Raffaele Palladino si presenta in sala stampa con l'orgoglio di chi ha appena firmato una delle pagine più gloriose della storia dell'Atalanta. Il clamoroso 4-1 inflitto al Borussia Dortmund cancella il doppio svantaggio dell'andata e proietta la Dea direttamente agli ottavi di finale di Champions League. L'allenatore esalta l'abnegazione, il coraggio e l'intelligenza tattica dei suoi giocatori, ringrazia la società e il catino ribollente di Bergamo, per poi lanciare un forte messaggio in difesa del movimento calcistico italiano e della necessità di rivedere l'ingerenza del VAR. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Mister, è stata una serata pazzesca, forse una delle più belle degli ultimi anni. Quanto ci ha creduto e che soddisfazione rappresenta per lei?
«È una serata che resterà nella storia del calcio italiano e che rimarrà indelebile nel cuore di tutti i tifosi. Voglio ringraziare uno a uno tutti i miei calciatori, sia chi è sceso in campo, sia chi è subentrato o è rimasto fuori a sostenere i compagni. Un grazie immenso va al mio staff, perché dietro a queste vittorie c'è un lavoro enorme e la partita è stata preparata in maniera perfetta. Ringrazio la società, Antonio Percassi, Luca Percassi e Tony D'Amico, per la costante vicinanza. E infine un grazie speciale ai ventitremila tifosi presenti: lo stadio era una bolgia fantastica, hanno risposto persino oltre le mie aspettative. La città di Bergamo merita questa enorme soddisfazione»
Complimenti innanzitutto. Per compiere un'impresa del genere servivano grandi attributi. Non era facile rimontare un doppio svantaggio.
«Sì, ci volevano attributi e non era affatto semplice rimontare due reti. I ragazzi hanno mostrato un coraggio e uno spirito incredibili, ci credevano fin dai giorni scorsi. Hanno svolto una preparazione alla partita letteralmente perfetta, studiando con attenzione maniacale i difetti degli avversari. Sapevamo di aver commesso degli errori all'andata, ma questa volta abbiamo lavorato sui loro punti deboli, sfruttando la loro linea alta con gli attacchi alla profondità e i cambi di gioco. È stata una partita di continui duelli difensivi e ritengo che la squadra abbia rasentato la perfezione sotto ogni punto di vista. Il merito di questa soddisfazione è interamente loro»
Oggi Mario Pasalic è diventato il terzo atalantino più presente nella storia del club. Qual è la lezione più bella che ha dato in questa stagione, considerando la sua immensa dedizione?
«La cosa più bella che ha fatto Mario è stata saper aspettare. Lo ha fatto da grande uomo e da grande professionista. Nonostante abbia subìto una grave perdita personale quest'anno, ha atteso il suo momento con una dedizione esemplare. È sempre il primo a incitare i compagni e ad andare forte in allenamento, anche il giorno dopo una partita in cui non è stato impiegato. Ha saputo aspettare, esattamente come hanno fatto giocatori come Samardzic o Krstovic. Questa è una squadra costruita su grandissimi valori umani, e sono proprio questi valori a portare a simili risultati. A fine gara li ho ringraziati, dicendo loro che questa è stata probabilmente la partita più bella della mia intera carriera da allenatore»
In conferenza aveva sottolineato come il calcio italiano venga spesso sottovalutato. Che messaggio lancia questa serata a tutto il movimento?
«Il messaggio è che dobbiamo proteggere, tutelare e difendere il nostro calcio. A volte sembra quasi che non si veda l'ora che le italiane vadano male per poterle criticare. Io, invece, credo fermamente che ci siano valori importanti e squadre che propongono un ottimo calcio con idee chiare. L'Atalanta è una società che lavora alla grande e dovrebbe essere presa ad esempio, perché c'è un mix perfetto di giovani di talento e giocatori esperti. Oggi abbiamo dimostrato a chi non credeva in noi che siamo una squadra fortissima, e lo abbiamo fatto portando sempre il massimo rispetto per i nostri avversari»
A proposito del terzo gol, è sembrato l'emblema di un mix perfetto tra la vecchia guardia e i nuovi innesti. Ha delle preferenze tra Arsenal o Bayern Monaco per il prossimo turno?
«Io non credo che esista una divisione tra vecchia e nuova guardia. Vedo piuttosto un mix perfetto di giocatori, scelti dalla società e dal direttore con estrema accuratezza e attenzione ai dettagli. Anche le scelte fatte sul mercato di gennaio si sono rivelate azzeccatissime. Abbiamo a disposizione un gruppo fantastico in cui chiunque scende in campo crede in quello che fa e si sacrifica per il compagno. Per raggiungere imprese storiche come questa serve proprio questo spirito. I ragazzi se lo meritano, perché affrontavamo una squadra di altissimo livello e lo abbiamo fatto con coraggio, accettando i duelli uomo contro uomo e giocando in modo tecnicamente impeccabile»
L'Atalanta è la sesta squadra nella storia della Champions a ribaltare un 2-0. Che commento fa sul rigore di Samardzic? E cosa pensa dell'idea, sempre più discussa, di introdurre il VAR a chiamata?
«Sul rigore ho rischiato l'infarto vedendo la palla sbattere sotto la traversa! Ma ero sicuro che avrebbe segnato, mi ero già abbracciato con Zalewski. Lazar era il nostro terzo rigorista oggi e ha una qualità balistica enorme. Avevo letto la statistica sulle rimonte e l'avevo riportata alla squadra: i sogni sono fatti per essere vissuti e stasera lo abbiamo realizzato. Per quanto riguarda il VAR a chiamata, non saprei giudicare questa specifica proposta. Dico solo che, a mio avviso, in Italia si fa un uso eccessivo della tecnologia. Mi piacerebbe che il VAR venisse chiamato meno e che fosse utilizzato esclusivamente per gli errori oggettivi, come era nello spirito iniziale. Oggi le partite vengono interrotte troppo spesso, persino rispetto a quanto accade all'estero. Sinceramente non mi diverto e a volte non capisco nemmeno le decisioni prese».
Non per smorzare l'entusiasmo, ma come si fa a resettare la testa e pensare al campionato, con l'impegno contro il Sassuolo alle porte?
«È proprio questa la sfida più complicata. Dobbiamo cavalcare l'entusiasmo di questa notte indimenticabile, ma restando saldamente con i piedi per terra. La Champions ti regala emozioni ed energie pazzesche, ma tra quattro giorni si torna in campo e il campionato per noi è un obiettivo fondamentale. Il Sassuolo è una squadra in grande salute, reduce da numerosi risultati utili consecutivi. Toccherà a me fare in modo che la squadra faccia subito il "click" mentale per rientrare con l'approccio e la mentalità giusti».
Oltre al piano gara evidente, ci spiega come ha preparato individualmente la partita di Hien, che è stato strepitoso nell'annullare un centravanti pericoloso come Guirassy?
«Noi lavoriamo costantemente per limitare le qualità degli avversari, studiandoli anche attraverso clip video individuali. Insieme al mio staff prepariamo sessioni specifiche per i singoli, perché il calcio è uno sport di squadra, ma nei duelli l'uno contro uno serve un lavoro mirato. Isak Hien è stato perfetto contro Guirassy, che all'andata ci aveva creato non pochi problemi. All'andata aveva fatto bene anche Djimsiti, ma oggi ho scelto Hien per le sue caratteristiche e ha disputato una gara clamorosa. I complimenti però vanno estesi a tutti: Scamacca ha pressato il portiere in maniera eccellente fungendo da difensore aggiunto, e centrocampisti come De Roon e Pasalic sono stati encomiabili nel seguire gli inserimenti. Sapevamo che loro giocano con la linea difensiva molto alta, così li abbiamo colpiti attaccando la profondità e usando continui cambi di gioco. I ragazzi hanno eseguito il piano alla perfezione»
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Autore: Daniele Luongo
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