«Quando giocavi a Lecce avevi gli occhi della tigre, eri feroce! E all’Atalanta lavoreremo per farteli tornare. Gli occhi della tigre, amico!». Il parallelo cinematografico è servito da TMW: Raffaele Palladino con Nikola Krstovic è stato come Apollo Creed per Rocky Balboa nel terzo capitolo della saga. In un contesto dove l'asticella si alza e l'obiettivo è diventare grandi, non basta la tecnica: serve quello sguardo feroce, quella capacità di non abbassare la testa nei momenti di difficoltà.

MENTALITÀ DA GRANDE - L'impatto di Krstovic con il mondo Atalanta non è stato semplice. Le difficoltà riscontrate, però, non erano tanto di natura tecnica (anche se la freddezza sotto porta è un fondamentale in costante lavorazione), quanto mentale. La capacità di non abbattersi al primo errore è la chiave per chi veste una maglia con ambizioni pesanti. Su questo tasto ha battuto il tecnico: mantenere la grinta che lo ha portato in Serie A, affinandola per i palcoscenici d'élite.

I FRUTTI DEL LAVORO - La terapia sta funzionando e le reazioni sono state graduali ma costanti. I segnali sono arrivati uno dopo l'altro: l'avvio dell'azione del 2-1 contro il Chelsea, la sostanza messa in campo contro la Roma (sfiorando il gol), la doppietta liberatoria contro il Bologna. E ancora: l'errore clamoroso col Toro seguito però da una prestazione da leone per restare in partita, fino alla rete decisiva di venerdì a Pisa. Il centravanti dell'Est, che sogna un percorso alla Igor Budan, si sta "sgrezzando". Come dice Palladino: «Le reti sono solo la conseguenza di un giocatore che dà tutto».

MISSIONE CHAMPIONS - Adesso arriva l'esame più bello. Contro l'Athletic Bilbao, Krstovic cerca lo sblocco definitivo anche in Champions League. Servono gli occhi della tigre in mezzo alla mischia dell'area di rigore per dimostrare, ancora una volta, di essere all'altezza di una grande realtà chiamata Atalanta.

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Sezione: Primo Piano / Data: Mer 21 gennaio 2026 alle 13:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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