Tra i mille motivi di interesse di Atalanta-Fiorentina, ce n'è uno che intreccia sentimenti, tattica e destino. Domani alle 18:00, gli occhi del pubblico non saranno solo per Raffaele Palladino, il grande ex di turno, ma anche per l'uomo che più di tutti deve la sua rinascita calcistica proprio all'attuale tecnico nerazzurro: Moise Kean. Quella tra l'allenatore e l'attaccante è una storia di intuizioni e fiducia che ha prodotto meraviglie, ma che oggi li vede su fronti opposti, con stati d'animo diametralmente contrari.

IL MIRACOLO DEL 2024, PALLADINO COME RE MIDA - Per capire il legame bisogna riavvolgere il nastro all'estate scorsa. Fu proprio Palladino a impuntarsi per portare a Firenze quel ragazzo classe 2000 che alla Juventus aveva chiuso un anno con zero gol e tanti dubbi. Una scommessa da 13 milioni che il tecnico ha vinto su tutta la linea: sotto la sua guida, Kean ha vissuto la stagione della consacrazione definitiva, trasformandosi in una macchina da guerra. I numeri sono lì a testimoniarlo: 19 reti in campionato (vice-capocannoniere dietro a Retegui) e 25 stagionali. Un rendimento mostruoso che trascinò la Fiorentina a quota 65 punti.

IL CROLLO SENZA GUIDA, NUMERI DA INCUBO - Oggi, separati dal mercato, la realtà è ben diversa. Senza il suo mentore in panchina, Kean sembra essere stato risucchiato nel vortice di negatività che ha colpito la Fiorentina, attualmente fanalino di coda della Serie A con zero vittorie in 12 giornate. Il bottino personale è magro: appena due reti in campionato e nessuna in Conference League. Un passo indietro preoccupante che ricorda i tempi bui di Torino, complice anche una buona dose di sfortuna, come la traversa colpita nell'ultimo turno proprio contro la Juve.

VOGLIA E IMPRECISIONE, L'EX CERCA IL GOL DELL'EX - Eppure, Guai a darlo per morto. Kean resta l'anima pulsante di una squadra in difficoltà, l'unica ancora di salvezza a cui aggrapparsi. Le statistiche dicono che ci prova ossessivamente: è terzo in Serie A per tiri totali (e primo per conclusioni fuori dallo specchio), segno di una "fame" che non si è spenta ma che è diventata imprecisa per la troppa frenesia. Reduce da una prestazione da MVP contro i bianconeri, domani Moise cercherà di rompere un digiuno che dura da un mese proprio davanti all'uomo che lo ha saputo capire meglio di chiunque altro.

© Riproduzione riservata

© foto di Federico De Luca 2025
Sezione: L'avversario / Data: Sab 29 novembre 2025 alle 16:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture
Print