Le mille e una emozioni del nostro campionato riassunte per voi in piccole pillole di scarsissima saggezza.
Conte ha perso con l’Atalanta e ha detto “loro sono più avanti”. È passato come un giudizio di merito, una carineria, un bel gesto di riconoscenza nei confronti dei suoi avversari. Ci sta, è realmente così. Ma, attenzione, non è “solo” così. Che l’Atalanta sia fortissima è un banale dato di fatto, che il Napoli potesse e dovesse fare di più è altrettanto vero. E non solo nelle prestazioni dei singoli, ma anche a livello di scelte tattiche. Nel corso della sua carriera Conte è stato quasi sempre capace di battere il collega Gasperini proprio sul piano dell’impostazione, questa volta è stato surclassato. E, quindi, sì: l’Atalanta ha fatto un partitone, ma il Napoli è altrettanto forte e lo 0-3 ha motivazioni più profonde di un semplice “loro sono più avanti”.
Ecco, l’Atalanta. La domanda ricorrente è “I bergamaschi sono da scudetto?”. E non significa “vinceranno lo scudetto” ma “possono lottare fino all’ultimo per provare a fare la storia?”. La risposta per il qui presente è assolutamente sì e questo per almeno due motivi. 1) La concorrenza resta “imperfetta”, non esiste lo squadrone schiacciasassi, tutte hanno dei limiti più o meno manifesti. 2) Sembra incredibile ma la Dea non è mai stata così completa a livello di “costruzione” e dispone di rotazioni come nessuna. Tener fuori Retegui (attuale capocannoniere) nel match con il Napoli è un segnale chiarissimo. E devono ancora completare l’inserimento Brescianini, Samardzic, Zaniolo, Bellanova, in più deve rientrare Scalvini… La Dea ha tutto, ora pure l’esperienza.
Tutti commettono errori, nel calcio poi è cosa comune. Ma sbagliare tutto è francamente cosa rara. La proprietà della Roma sta riuscendo in un’impresa rara, rarissima, partita dall’esonero di un tecnico/bandiera dopo solo 4 giornate (e senza un vero motivo), proseguita con la scelta di un tecnico mai veramente protetto e in qualche modo mai accettato dallo spogliatoio, completata dal totale distacco della proprietà, conclusa con questa fase di inutile e controproducente attesa, una specie di “andiamo avanti ancora un po’ e vediamo” che è solo il prolungamento di un’agonia visibile a tutti quanti. In un mondo normale, chi comanda avrebbe già riconosciuto il suo errore e sarebbe tornato a orecchie basse da De Rossi (tecnico ancora sotto contratto), qui invece si sceglie di vedere quel che accade in attesa di puntare sull’ennesimo tecnico straniero con nessuna esperienza in A e, quindi, fallato all’origine. Un capolavoro assoluto di scelte senza senso.
Inzaghi oggi punterà su un discreto turnover. E uno dice: “Ma come, in Champions? Contro l’Arsenal? Ma è matto”. Proprio così. Il motivo è semplice e si riassume facilmente: 1) La nuova Champions ti permette di fare calcoli, soprattutto se hai messo in saccoccia 7 punti nelle prime 3 partite (con 10 sei ai playoff) e ancora di più se domenica hai la partita più importante di questo inizio stagione. Sono calcoli necessari che solo pochissimi squadroni possono permettersi di snobbare. Questo non significa che questa sera i nerazzurri scenderanno in campo per grattarsi la panza, ma è certo che alcuni giocatori fisicamente non al 100% non verranno rischiati dall’inizio, pena il rischio di perderli in vista del match – quello sì fondamentale - di domenica.
Retegui non è stato ammonito. In Napoli-Atalanta si è levato la maglia, l’ha sventolata, ha fatto tutto il teatrino, ma l’arbitro si è scordato. Una piccola svista in un fine settimana tutto sommato parecchio tranquillo a livello arbitrale (qui grande sarcasmo). Che poi il problema non è solo “la svista”, semmai il fatto che questo 0.5 in più ha mandato all’aria i conteggi in centinaia di fantacalci, con conseguenti indicibili scazzi. E se pensate che questa sia un’esagerazione, beh, è evidente che non giocate a fantacalcio.
E poi la Juve. Dopo qualche prestazione al di sotto delle aspettative, la Juventus ritrova bellezza nella serata di Champions, qualità che però non basta a farle guadagnare i tre punti. Anzi, i bianconeri vanno sotto per un gol del solito David, propiziato da Zhegrova che per l’intera serata fa venire l’emicrania a Cabal, sostituito al 68’ dopo essere stato ammonito. La reazione della Juventus c’è ma Koopmeiners si vede annullare due gol. Il pareggio lo trova Vlahovic su rigore guadagnato da Conceicao. I minuti finali, però, sono tutt’altro che un assedio. Sia Juventus che Lille rinunciavo ad attaccare e ad attaccarsi preferendo dividersi un punto a testa, adesso la classifica le vede appaite a quota 7. Non male.
E infine il Diavolo. Ancelotti che passeggia a bordo campo, rabbuiato, chiuso nei suoi pensieri con davanti agli occhi un Real Madrid che proprio non riesce a trovare le misure a un Milan che riparte come e quando vuole. A pochi metri di distanza Fonseca si gode la sua squadra come forse aveva solo sognato di poter fare. I rossoneri avanzano come schegge, con Theo e Leao che nella serata di gala mettono da parte ogni dissapore e finalmente corrono con e per la squadra. Se a Milanello avessero potuto scegliere la serata zero,
per cancellare ogni equivoco e ripartire con slancio, avrebbero sicuramente segnato in rosso la data di ieri sera. Contro la squadra più prestigiosa della storia, nello stadio più bello del mondo, con di fronte i calciatori più forti del pianeta, il Milan ha fatto valere la propria legge e Fonseca, fino a ieri sulla graticola, ne esce rafforzato per aver portato avanti la forza delle sue idee. Entusiasmante la prestazione di un finalmente voglioso Leao, strepitosa la sua azione personale che termina con l’assist del 3-1 per Reijnders. Sono queste le risposte che Fonseca chiedeva al portoghese, non quelle social e neanche le interviste rilasciate in Nazionale. E allora la partita del Bernabeu può rappresentare un nuovo inizio per tutti, di sicuro per Leao e per Fonseca.
Autore: Red. TuttoAtalanta.com
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