C'è voluta l'Atalanta, e c'è voluta una notte da "tutto esaurito" alla New Balance Arena, per restituire dignità e fascino a una competizione, la Coppa Italia, troppo spesso svilita da stadi vuoti e turnover irrispettosi. La vera vincitrice morale della serata è proprio la coppa nazionale, che quando vede affrontarsi due corazzate con le migliori formazioni possibili, torna ad essere un palcoscenico scintillante. Ma la vincitrice reale, quella che conta, è la Dea. Arrivare alla quinta semifinale in nove anni non è più una notizia, è la certificazione di uno status: l'Atalanta siede stabilmente al tavolo delle grandi e, giovedì sera, lo ha ribadito eliminando una Juventus che aveva un disperato bisogno di vincere per non fallire la stagione.
L'INVESTITURA DEI PERCASSI E L'AUTOSTRADA SEMIFINALE – Il segnale più forte non è arrivato solo dal campo, ma dagli spogliatoi - scrive e racconta L'Eco di Bergamo -. Il blitz a fine gara di Antonio e Luca Percassi, accompagnati da Stephen Pagliuca, per complimentarsi personalmente con staff e giocatori, è una dichiarazione d'intenti: la Coppa Italia è l'obiettivo primario, dichiarato, quasi ossessivo. E guardando il tabellone, sognare è un obbligo. Scaramanzia a parte, l'Atalanta si presenterà al doppio confronto di marzo e aprile (contro una Lazio in crisi profonda o un Bologna ridimensionato rispetto al passato) con i favori del pronostico. La strada verso Roma non è mai stata così libera da ostacoli insormontabili.
PALLADINO, LO SCACCO MATTO DALLA PANCHINA – La partita è stata un capolavoro di gestione. Raffaele Palladino ha costruito una macchina solida, capace di contenere le big (come già visto con Inter, Roma e Como in inferiorità) per poi colpire alla distanza. La differenza l'ha fatta la profondità della rosa. Mentre la Juve gettava nella mischia gli ex Holm e Boga e la controfigura sbiadita di Koopmeiners (lontano parente del tuttocampista ammirato a Bergamo), i subentrati nerazzurri spaccavano la partita: due gol e due assist arrivati dalla panchina. È la vittoria del collettivo contro le individualità slegate.
IL MURO E IL SACRIFICIO: COSI SI FERMA CONCEIÇAO – La solidità difensiva è ormai un marchio di fabbrica, basata su un Giorgio Scalvini e un Berat Djimsiti monumentali (che hanno sovvertito le gerarchie estive che vedevano titolari Hien e Kossounou), ma soprattutto sull'aiuto reciproco. L'immagine della serata è la gestione di Honest Ahanor: il giovane, messo in difficoltà dalla verve di Conceiçao, non è mai stato lasciato solo. A turno Bernasconi, Ederson e persino Raspadori hanno raddoppiato, creando una gabbia che ha disinnescato il portoghese. Quando non ci sono arrivati gli uomini, ci hanno pensato Carnesecchi e la traversa. È lo spirito di sacrificio che fa la differenza.
EDERSON TOTALE E LA TRAPPOLA CREMONESE – Al centro di tutto c'è Ederson, il centrocampista più "europeo" del nostro campionato, che abbina un'intelligenza tattica superiore a una capacità di inserimento letale, permettendo a De Roon di tornare a gestire i tempi come ai giorni migliori. E se sulle fasce Zappacosta (in attesa di Bellanova) e un De Ketelaere a tutta fascia garantiscono equilibrio, ora arriva il test di maturità. Battere le grandi con il contenimento è un'arte, ma lunedì contro la Cremonese servirà altro. Contro il maestro delle trappole Davide Nicola, l'Atalanta dovrà dimostrare di saper scardinare i blocchi bassi. È lì che si vedrà se il salto di qualità è definitivo.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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