Nove vittorie nelle ultime dodici partite. Tre successi di fila, cinque nelle ultime sei. Potremmo fermarci qui, sventolare questi numeri sotto il naso dei disfattisti di inizio stagione e andarcene a dormire felici. Ma la vittoria contro il Torino racconta molto di più di una semplice statistica. Racconta di una squadra che ha imparato l'arte più difficile: saper vincere anche quando le gambe tremano e l'avversario ti mette alle corde. L'Atalanta di Raffaele Palladino non è più solo bella, è diventata cinica, matura, capace di soffrire per un'ora e di colpire al 95', quando gli altri hanno finito la benzina e noi abbiamo ancora il cuore che batte forte.

Il Principe si è svegliato, il Muro ha festeggiato. La copertina se la dividono in due, o forse in tre. Davanti c'è Charles De Ketelaere: non segnava dal 14 settembre, un'eternità per uno col suo talento. Il suo colpo di testa imperioso ha spazzato via la polvere e le critiche, ricordandoci che quando il belga accende la luce, vediamo un altro sport. Dietro, invece, c'è "San Marco" Carnesecchi. Festeggiare le 101 presenze in nerazzurro con una prestazione del genere è roba da predestinati. Se nelle ultime cinque giornate abbiamo preso un solo gol (e pure rocambolesco), il merito è di questo ragazzo che vola tra i pali e para tutto, compreso un tiro di Simeone che sembrava già dentro.

Quell'abbraccio a Pasalic e l'ansia per Jimmy. Ma questa è stata soprattutto la notte delle emozioni forti, quelle che ti prendono allo stomaco. Il gol di Mario Pasalic al 95' non è stato solo il sigillo sui tre punti: è stato un urlo al cielo per il papà scomparso da poco. Vederlo piangere come un bambino abbracciato dai compagni ci ricorda che dietro le maglie sudate ci sono uomini veri. "Ho parlato agli uomini, non ai calciatori", ha detto Palladino. E si vede.

L'unica nota stonata, purtroppo, è quel "crack" che ci ha gelato il sangue. Vedere un guerriero come Berat Djimsiti uscire in lacrime fa male. Le prime diagnosi parlano di un trauma contusivo all'osso iliaco, niente fratture per fortuna, ma c'è di mezzo anche il muscolo obliquo. Restiamo col fiato sospeso, perché perdere il nostro "Ministro" ora sarebbe una beffa atroce. Ma questa Atalanta, che ha trovato una "magia" unica nello spogliatoio, saprà fare scudo anche contro la sfortuna. L'Europa è lì, nel mirino. E noi non abbiamo nessuna intenzione di abbassare lo sguardo.

© Riproduzione Riservata

Sezione: Copertina / Data: Dom 11 gennaio 2026 alle 18:00
Autore: Lorenzo Casalino / Twitter: @lorenzocasalino
vedi letture
Print