Il momento magico della Lazio si infrange bruscamente sotto il cielo di Firenze. La striscia di cinque risultati utili consecutivi racimolata nelle ultime settimane si ferma al Franchi, dove Maurizio Sarri e i suoi ragazzi incappano in una prestazione opaca, specchio fedele di un'annata sportiva vissuta sulle montagne russe. La caduta in terra toscana suona come un pericoloso campanello d'allarme, soprattutto in proiezione dell'imminente e cruciale semifinale di ritorno in Coppa Italia contro l'Atalanta.
L'AMAREZZA DEL COMANDANTE E IL GOL FORTUITO - Analizzando la battuta d'arresto, il tecnico prova a difendere il lavoro del gruppo, cercando spiragli di luce in una serata decisamente storta. «Abbiamo subito un gol fortuito – dichiara l'allenatore ai microfoni – e fino a quel momento eravamo noi a fare la partita. È vero, abbiamo concesso qualche ripartenza di troppo, ma tenevamo saldamente in mano le redini del gioco. Reputo questo risultato profondamente ingiusto, sebbene i numeri dicano che ci sono soltanto sei compagini in questo campionato ad aver perso meno di noi».
STERILITÀ ESTERNA E IL NODO DELL'ATTACCO - La realtà dei numeri evidenzia però una cronica difficoltà nel trovare la via della rete lontano dalle mura amiche. Con un misero bottino di dieci marcature esterne, la compagine capitolina condivide con il Lecce il triste primato di peggior attacco in trasferta della Serie A. Un difetto strutturale che il mister non prova a nascondere: «Il mancato attacco all'area di rigore è un tarlo che ci portiamo dietro da inizio anno. Anche quando siamo riusciti a creare superiorità saltando l'uomo, non abbiamo accompagnato l'azione corale come avremmo dovuto. È una lacuna che paghiamo a caro prezzo, dettata anche dalle nostre intrinseche caratteristiche tecniche».
L'ALLARME INFERMERIA E LA SFIDA A PALLADINO - – come riferisce La Gazzetta dello Sport – la battuta d'arresto toscana non sposta gli equilibri di un campionato ormai anonimo, ma lancia ombre sinistre sull'unico vero traguardo stagionale rimasto: la Coppa Italia. Il prossimo 22 aprile, la squadra è attesa dalla bollente semifinale di ritorno contro i ragazzi di Raffaele Palladino, ripartendo dal pirotecnico 2-2 dell'andata. Una sfida che culminerà sotto i riflettori della New Balance Arena e che il tecnico spera di affrontare in condizioni migliori: «Dobbiamo cercare di recuperare più uomini possibili. Questa stagione è stata a dir poco devastante sul fronte medico, siamo arrivati a Firenze con ben dieci giocatori acciaccati. Il mio futuro? Non sono affatto preoccupato, valuteremo i programmi della società a tempo debito».
IL RIMPIANTO VIOLA E LA POLEMICA SUL VAR - Nel finale c'è spazio per un pizzico di romanticismo e per le inevitabili recriminazioni arbitrali. Accolto dagli calorosi applausi del pubblico fiorentino, il mister ringrazia per le belle parole spese dal dirigente Fabio Paratici, ma ammette con rassegnazione: «È stata un'emozione forte l'accoglienza dello stadio, ma non credo che avrò mai la fortuna di allenare la Fiorentina nella mia carriera». L'ultima durissima stoccata è invece rivolta al direttore di gara Michael Fabbri in merito al presunto fallo da rigore non concesso su Tijjani Noslin: «L'arbitro mi ha confidato che inizialmente non aveva ravvisato nulla. Poi, richiamato al monitor, ha notato il contatto ma lo ha giudicato troppo lieve. Posso anche accettarlo, ma reclamo uniformità: in altre occasioni, con un metro di giudizio differente, penalty del genere sono sempre stati accordati».
Il tempo delle riflessioni è già scaduto: per salvare un'intera stagione, la truppa biancoceleste dovrà necessariamente ritrovare gol, energie e compattezza prima del viaggio decisivo verso Bergamo.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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