Giovanni Stroppa presenta Atalanta-Venezia tra rispetto per l'avversario e fiducia nel proprio gruppo. Nella conferenza stampa della vigilia, ripresa da TuttoVeneziaSport, l'allenatore arancioneroverde ha fatto il punto su un'infermeria finalmente più leggera, sulla forza della squadra nerazzurra e sulle voci che hanno accompagnato la sua posizione durante la sosta.

RECUPERI VENEZIA - La notizia più attesa riguarda il ritorno a disposizione di diversi giocatori, e Stroppa la accoglie con evidente sollievo: «Abbiamo recuperato parecchi giocatori e questa è sicuramente una bellissima notizia perché ci ha permesso nell'ultima settimana di lavorare veramente bene». I nomi sono quelli di Basic, Joël Schingtienne e Matteo Dagasso, oltre a Sohm, gestito con cautela per qualche acciacco di poco conto. Per il quadro definitivo bisognerà attendere la lista dei convocati, ma il messaggio è chiaro: «Quelli che erano fuori da qualche settimana sono rientrati». Un organico che torna ad allargarsi proprio quando la classifica impone di cambiare passo.

LA SOSTA E LE AMICHEVOLI - Il tecnico rilegge le settimane senza campionato come un'occasione sfruttata. Nella seconda amichevole, a Pola contro l'Istra, ha schierato sette dei nove ragazzi della Primavera aggregati, insieme a chi finora aveva trovato poco spazio: «Nella difficoltà e nell'emergenza, è stata un'opportunità per me e lo staff di vedere gente da reinserire e riconsiderare». Il bilancio è positivo anche sul piano mentale: «Benissimo la sosta lunga, con una mentalità migliorata». E dai nazionali, rientrati motivati nonostante minutaggi diversi, arriva un segnale che l'allenatore vuole custodire: «Ci sia una voglia straordinaria di tornare in campo».

SARRI E L'ATALANTA - Sull'avversario, il giudizio è lusinghiero. A preoccupare Stroppa è anzitutto l'impronta di gioco data da Maurizio Sarri: «La prima cosa è la qualità del gioco perché Sarri, in questo senso, è un maestro». Il tecnico riconosce le difficoltà nerazzurre rispetto agli obiettivi di partenza, legate al cambio di guida e di fisionomia, ma invita a non fermarsi alla graduatoria: «La classifica non rispecchia il livello di prestazioni e i valori che hanno». Senza citare nessuno, indica nell'attacco e nel centrocampo i reparti più temibili, e traccia la ricetta: «Lo dovremo fare ancora meglio e di squadra». Parole che fotografano il rispetto, non il timore.

IL MODULO DELLA DEA - Quanto all'ipotesi di un'Atalanta disegnata con il 4-2-3-1 anziché con il classico 4-3-3, Stroppa non ne fa una questione di numeri: «Ormai il calcio è fatto da movimenti ed occupazione degli spazi». Nella sua lettura, quella zona di campo viene comunque presidiata da una mezzala, grazie alle rotazioni dei centrocampisti e a una coppia in mediana: per questo gli accoppiamenti non dovrebbero cambiare granché. Il Venezia, assicura, si è preparato a ogni scenario.

IDENTITÀ E NUMERI - Per affrontare la Dea, il Venezia non snaturerà se stesso: «Con la nostra idea e la nostra identità». Il nodo, semmai, sta negli episodi da limare in entrambe le aree, e l'allenatore lo ammette senza giri di parole: «Si lavora per migliorare i numeri, i quali sono fondamentali». A fare da riferimento resta la gara con la Lazio: «Credo che la fotografia della squadra sia la prestazione che ha fatto con la Lazio». Soddisfatto delle prestazioni, Stroppa non nasconde però l'amarezza condivisa con i giocatori per una classifica avara, e fissa la priorità: «Ora è chiaro che dobbiamo fare punti».

LA PANCHINA E LA FIDUCIA - Inevitabile il passaggio sui giorni di riflessione che la società si sarebbe presa dopo la sconfitta con la Lazio. Stroppa smorza il caso: «Io l'ho letto sui giornali. Credo che, da parte della società, non sia mai mancata la fiducia». Un sostegno che dice di avvertire quotidianamente dalla squadra, dal club e da Antonelli, oltre che dai tifosi incontrati per strada: «La fiducia che sento qua è impagabile». E la conclusione suona come una dichiarazione d'intenti: «Mi tengo questo e vado avanti per la mia strada».

BELLA-KOTCHAP, BUSIO E MAZZOCCHI - Non tutti, però, sono pronti. Per Armel Bella-Kotchap servirà ancora un po' di tempo, così come per Gianluca Busio, e il loro reinserimento passerà dalla condizione: «La formazione me la fa fare, a parte le scelte tecniche o tattiche, la condizione di forma dei ragazzi». Discorso simile per Mazzocchi, utilizzabile indifferentemente a destra o a sinistra, ma frenato da un fastidio che lo tiene ancora indietro per lunedì: «Ha una voglia matta di poter giocare». Tornano invece a disposizione Ridgeciano Haps, che ha finalmente lavorato con continuità in settimana, e cresce Sohm, che nel nuovo ruolo sembra aver trovato una collocazione ideale, come accaduto a Busio la scorsa stagione.

ADORANTE - Note confortanti anche dal percorso di Andrea Adorante, che ha ripreso a toccare il pallone dopo l'intervento chirurgico. Il cambiamento, rispetto ai mesi in cui giocava sofferente, è evidente agli occhi del suo allenatore: «Sembra un altro giocatore». La strada della riabilitazione è ancora da completare, ma l'operazione sembra aver risolto i problemi che lo condizionavano.

IL NODO RIGORI - Chiusura, con un sorriso, sui tiratori dal dischetto. La gerarchia avrebbe previsto Busio, seguito da John Yeboah e Akor Adams; con il primo ancora ai box, la scelta sarà fatta in campo o poco prima del fischio d'inizio, anche alla luce dell'errore contro la Lazio e del rigore trasformato da Yeboah in nazionale. Più del penalty fallito, a Stroppa preme sottolineare la reazione: «La squadra non ha perso identità».

Un Venezia ritrovato negli uomini e convinto nelle idee: a Bergamo servirà la prova che tramuti la fiducia in classifica.

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Sezione: L'avversario / Data: Dom 11 ottobre 2026 alle 01:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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