Non è stata una vittoria elegante, ma feroce. A Marsiglia, l’Atalanta non ha avuto il profilo snello del levriero, bensì quello tozzo e ostinato del bulldog. Ha ringhiato, ha stretto i denti e ha vinto là dove servivano più carattere che finezza. Una notte di nervi e respiro corto, dentro il catino ribollente del Vélodrome, davanti a 65 mila spettatori e 453 tifosi bergamaschi che, per un attimo, hanno trattenuto il fiato: sul rigore fallito da De Ketelaere, sul gol annullato a Lookman, sul lungo check del Var prima di convalidare il capolavoro di Samardzic. Tutto o niente, in un attimo. E stavolta è stato tutto.
DAL CAOS ALLA SVOLTA – La serata di Marsiglia è stata la svolta di una stagione che, fino a pochi giorni fa, sembrava impantanata nel dubbio - analizza Piero Vailati su L'Eco di Bergamo -. Quattro giorni prima, a Udine, la Dea aveva toccato il fondo: lenta, spenta, irriconoscibile. Stavolta, invece, ha saputo restare in partita per cento minuti – tra i più intensi dell’anno – alternando compattezza, sacrificio e sprazzi di gioco vero. Juric ha chiesto una prova di maturità, e i suoi gliel’hanno data, mettendo il cuore dove non arrivava il fiato.
LA DIFESA COME CERTEZZA – Davanti a un Carnesecchi monumentale, l’Atalanta ha ritrovato la sua solidità. Djimsiti ha guidato la retroguardia con l’esperienza del veterano, Ahanor – 17 anni appena – ha annullato uno scatenato Greenwood, seguendolo ovunque e imparando che la Champions è una scuola di resistenza. Ai fianchi, Bellanova e Zappacosta hanno corso fino allo sfinimento, mentre Ederson è tornato a essere quello dei giorni migliori: onnipresente, lucido, pronto ad aiutare dietro e a spingere davanti. La Dea non ha solo difeso bene: ha difeso con la fame di chi non accetta un altro passo falso.
KRSTOVIC E LA LEZIONE DEL GOL – In avanti, Krstovic ha mostrato progressi nel lavoro sporco, guadagnandosi il rigore che poteva cambiare la storia della partita. Ma per un centravanti, il giudizio non può fermarsi lì. Al 35’ ha sprecato una chance colossale, e in Champions errori simili costano caro. Anche l’offside che ha vanificato la rete di Lookman porta la sua firma. Il montenegrino ha forza e presenza, ma deve imparare i tempi e le astuzie di chi il gol lo sente prima che arrivi. È un percorso di crescita, da Lecce all’Europa, e si vede tutto.
LOOKMAN E L’EQUILIBRIO FRAGILE – Accanto a lui, Lookman ha ricordato a tutti perché è stato il miglior giocatore della scorsa stagione. Il suo assist per Krstovic e il guizzo nel gol annullato sono lampi di talento puro. Ma quando Juric lo ha richiamato in panchina per inserire Musah, il nigeriano non l’ha presa bene. Tra i due c’è stato un battibecco, immortalato dalle telecamere, con il tecnico che lo ha strattonato mentre usciva. È un episodio che non rovina la serata ma che racconta quanto il filo tra l’allenatore e il giocatore sia sottile. Lookman sta lavorando per riconquistare fiducia, e la società dovrà proteggere questo equilibrio fragile fino a gennaio, tra Coppa d’Africa e voci di mercato.
IL LAMPO DI SAMARDZIC – A risolvere tutto, come spesso accade nei destini incerti, è arrivato un lampo. Lazar Samardzic, il talento che in campionato non trova spazio e in Europa decide le partite, ha liberato un sinistro d’artista al 90’: traiettoria perfetta, Rulli immobile, il Vélodrome ammutolito. Una prodezza che vale più di tre punti: vale una scossa emotiva, un segnale di continuità e la consapevolezza che la Dea può ancora incidere, anche quando tira meno (8 conclusioni contro 15 dei francesi).
JURIC E LA RISPOSTA DEL GRUPPO – Dopo le nubi di Udine, la notte di Marsiglia ha spazzato via le incertezze. Juric ha ritrovato la squadra, e la squadra ha ritrovato lui. L’Atalanta è ora 16ª nella classifica generale della Champions, quattro posizioni sopra la soglia dei playoff. Una posizione che certifica il cammino ma non basta ancora: servirà continuità, la parola che finora è mancata.
Da bulldog, non da levriero, l’Atalanta ha morso la partita più complicata della stagione. Ha vinto soffrendo, ha resistito respirando a fatica, ma ha ritrovato il suo spirito. Ora il compito è non sprecarlo. Domenica contro il Sassuolo servirà la stessa fame, lo stesso coraggio. Perché la Dea, stavolta, sembra aver davvero ricominciato a respirare.
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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