Sette mesi e mezzo di buio, poi la luce di Francoforte. Sead Kolasinac ha rimesso gli scarpini veri in una gara ufficiale, chiudendo un cerchio doloroso aperto in quella fatal Bologna di metà aprile, quando il ginocchio fece crack e il legamento crociato presentò il conto. Sono passati 227 giorni di attesa silenziosa, lavoro oscuro e riabilitazione, ma al Deutsche Bank Park l'incubo è finito. Il quarto d'ora finale concesso da Palladino non è stato solo una passerella, ma il recupero dell'asset più prezioso per una difesa che ha disperato bisogno di carisma. Il "Generale" è tornato arruolabile e la sua presenza potrebbe essere la chiave di volta per la risalita in campionato.
IL TEST SUPERATO, UN SOLDATO CHE NON SENTE LA FATICA - La risposta più bella è arrivata subito dopo il fischio finale. Alla domanda del mister sulle sue condizioni, la replica è stata secca: «Bene, mister». Nessun timore, nessuna ruggine apparente. Palladino, che lo ha osservato anche svolgere un lavoro integrativo post-partita, non ha nascosto l'entusiasmo: «Sead è un leader di esperienza internazionale indiscutibile. Essendo stato fuori a lungo gli manca ovviamente il ritmo gara, ma stasera sembrava non avesse mai subito alcun infortunio. È un top player in questo, un soldato vero». Parole che sanno di investitura immediata: il bosniaco non è una riserva di lusso, ma il pilastro su cui ricostruire.
I NUMERI NON MENTONO, QUANTO È PESATA LA SUA ASSENZA - C'è un dato statistico che spiega, meglio di mille analisi tattiche, il peso specifico di Kolasinac - rimarca La Gazzetta dello Sport -. Il confronto con la passata stagione è impietoso: un anno fa, con "Kola" a guidare la retroguardia, la Dea volava a 28 punti dopo 13 giornate. Oggi, orfana della sua leadership, la squadra annaspa al 13° posto con appena due vittorie. La flessione che ha portato al cambio in panchina ha radici profonde anche nell'assenza di chi sapeva gestire i momenti difficili della partita. Ritrovarlo significa ritrovare solidità mentale prima ancora che tecnica.
LEADER E CHIOCCIA, ORA AHANOR HA UNA GUIDA - Il rientro del classe '93 arriva con un timing perfetto. Con Scalvini ancora ai box, le rotazioni difensive erano ridotte all'osso. Kolasinac offre a Palladino una doppia opzione tattica (braccetto nei tre o esterno di copertura per bilanciare l'offensività di Zalewski), ma soprattutto diventa la guida necessaria per i giovani. Se Ahanor ha stupito per talento ma ha pagato dazio all'inesperienza in serate complicate come quella di Napoli, ora potrà avere al suo fianco un maestro capace di telecomandarlo in campo. Incarnando quei valori di "coraggio e ambizione" scritti sul foglio dello spogliatoio, Sead è il jolly per dare il via alla rimonta.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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