Ci sono giocatori che vanno capiti prima ancora che allenati, e Charles De Ketelaere appartiene a questa categoria da quando è nato calciatore. Non è questione di moduli sulla lavagna: è questione di metterlo nel punto esatto del campo in cui la sua testa si libera. Bergamo lo sa bene, perché qui il belga ha trovato il suo posto nel mondo dopo gli anni grigi milanesi, e qui lo si aspetta adesso con la pazienza che si riserva ai beni primari. Perché questo è De Ketelaere per l'Atalanta: un bene primario, dal valore non discutibile. Solo che la versione vista prima della sosta era la fotocopia sbiadita dell'originale, e Maurizio Sarri — che lunedì contro il Venezia ha una partita da vincere, non da interpretare — ci sta ragionando sopra con un'idea che respira da tempo: il 4-2-3-1 dal primo minuto.

I numeri del paradosso: zero col club, cinque col Belgio

I numeri del paradosso sono lì, e fanno un certo effetto messi in fila: l'ultimo gol di Charles con il club risale al 10 gennaio scorso — lunedì saranno trascorsi 275 giorni, un'enormità per uno dei riferimenti offensivi della squadra —, mentre con il Belgio ne ha segnati cinque da marzo in poi, tra amichevoli e Mondiale. E anche in questa sosta, senza segnare, ha confezionato due assist contro Italia e Turchia da centravanti, titolare tre volte su quattro, mostrando una brillantezza che a Bergamo ancora non si è rivista. Dice: eh, ma allora il problema è l'Atalanta. No: il problema, semmai, è la mattonella. Da ala destra nel 4-3-3 il belga non si è mai trovato davvero, tra un rientro ritardato dal Mondiale, un guaio fisico che ne ha frenato l'inserimento e compiti di copertura che gli spengono la fantasia come un interruttore. La nazionale, piazzandolo vicino alla porta, ha semplicemente riacceso la luce.

Sottopunta dietro Scamacca, con licenza di scambiarsi

Del resto lo ha detto lui stesso dopo la gara con gli Azzurri: «Mi sento molto bene da centravanti, posso girare da tutti i lati». Parole già pronunciate durante il Mondiale e pure prima, che a Zingonia non sono cadute nel vuoto. Il nodo è che il ruolo di centravanti, nell'Atalanta, è affollato come un ascensore all'ora di pranzo: tra Gianluca Scamacca — favorito per lunedì — e Nikola Krstović, metterne uno in panchina è già un sacrificio, figurarsi due. Ed ecco la sintesi a cui sta lavorando Sarri: De Ketelaere accentrato da sottopunta, alle spalle del nove, con licenza di scambiarsi con Scamacca per far perdere le tracce agli avversari. Più vicino all'area, meno pensieri, meno cerebrale e più veloce. Non è automatico che aumentando gli uomini offensivi si arrivi più facilmente alla porta, sia chiaro: ma la Dea vista prima della sosta sembrava bisognosa proprio di una spinta filosofica, di una leggerezza mentale che il cambio d'abito può aiutare a ritrovare.

Il calendario, stavolta, dà una mano: si gioca lunedì, e quel giorno in più servirà a Sarri per mettere un punto ai pensieri. Noi una cosa l'abbiamo imparata in questi anni: quando Charles sta bene, l'Atalanta cambia categoria. Rimetterlo al centro — del campo e del progetto — non è un azzardo tattico, è buon senso applicato al talento.

La mattonella giusta esiste. Lunedì si scopre se è quella.

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Sezione: Primo Piano / Data: Sab 10 ottobre 2026 alle 08:45
Autore: Lorenzo Casalino / Twitter: @lorenzocasalino
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