Una notte di profonda amarezza, in cui anche i traguardi storici perdono inevitabilmente di sapore di fronte a un verdetto del campo così impietoso. Nel naufragio generale del clamoroso risultato di Atalanta-Bayern 1-6, Mario Pasalic ha trovato la zampata per la rete della bandiera, un gol che gli permette di agganciare Luis Muriel nella prestigiosa classifica all-time dei marcatori nerazzurri. Un record personale oscurato, però, dalla manifesta superiorità dei bavaresi. Ai microfoni di Sky Sport, il centrocampista croato non cerca alibi, rendendo onore alla forza dell'avversario, ma lancia contestualmente un messaggio di grande compattezza: il gruppo è pronto a rialzarsi immediatamente, a partire dalla delicatissima trasferta di Milano in campionato. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
La superiorità del Bayern Monaco è parsa disarmante fin dalle prime battute. Avete tentato di scardinare le loro certezze con un approccio tattico coraggioso, ma il divario sul campo si è rivelato incolmabile. Che lettura dà a questa serata?
«Siamo perfettamente consapevoli di aver affrontato un avversario di un livello nettamente superiore. E credo sia giusto e onesto sottolineare che non si sono dimostrati superiori soltanto a noi, ma probabilmente lo sarebbero contro la stragrande maggioranza delle formazioni europee in questo momento. Era un dato di fatto che conoscevamo ben prima del fischio d'inizio. Abbiamo provato a sorprenderli con un atteggiamento propositivo, cercando di scombinare i loro piani, ma purtroppo le cose non sono andate come avevamo sperato e preparato. A questo punto, da grandi professionisti, dobbiamo semplicemente accettare l'esito di questa sconfitta tanto severa, riconoscere i loro enormi meriti e guardare avanti, con l'obiettivo di affrontare la gara di ritorno in Germania con il massimo dell'orgoglio».
A livello personale ha trovato la rete della bandiera, agganciando un mostro sacro come Luis Muriel nella classifica dei migliori marcatori di sempre del club. Un gol inevitabilmente senza gioia, ma col senno di poi, c'era davvero qualcosa in più che potevate fare per arginare la loro furia offensiva e limitare i danni?
«Se devo essere del tutto sincero, non saprei proprio rispondere con certezza a questa domanda. Non ho affatto la garanzia che, adottando uno schieramento o un atteggiamento tattico diverso, saremmo riusciti a limitare i danni o a fare qualcosa in più per frenare le loro letali sortite. Di fronte a uno strapotere del genere, l'unica cosa sensata da fare è togliersi il cappello e fare loro i più sinceri complimenti, perché hanno dimostrato di essere una corazzata formidabile in ogni reparto. Per quanto ci riguarda, il traguardo personale passa totalmente in secondo piano: noi vogliamo solo rimetterci a lavorare e andare avanti».
C'è il concreto timore che una sconfitta di queste proporzioni possa lasciare pesanti scorie psicologiche e avere ripercussioni a breve termine sulle prossime sfide, a cominciare dall'imminente e complicatissima trasferta di campionato a Milano?
«No, non credo assolutamente a questa eventualità e non nutro alcun timore in tal senso. Il nostro è uno spogliatoio estremamente unito e compatto. Non è la prima volta che ci capita di vivere serate europee così dolorose e difficili, e la storia insegna che questa squadra ha sempre saputo trovare le risorse morali per reagire immediatamente ai colpi più duri. Sono fermamente convinto che lo faremo di nuovo. Sappiamo che sabato ci attende un'altra battaglia durissima contro una delle squadre più in forma del nostro campionato, ma andremo a Milano con il chiaro intento di fare risultato, di ritrovare le nostre certezze e di superare di slancio questa brutta sconfitta».
Possiamo definire questa serata come la più triste e difficile da quando avete iniziato a calcare con continuità i grandi palcoscenici europei?
«È sicuramente una di quelle pesanti batoste che lasciano il segno e che, purtroppo, nel calcio possono capitare quando ti misuri a queste altitudini vertiginose. L'importante è trarre un insegnamento profondo da queste lezioni per poter continuare a crescere. In passato abbiamo subìto sconfitte molto larghe contro corazzate assolute come il Liverpool o il Manchester City, ma la nostra reazione è stata sempre perentoria: nella partita successiva abbiamo sempre rialzato la testa, facendo nettamente meglio. Cercheremo di applicare la stessa identica mentalità fin da sùbito e in vista della gara di ritorno. Archiviamo tutto, impariamo dai nostri errori e andiamo avanti con determinazione».
Un'ammissione di impotenza davanti a un avversario ingiocabile, ma anche la ferrea volontà di non farsi scalfire nell'animo. Le lucide parole del centrocampista croato confermano la grande maturità di un gruppo che sa assorbire i colpi da ko senza perdere la propria identità. Il cammino europeo subisce una brutta frenata contro un muro invalicabile, ma il campionato non ammette pause: la trasferta meneghina sarà il banco di prova perfetto per misurare l'intatta tenuta nervosa della squadra.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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