momento giusto e alle condizioni dettate dall'Atalanta.
I COLPI, I FLOP E LE RESPONSABILITÀ CONDIVISE - Separare i meriti in una società come quella bergamasca è però esercizio complicato. Luca Percassi è sempre stato in prima linea, e altri hanno contribuito attivamente. C'era pure Lee Congerton — il dirigente gallese ora nel mirino del Milan — con cui dividere i riconoscimenti del primo periodo: Lookman, per esempio, era un uomo di Congerton, la paternità di Hojlund resta imprecisata. Di certo appartengono a D'Amico il colpo di Sead Kolašinac a parametro zero, l'acquisto di Ederson e l'idea di Retegui, poi ceduto con una plusvalenza record. Ma ci sono anche le pagine meno brillanti: El Bilal Touré, soldi praticamente buttati. Jonathan Soppy, investimento andato storto. Daniel Maldini e Mitchel Bakker — prima osteggiato da Gasperini, poi dimenticato dagli infortuni. Kamaldeen Sulemana, comprato esplicitamente per accontentare Ivan Juric. E proprio Juric è il punto su cui si concentra la critica più seria al quadriennio D'Amico.
IL VERO FLOP: LA SCELTA DI JURIC - L'errore che pesa di più, quello che ha rovinato un'intera stagione, è stato di natura tecnica prima ancora che di mercato: D'Amico aveva lavorato con Juric a Verona, lo stimava, e ha avuto un ruolo pesante nella scelta di portarlo a Bergamo quando si trattò di trovare un successore a Gasperini. Undici giornate, un esonero, un anno di stagione compromessa fin dall'inizio. Un giudizio su D'Amico non può ignorare questo passaggio, così come non può ignorare che già un anno fa il Milan aveva provato a portarlo via da Bergamo, e che l'Atalanta aveva scelto di trattenerlo. Dopo Juric, forse qualcosa era già cambiato nei rapporti interni.
LA DIFFERENZA CON SARTORI - Il confronto inevitabile è con il predecessore: Giovanni Sartori, ora al Bologna, operava in modo radicalmente diverso. Scandagliava i campionati minori, comprava o scopriva campioni low cost, costruiva la squadra con intuizioni più artigianali. D'Amico ha avuto la possibilità — e i fondi — per andare sul sicuro, acquistando profili già affermati nel calcio di vertice: da Retegui a Raoul Bellanova, da Gianluca Scamacca a Charles De Ketelaere. Due filosofie diverse, due epoche diverse. Il giudizio deve tenerne conto.
GIUNTOLI E SARRI, IL FUTURO COMINCIA - Adesso a Zingonia si volta pagina. D'Amico ha lasciato il posto che diventerà di Cristiano Giuntoli, atteso per la firma nel weekend. Il toscano si è già messo all'opera da settimane, reclutando Maurizio Sarri come allenatore: il Comandante ha risolto il contratto con la Lazio e firmerà un triennale con la Dea. Palladino, con un anno di contratto ancora, è sul taccuino di Bologna e Milan — la rescissione consensuale appare la strada più probabile. Alla Lazio andrà Gennaro Gattuso. Giuntoli raccoglie un'eredità di 400 milioni di plusvalenze e una Coppa dalle grandi orecchie esposta nella bacheca di Zingonia. Non è poco su cui costruire.
D'Amico ha dato all'Atalanta un'Europa League e quattro anni di crescita esponenziale. Ha sbagliato Juric, ha azzeccato Retegui e Ederson, ha valorizzato una squadra che ha cambiato la storia del club. Adesso la Roma lo aspetta. E Bergamo, con il distacco rispettoso di chi sa riconoscere il lavoro altrui, lo saluta senza rimpianti.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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