Ci sono gol che valgono tre punti, e ci sono gol che valgono una vita intera. Quando Mario Pašalić si è lanciato in campo aperto al 95', con il Torino sbilanciato e il fiato corto di una battaglia durata un'eternità, non stava solo correndo verso la porta di Paleari. Stava correndo per togliersi di dosso un macigno. Quel pallone appoggiato in rete non è stato solo il sigillo del 2-0, la legittimazione di una vittoria sofferta e meritata; è stato un urlo di dolore e amore scagliato dritto verso le nuvole.
Entrato al 79' per dare sostanza nel momento del bisogno, Mario ha fatto quello che fa da sempre: esserci. Ma stavolta, quella freddezza che lo ha reso "Super Mario" si è sciolta in un pianto che ha fatto venire i brividi a tutto lo stadio. Perché quel dito puntato al cielo non era un'esultanza di rito. Era una dedica, la più difficile e la più dolce, per il suo papà, volato via proprio sotto le feste di Natale.
Più di una squadra, una famiglia vera. In quel pianto liberatorio c'è tutto il peso di settimane terribili. Ma c'è anche la forza di un'Atalanta che ha dimostrato, ancora una volta, di avere un'anima che va ben oltre il rettangolo verde. Non dimentichiamo i gesti, perché contano più dei rigori parati o degli assist: quando è arrivata la tragica notizia, il club non ci ha pensato due volte ad annullare il Christmas Dinner. Il calcio si è fermato, il rispetto ha preso il sopravvento. Luca Percassi e Raffaele Palladino sono corsi subito in Croazia, per essere lì, fisicamente, accanto al loro numero 8 nel giorno dell'addio al padre.
Ecco, quel gol al 95' nasce lì. Nasce da quella vicinanza, da quel sentirsi protetti in una famiglia prima ancora che in un club di Serie A. La corsa di Palladino al triplice fischio per stritolare Mario in un abbraccio non è stata una scena da copione, ma un gesto istintivo di un uomo che ha sofferto con il suo ragazzo.
Le lacrime sotto la Nord. L'immagine finale è di quelle che ti restano appiccicate addosso. Tutta la squadra sotto la Curva Nord, non solo per festeggiare la terza vittoria di fila, ma per fare scudo intorno a Pašalić. Lì, in mezzo ai suoi compagni, Mario ha potuto finalmente lasciarsi andare. Ha pianto, ha sorriso al cielo, ha sentito l'affetto di una città che lo ha adottato e che stasera lo ha stretto forte.
Questa Atalanta corre, vince, difende e segna. Ma soprattutto, questa Atalanta sente. E il gol di Mario, in quella porta, in quel minuto, è la poesia più bella di una notte che non dimenticheremo. Buon viaggio al papà, e grazie Mario: anche con gli occhi lucidi, resti un gigante.
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Autore: Lorenzo Casalino / Twitter: @lorenzocasalino
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