Il calcio italiano piange l'ennesima vittima illustre di un sistema sempre più spietato con chi smarrisce la bussola finanziaria e programmatica. L'epilogo più drammatico e crudele si è materializzato nelle scorse ore a Terni, dove la gloriosa Ternana è ufficialmente scivolata nell'inferno dei Dilettanti. Consumando il terzo amaro fallimento della sua tormentata storia, la società rossoverde abbandona i palcoscenici professionistici proprio nella stagione in cui avrebbe dovuto celebrare il prestigioso e storico traguardo del centenario.

LA FUGA DEL SOCIO MISTERIOSO - Il disperato tentativo di salvataggio in extremis si è infranto contro il muro dell'incertezza a un passo dal traguardo. La cordata che lunedì sembrava aver trovato la quadratura del cerchio per presentare un'offerta telematica vincolante al Ministero della Giustizia, acquisendo così il ramo sportivo del club, si è improvvisamente liquefatta. A far saltare definitivamente il banco è stata la clamorosa defezione di un terzo imprenditore dell'hinterland romano, il cui ingresso era ritenuto vitale per affiancare Fabio Splendori e Massimo Sarandrea. Questo provvidenziale cavaliere bianco si è semplicemente volatilizzato nel nulla, rendendosi irreperibile e facendo mancare le garanzie necessarie allo scoccare del mezzogiorno.

LA RESA E I COSTI INSOSTENIBILI - A spiegare i desolanti contorni della ritirata è stato lo stesso Sarandrea, che ha motivato il passo indietro con grande franchezza e un pizzico di inevitabile amarezza: «Avrebbe dovuto rispondere ad una e-mail dopo aver dato l’altra sera la sua disponibilità ma oggi è risultato irreperibile. È quindi venuta meno una condizione fondamentale che sommata alle valutazioni sugli alti costi dell’operazione tra debiti pregressi e spese vincolanti per la prossima stagione ci ha indotto a fare un passo indietro. Anche per rispetto di tutti quelli che hanno operato affinché la Ternana potesse salvarsi, dei calciatori che hanno mostrato enorme disponibilità. Per rispetto di una città».

LA SENTENZA DEL SINDACO E L'INCUDINE DELLA FIGC - – come riporta gazzetta.it – a mettere la pietra tombale sulle ridotte speranze umbre è intervenuto anche il primo cittadino della città, Stefano Bandecchi. Attraverso una nota ufficiale diramata sul portale istituzionale del Comune, il sindaco ha certificato l'assenza di offerte pervenute, delineando un quadro clinico irrecuperabile: «L’insicurezza dovuta alla gestione dei debiti, aggiunta all’interlocuzione avuta con la Figc per oltre dieci punti di penalizzazione dai quali la Ternana non sarebbe stata esonerata, non rendono possibile nessun salvataggio nell’attuale categoria». Un fardello giudiziario ed economico che ha spento le luci su trent'anni ininterrotti di calcio professionistico.

Assistere al collasso di piazze storiche e passionali a causa di gravi dissesti gestionali è una ferita aperta per tutto il nostro movimento calcistico. La dolorosa caduta della compagine umbra rappresenta il monito definitivo: la storia e il blasone, senza una solidità finanziaria reale, non bastano più a salvare nessuno dal precipizio.

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Sezione: Serie C / Data: Mar 12 maggio 2026 alle 16:17
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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