La sfida allo Sportitalia Village non regala reti, ma restituisce la fotografia nitida di una Primavera bergamasca tenace, solida e dotata di un ammirevole spirito di sacrificio. I ragazzi guidati da Giovanni Bosi riescono a imbrigliare la foga agonistica di un Milan arrembante, strappando un pareggio a reti bianche che, a conti fatti, vale quanto una vittoria. L'undici orobico ha saputo resistere alle ondate offensive del «Diavolo», ringraziando i riflessi felini del proprio estremo difensore e recriminando per un legno clamoroso colpito nel corso del primo tempo. È un punto dal peso specifico incalcolabile: sbirciando l'attuale classifica, infatti, la baby Dea sale a quota 50 punti, agganciando la sesta piazza e confermandosi in piena zona playoff scudetto a sole cinque curve dal termine della regular season.
BRIVIDI E LEGNI IN UN PRIMO TEMPO VIBRANTE - Il canovaccio tattico si delinea fin dalle prime battute, con i padroni di casa allenati da Giovanni Renna che provano ad azzannare la partita sfruttando il palleggio veloce e le costanti incursioni palla al piede. La retroguardia nerazzurra non sbanda, ma deve concedere inevitabilmente un po' di campo agli avversari. Eppure, nel momento di maggior pressione milanista, è clamorosamente l'Atalanta ad accarezzare l'illusione del vantaggio al 19': sugli sviluppi di un calcio d'angolo, Camara svetta imperiosamente trovando la smanacciata d'istinto di Bouyer, sulla ribattuta si avventa come un falco Simonetto ma la sua velenosa rasoiata mancina si va a infrangere inesorabilmente sul palo. Lo spavento scuote i rossoneri, che al 33' sfiorano a loro volta il vantaggio con Scotti, letteralmente ipnotizzato da un monumentale Anelli, autore di un intervento prodigioso a tu per tu con il numero 45.
LA TRINCEA NERAZZURRA E GLI ASSALTI RESPINTI - L'intervallo non muta la fisionomia del match, dominato da ritmi spezzettati. Il subentrato Gasparello prova subito a pungere, spaventando la retroguardia locale con un destro a botta sicura che viene provvidenzialmente rimpallato all'ultimo respiro dal sacrificio corporale di E. M. Cisse. Da quel momento, però, la sfida si trasforma in un monologo territoriale dei padroni di casa. La stanchezza affiora e la compagine bergamasca decide intelligentemente di alzare le barricate, affidandosi all'agonismo di un centrocampo tutto muscoli. L'arbitro Castellano è costretto a estrarre diversi cartellini gialli per sedare gli animi, sanzionando le ruvide ma necessarie chiusure tattiche di Parmiggiani e soci per interrompere le transizioni offensive milanesi.
L'ORIZZONTE PLAYOFF A PORTATA DI MANO - Il forcing finale del Milan si scontra sistematicamente contro una muraglia umana. L'Atalanta si rintana con un ordine geometrico perfetto, concedendo al massimo qualche mischia furibonda ma respingendo ogni reale pericolo verso lo specchio della porta. Il triplice fischio consegna agli almanacchi un pareggio di platino. A 450 minuti dalla fine di questo logorante campionato, l'ingresso nel tabellone finale che vale lo scudetto di categoria non è più soltanto una flebile speranza, ma un obiettivo concreto e meritato da difendere con i denti per coronare un'annata da incorniciare.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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