Sembrava destinato alla Roma, poi le voci sul ritorno a Napoli, infine il blitz decisivo dell'Atalanta. Alla fine di questa giostra di mercato, l'impressione netta è che sia stato proprio Giacomo Raspadori ad avere l'ultima parola, guidato da una maturità rara: un occhio al contratto e l'altro, ben più attento, alle prospettive di carriera e al colore azzurro della Nazionale. Da quella che è parsa la trattativa più intricata della sessione invernale, il vero vincitore — oltre alla Dea — è Rino Gattuso. Il Commissario Tecnico può sorridere, perché peggio dell'esperienza all'Atletico Madrid non poteva andare.
FUGA DALLA PANCHINA - I numeri dell'avventura spagnola sono impietosi e certificano l'urgenza di questo ritorno. Sotto la gestione Simeone, "Jack" ha racimolato la miseria di circa 330 minuti in cinque mesi. Quindici presenze frammentate, comparse fugaci, con una sola partita intera disputata in Copa del Rey contro il modesto Atletico Baleares. Appena quattro volte titolare in tutto. Certo, per dedizione e caratteristiche non avrebbe perso il posto nelle convocazioni dell'Italia, ma a marzo ci saremmo ritrovati tra le mani un giocatore scarico, forse depresso. Invece, oggi Raspadori diventa il simbolo dei «cervelli ritornati» del nostro calcio: un patrimonio che rientra alla base per fare la differenza.
ITALIA, IL SUO VERO CLUB - Nello scacchiere di Gattuso - spiega La Gazzetta dello Sport - , che ha trovato la sua solidità nel doppio nove fisico composto da Kean e Retegui, Raspadori potrebbe non partire titolare. Ma questo non lo esclude dai giochi, tutt'altro. Promosso a sorpresa da Mancini prima di Euro 2021, a 25 anni è già un veterano con 45 presenze e 11 gol. La maglia azzurra è stata finora la sua vera seconda pelle, l'unico contesto dove non ha mai fallito e dove spesso ha offerto prestazioni superiori a quelle nei club. Ora, con Esposito e Scamacca a completare la lista d'attesa, Raspadori rappresenta l'alternativa di lusso, il grimaldello tattico indispensabile.
SOLUZIONI TATTICHE E REUNION - L'approdo a Bergamo offre due vie maestre, benedette sia da Palladino che dal CT. La prima è l'opzione classica: seconda punta rapida che orbita attorno al centravanti fisico. Qui si accende la fantasia dei tifosi orobici, perché si ricompone l'intesa telepatica con Gianluca Scamacca, già ammirata a Sassuolo e in Under 21. L'altra strada porta alla trequarti: nel 3-4-2-1 di Palladino può agire sul centro-sinistra, o addirittura allargarsi in fascia in un ipotetico 4-2-4 azzurro, come già visto nella vittoria in Estonia con una linea super-offensiva. Raspadori non teme nuove collocazioni: è un jolly che sa interpretare lo spartito ovunque venga messo.
CINQUE NUMERI 9 - L'Atalanta consegna alla Serie A e alla Nazionale un giocatore recuperato, arricchendo un reparto offensivo italiano che non vedeva tanta abbondanza dal 2006. Se un tempo si piangeva miseria, oggi l'Italia può competere per varietà con le superpotenze mondiali. Abbiamo il bomber d'area (Retegui), l'attaccante di profondità (Kean), il 9 di manovra (Scamacca), la punta universale (Esposito) e infine lui, Raspadori, il 9 alla Paolo Rossi che sa fare tutto: seconda punta, trequartista, rifinitore. In attesa che Lucca si ritrovi e Camarda cresca, avere queste cinque "bocche da fuoco" è un lusso. E in un calcio dove le partite si vincono in sedici, l'acquisto dell'Atalanta è un colpo che guarda dritto verso l'America.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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