Una notte amara, dal sapore di una cruda e spietata lezione di calcio internazionale. La New Balance Arena si è dovuta inchinare allo strapotere tecnico e fisico del Bayern Monaco, capace di imporsi con un tennistico 1-6 che spegne le ambizioni europee. Eppure, nel momento più buio, a brillare è stato l'incrollabile amore del popolo bergamasco, capace di cantare a squarciagola anche di fronte alla disfatta. A farsi portavoce dei sentimenti dello spogliatoio nerazzurro è Marten de Roon. Il centrocampista olandese, visibilmente provato, si è presentato ai microfoni di Sky Sport con la consueta schiettezza, analizzando senza filtri gli errori tattici di un assetto forse troppo spregiudicato per contenere l'onda d'urto bavarese, ma esaltando contestualmente la magia di un pubblico che non ha eguali in Europa. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:

Partiamo inevitabilmente dallo straordinario tributo del vostro pubblico. Non capita spesso, specialmente in palcoscenici del genere, di assistere a una curva che continua a cantare e incitare la propria squadra ininterrottamente anche dopo una pesantissima sconfitta per 1-6. Cosa vi ha trasmesso questo abbraccio finale?
«È stato un momento davvero speciale e profondamente toccante. Ci hanno visti in grandissima difficoltà oggi contro una squadra che si è rivelata fortissima, eppure dal primo fino all'ultimo minuto ci hanno supportato incessantemente, hanno cantato per noi e ci sono stati vicini nel momento del bisogno. Questo è il vero significato di avere un dodicesimo uomo in campo. È un pubblico che ho imparato a conoscere e amare ormai dieci anni fa: questo affetto sconfinato ci dà tantissimo, perché onestamente non è stata per nulla una serata facile per la squadra».

Dal punto di vista puramente tecnico e dell'approccio, come si può provare a spiegare e razionalizzare una serata del genere, in cui il divario è parso così netto?
«A caldo è quasi impossibile spiegarla razionalmente. La verità è che loro si sono dimostrati semplicemente troppo forti per noi e, da parte nostra, abbiamo commesso il grave errore di aprire troppi spazi. In questo momento è difficile trovare le parole giuste, perché dentro lo spogliatoio abbiamo sofferto molto. L'unica cosa che posso dire con certezza per difendere il gruppo è che non abbiamo mollato mentalmente fino all'ultimo secondo, anche se, guardando il tabellone, mi rendo perfettamente conto che è davvero poco per la serata di oggi».

Hai avuto per caso la sensazione che, dopo aver subìto la prima rete, la squadra si sia mentalmente sciolta, smettendo di credere di poter arginare l'offensiva avversaria?
«Non credo che la parola corretta sia "sciolta" dal punto di vista mentale. Secondo me, l'errore vero è stato che ci siamo aperti troppo tatticamente. Soprattutto in mezzo al campo abbiamo continuato a provare a pressarli alti, mentre invece, col senno di poi, avremmo dovuto abbassarci, fare densità e magari sperare di ripartire in contropiede. Lasciare quegli spazi immensi a una squadra di quel livello è letale: avete visto tutti le accelerazioni di Gnabry o i movimenti di Lewandowski. Reggere gli uno contro uno a tutto campo contro fuoriclasse del genere è un'impresa titanica. Loro sono stati oggettivamente troppo superiori e la nostra resistenza è durata purtroppo molto poco».

Riflettendoci a mente fredda, ritieni quindi che abbiate peccato di troppa audacia, affrontando una corazzata simile con un atteggiamento e un assetto eccessivamente spregiudicati?
«Sì, ci abbiamo provato. Il nostro ragionamento era che, giocando in casa, trascinati dalla forza del nostro pubblico e forti della fiducia accumulata nell'ultima nostra partita di Champions League, dovessimo provare a fare il nostro gioco aggressivo. Ovviamente nessuno voleva perdere in questo modo, tantomeno incassando sei reti, ma la filosofia era quella di provarci a viso aperto. Ci abbiamo provato e abbiamo perso nettamente. Probabilmente, valutando a posteriori, questa scelta non si è rivelata la più giusta per contenere le loro immense qualità».

Dal punto di vista psicologico, che tipo di scorie e quali conseguenze può lasciare una batosta del genere nell'immediato futuro della vostra stagione?
«Dobbiamo fare in modo di imparare tanto da una sconfitta come questa. Sapevamo fin dall'inizio che avremmo affrontato la squadra più forte della competizione. Ora questa dolorosa lezione deve servire a unire ancora di più una squadra e un gruppo compatto come il nostro. Dobbiamo essere bravi a metabolizzare l'accaduto e fare in modo di uscire da questa durissima serata molto più forti e consapevoli dei nostri limiti e delle nostre reali potenzialità».

Un esame di realtà amaro ma profondamente onesto. L'Atalanta esce ridimensionata nel punteggio, ma non nell'orgoglio e nell'unione d'intenti. Le parole del centrocampista olandese tracciano la linea per il futuro: imparare dagli errori tattici, accettare l'evidente superiorità dell'avversario e ripartire dall'amore incondizionato della propria gente, il vero patrimonio inestimabile di questa bellissima realtà calcistica.

© Riproduzione Riservata

Sezione: Interviste / Data: Mer 11 marzo 2026 alle 00:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture