La notte della Scala del Calcio restituisce all'Atalanta il sapore inebriante dell'impresa e a Raffaele Palladino la legittimazione definitiva del suo encomiabile lavoro. Sbancare San Siro, dominando il Milan per oltre settanta minuti, non è un semplice acuto statistico, ma la sublimazione di un percorso nato tra le ceneri di un inizio di stagione da incubo e fiorito fino a blindare il settimo posto. In sala stampa, il tecnico campano indossa i panni del condottiero fiero e misurato, allontanando le ombre di un futuro ancora da scrivere per godersi appieno la solidità del presente. Dalla metamorfosi tattica che ha inaridito le fonti di gioco rossonere, all'esaltazione di un Raspadori tirato a lucido, fino all'inevitabile sofferenza nei minuti di recupero: le parole dell'allenatore in conferenza stampa tracciano il bilancio di una gestione che non ammette rimpianti e che lancia un messaggio umano e professionale inequivocabile ai vertici societari. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Mister, questa è la prima vittoria stagionale contro una delle prime sei forze del campionato. Un dato che conferma le indubbie qualità della rosa, ma che alimenta anche il rammarico per i punti smarriti per strada contro compagini di levatura inferiore. È proprio la continuità l'ultimo tassello mancante per compiere il salto definitivo?
«I valori, sia sotto il profilo squisitamente tecnico che su quello umano, sono di altissimo spessore all'interno di questo spogliatoio. Stasera i ragazzi hanno fornito una risposta corale e di gruppo, il che non era affatto scontato in un catino come San Siro e contro un Milan assetato di punti. Avremmo potuto incorniciare una prestazione perfetta per tutti i novanta minuti, e il merito di questo dominio è esclusivamente loro. Li ho ringraziati nel segreto dello spogliatoio e lo faccio ora pubblicamente, perché mi hanno regalato una soddisfazione enorme. È vero, esiste il rammarico per aver lasciato qualche punto di troppo contro squadre di medio-bassa classifica; fa parte delle dinamiche di un campionato estremamente equilibrato. Tuttavia, guai a dimenticare da dove siamo partiti: al mio arrivo eravamo tredicesimi. Oggi ci godiamo il settimo posto e la piena competitività per l'Europa, che era esattamente l'obiettivo che mi ero prefissato dal primo giorno in cui ho varcato i cancelli di Zingonia».
Nelle scorse settimane aveva sottolineato un certo appannamento mentale dopo la faticosa rincorsa. Stasera, invece, è parso che il peso psicologico abbia schiacciato un Milan svuotato, mentre l'Atalanta volava letteralmente sulle ali dell'entusiasmo e della leggerezza.
«L'aspetto psicologico è la vera pietra angolare in questo sport. Non mi permetto di giudicare la situazione del Milan, preferisco concentrarmi sui miei giocatori. I ragazzi sono arrivati a questa sfida carichi a molla, smaltendo le scorie di una settimana particolare con l'atteggiamento delle grandi squadre. Sono un gruppo compatto, che rema ferocemente nella stessa direzione. Meritano serate come questa, perché hanno dimostrato un'incredibile capacità di rialzarsi dalle cadute. Oggi abbiamo costruito una mole impressionante di gioco offensivo, concretizzando tanto. Il finale è stato insidioso, abbiamo concesso due reti evitabili riaprendo i giochi, ma, vista l'intensità del match, è stato paradossalmente bello vincere anche soffrendo fino all'ultimo fischio».
Questo intenso scorcio di stagione vissuto sulla panchina nerazzurra cosa le ha lasciato in dote? Qual è l'insegnamento più profondo che ripone nel suo bagaglio professionale e da cui vorrebbe ripartire l'anno venturo?
«Questo è un mestiere meraviglioso che non ammette presunzione: si impara costantemente, ogni singolo giorno, dalle partite e dagli allenamenti. Con questi ragazzi si è creata un'alchimia, una vera e propria magia all'interno dello spogliatoio. C'è un confronto continuo e leale. Ciò che mi porterò sempre dentro è la maestosità della scalata che abbiamo compiuto insieme, mattone dopo mattone. Auspico con tutto me stesso che ci sia l'opportunità di proseguire questo cammino l'anno prossimo, perché questo gruppo mi ha arricchito tantissimo e ha ancora molto da dare».
La differenza sostanziale rispetto alle ultime uscite è stata la ferocia sotto porta nel primo tempo. A questo si aggiunge la prova maiuscola di Raspadori, capace di zittire con una prestazione totale le critiche piovute su di lui recentemente.
«Condivido in pieno la sua analisi. 'Jack' ha disputato una gara formidabile, non solo per la qualità delle giocate offensive, ma per l'abnegazione straordinaria in fase di non possesso. Si è incollato al loro regista, annullandolo, per poi attaccare con i tempi giusti le zone di campo che predilige non appena riconquistavamo palla. Sono felicissimo per la sua rete, che aveva già sfiorato contro il Genoa; è un patrimonio fondamentale per noi. Riguardo al cinismo: contro Juventus, Roma e Genoa avevamo sciorinato ottime prestazioni, mancando però di lucidità nell'ultimo passaggio. Questa settimana abbiamo martellato i giocatori negli allenamenti proprio sull'attacco agli ultimi sedici metri, e la loro spietatezza odierna è il frutto di quel lavoro».
Lei aveva già battuto il Milan ai tempi del Monza, ma stasera l'Atalanta ha palesato un dominio tattico impressionante per oltre settanta minuti. Come si spiega l'improvviso sbandamento finale che ha rischiato di riaprire una contesa di fatto chiusa?
«I ragazzi sono stati degli esecutori impeccabili del piano partita. Sapevamo che il Milan si sarebbe difeso con un 5-3-2 e che avremmo trovato ossigeno sulla trequarti. Abbiamo avuto la saggezza di far girare la palla da destra a sinistra con pazienza, per poi colpire centralmente al momento opportuno. Tutto ha funzionato alla perfezione. Negli ultimi minuti abbiamo peccato di leggerezza: prima abbiamo incassato il 3-1 su palla inattiva, poi non abbiamo speso un fallo tattico fondamentale per fermare una loro ripartenza. Il Milan è letale nelle transizioni e ci ha puniti col 3-2, mettendo tutto in discussione. Ma, ripeto, considerata la settimana ad alta tensione che abbiamo vissuto, una chiusura al cardiopalma era quasi scritta nel destino».
Se il Bologna non farà punti a Napoli, il vostro settimo posto diventerà matematico, trasformandovi in accaniti tifosi dell'Inter in finale di Coppa Italia per blindare l'Europa. A tal proposito, i cori che le ha tributato il settore ospiti a San Siro quanto peseranno sulle decisioni inerenti al suo futuro?
«Io sono e sarò sempre, in primis, il primo tifoso dei miei ragazzi. Sappiamo che le logiche incrociate per l'Europa non dipendono solo da noi, perciò è innegabile che mercoledì sera la nostra simpatia penderà verso l'Inter, perché questa Atalanta merita il palcoscenico continentale. Riguardo ai tifosi: ho sentito i loro cori, li ho ringraziati e mi hanno riempito il cuore. Il mio obiettivo era guadagnarmi l'apprezzamento dei giocatori, della piazza e della società, offrendo tutto me stesso senza risparmiarmi mai. Posso guardarmi allo specchio senza alcun rimpianto. Il mio destino non è nelle mie mani, il mio unico potere è far racimolare alla squadra più punti possibili. Poi, con assoluta serenità, attenderò le legittime decisioni della proprietà».
Con la pacatezza di chi ha svuotato ogni riserva di energie e passione per la causa nerazzurra, Raffaele Palladino chiude la porta della sala stampa di San Siro. Il verdetto sul suo futuro passa ora agli uffici della dirigenza, ma l'impronta lasciata su questa Atalanta, capace di rialzarsi dal fango per sfiorare nuovamente il cielo europeo, è un dato di fatto incontrovertibile e marchiato a fuoco nella memoria della stagione.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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