Caldara e de Roon, due modi opposti di affrontare il momento in cui la carriera chiede di ridimensionarsi. Intervistato da L'Eco di Bergamo, Mattia Caldara, che ha lasciato il calcio giocato da circa un anno, ha messo a confronto la partenza dell'ex compagno con la decisione che lui stesso prese a suo tempo, prima di raccontare come stia costruendo il proprio futuro.

IL CASO DE ROON - Sull'addio di Marten de Roon il bergamasco non gira attorno alla questione: «Al suo posto io sarei rimasto all'Atalanta». Il ruolo che avrebbe scelto è quello del veterano che si mette a disposizione, «facendo la chioccia, anche a costo di giocare meno». Una presa di posizione netta, che però non diventa un processo: «Non mi aspettavo questa scelta di Marten», ammette, lasciando aperta la possibilità che dietro ci sia qualcosa di cui non è al corrente.

LA FRETTA DI DECIDERE - Il punto che Caldara sottolinea è soprattutto il tempo. L'olandese, nella sua lettura, avrebbe deciso troppo in fretta, forse sull'onda della delusione di sentirsi accantonato. Se avesse lasciato passare qualche giorno, è convinto, la scelta sarebbe stata diversa: bastava, dice, una settimana in più per cambiare l'esito. Un'analisi che pesa, perché arriva da chi conosce dall'interno lo spogliatoio e le sue dinamiche.

LA LIBERAZIONE DI VENEZIA - Il confronto con la propria esperienza è inevitabile, alla vigilia della sfida contro la sua ex squadra. Anche lui avrebbe voluto restare a Bergamo, racconta, ma il fisico non gli permetteva di sentirsi all'altezza, e così «ho optato per un passo indietro e un cambio di mentalità», scegliendo di giocare per la salvezza. Quell'annata in laguna, nonostante la retrocessione, la ricorda come una rinascita: «fu una liberazione», la prima stagione dopo gli infortuni trascorsa a lungo senza dolori alle ginocchia. Una lezione sui propri limiti che, implicitamente, è anche il consiglio che avrebbe dato all'ex capitano.

IL DOPO - Il presente è fatto di campi più piccoli e di bambini da far crescere. «mi piace allenare i bambini», spiega, annunciando l'esame per il patentino Uefa B a fine mese e indicando il vivaio come orizzonte più probabile. Nel primo anno da ex ha provato anche il ruolo di commentatore, un'esperienza che non avrebbe mai immaginato e che rientra in una filosofia precisa: «mi piace mettermi alla prova e reinventarmi». Non nasconde la fatica del distacco, «All'inizio ho sofferto a lasciare il calcio», ma racconta di essersi ritrovato nelle piccole cose e nel tempo in più con la famiglia.

IL RITORNO ALLO STADIO - Anche il rapporto con lo stadio, un tempo doloroso, si è ricomposto: l'ultima volta era in tribuna per la chiusura della scorsa stagione contro il Bologna, e assicura che «è passato il tempo in cui mi faceva male andarci». Tornerà presto, promette, anche perché a casa c'è chi non gli dà tregua: «mio figlio insiste».

Da una parte il passo indietro accettato, dall'altra un addio consumato in fretta: nelle parole di Caldara la vicenda de Roon diventa una riflessione su come si esce di scena, e su come si ricomincia.

© Riproduzione Riservata

Sezione: Primo Piano / Data: Sab 10 ottobre 2026 alle 07:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture