C'è un momento, nel calcio, in cui lo stadio smette di essere un contenitore e diventa qualcosa di più: un personaggio. È quello che è successo al Massimino nel ritorno dei quarti di finale playoff di Serie C tra Catania e Lecco, dove ventimila tifosi etnei hanno trasformato una partita complicatissima in un'impresa emotiva destinata a restare nella memoria. Il 3-3 finale non racconta tutto: racconta solo i numeri. La sostanza è che Mimmo Toscano porta il Catania in semifinale, dove ad attendere i siciliani ci sarà l'Ascoli, nell'altra semifinale del tabellone che vede la Salernitana opposta all'Union Brescia.
UN'ANDATA CHE NON DICEVA NULLA - Il doppio confronto era partito da uno 0-0 dell'andata che lasciava tutto aperto. Il pareggio a reti bianche nel match di andata tra Lecco e Catania aveva già lasciato intuire una sfida tiratissima, tutta da vivere al ritorno: nessuna delle due aveva osato di più, nessuna delle due si era risparmiata. Il ritorno al Massimino ha confermato che il pronostico, semplicemente, non esisteva.
IL PRIMO TEMPO PIROTECNICO - La partita di ritorno è stata un condensato di emozioni dal primo minuto. Il Catania ha preso subito il comando con il gol di Donnarumma, servito da un cross dalla destra di Casasola. Sembrava la mossa giusta per spezzare l'equilibrio, ma il Lecco ha risposto con una lucidità sorprendente: prima il pareggio di Urso, abile a infilarsi in corridoio superando Pieraccini e lo stesso Donnarumma, poi il ribaltone con il rigore di Sipos, concesso per una spinta in area di Miceli su Battistini. Per sei lunghissimi minuti il Catania era fuori dal torneo, con il Lecco avanti e il Massimino ammutolito. Poi è arrivato l'autogol di Marrone, pressato da Ierardi sull'angolo di Cicerelli: 2-2, partita riaperta, stadio di nuovo in delirio.
IERARDI E IL GOL DELLA SEMIFINALE - Nel secondo tempo il Catania ha trovato la forza di spingere ancora. L'uomo della serata è stato proprio Ierardi, il migliore in campo per continuità: difensore, incursore, trascinatore. Il suo 3-2 — diagonale preciso dopo uno scambio in area con Forte — ha fatto esplodere il Massimino con un'esultanza prolungata, comprensibilmente viscerale. Un gol che sembrava chiudere i conti. E invece no: Duca ha accorciato con un rasoterra nel finale, rimettendo tutto in discussione e regalando ai minuti di recupero un'intensità rara. La bagarre finale — spinte, recuperi, contropiedi — ha reso il risultato definitivo del 3-3 ancora più drammatico di quanto il tabellino lasci immaginare.
CICERELLI, IERARDI E IL SISTEMA LECCO - Al di là del risultato, la partita ha offerto spunti tattici interessanti. Il Lecco di Zanellato e Mallamo — coppia di mediani schierata per compattare il centrocampo — ha costruito la riscossa con ordine e determinazione, dimostrando che il doppio mediano funziona anche quando si è costretti a inseguire. Dall'altra parte, Emanuele Cicerelli ha creato affanno costante nella fase di non possesso lombarda con i suoi strappi sulla fascia, mentre Ierardi ha dominato in entrambe le fasi, propiziando due reti con le sue proiezioni offensive: una con deviazione, l'altra con il diagonale del 3-2. E Bruzzaniti, servito in contropiede da Raimo, ha avuto tra i piedi il gol del potenziale 4-2 senza trovarlo: un episodio che avrebbe chiuso anzitempo ogni discorso.
L'EFFETTO MASSIMINO - Ma il protagonista vero della serata è stato lo stadio. Catania e Ascoli erano tra le squadre attese sin dalla fase a gironi come protagoniste dei playoff: la tifoseria siciliana non ha tradito le aspettative. Ventimila persone che spingono creano una pressione fisica, non solo emotiva, sulla squadra avversaria. Il Lecco è uscito con onore, ma è uscito anche perché il Massimino non ha lasciato respirare nessuno. La festa finale, con i settori dello stadio che hanno ricreato un'atmosfera da Serie A d'altri tempi, è stata il sigillo su una serata che Catania non dimenticherà presto.
Ora viene il bello: l'Ascoli aspetta, la semifinale è lì. E il Massimino è già pronto a fare la sua parte.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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