L'incredibile favola europea dell'Atalanta si è conclusa sotto il cielo piovoso e spietato di Monaco di Baviera, ma il risveglio non ha affatto il sapore amaro della disfatta. Sotto la guida attenta di Raffaele Palladino, la formazione nerazzurra ha saputo trasformare un verdetto impietoso sul rettangolo verde in un prezioso punto di partenza per il futuro, forte dell'amore incondizionato del suo pubblico e della consapevolezza di aver rappresentato con onore l'intero movimento calcistico italiano.
IL DIVARIO CON LE SUPERPOTENZE E L'ORGOGLIO - Il bilancio finale contro l'armata tedesca recita un durissimo due a dieci complessivo, un passivo che fotografa la distanza reale tra i bergamaschi e le pochissime elette del continente. Eppure – come analizza L'Eco di Bergamo – non bisogna dimenticare che a queste vertiginose altitudini le imbarcate sono all'ordine del giorno persino per club dai budget illimitati, basti pensare alle grandinate di reti subite di recente da corazzate come Chelsea, Newcastle o Tottenham. Il vero capolavoro resta l'incredibile esodo festante dei tifosi, capaci di cantare ininterrottamente dall'andata alla New Balance Arena fino ai vertiginosi gradoni dell'impianto bavarese, celebrando l'unica squadra tricolore spintasi fino agli ottavi di finale dopo la titanica impresa contro il Borussia Dortmund.
LA DIDATTICA EUROPEA E IL RECORD DEL CAPITANO - Dalle ferite più profonde si può e si deve imparare, trasformando la inevitabile delusione in pura benzina agonistica. È questo il mantra predicato da Marten de Roon, entrato definitivamente nella leggenda della società proprio in questa vibrante notte tedesca, eguagliando l'icona Gianpaolo Bellini a quota 435 presenze assolute. «Dobbiamo imparare tanto da queste due partite, con grande umiltà», ha ammesso con estrema lucidità il mediano olandese. «Il Bayern è un avversario adesso troppo forte per noi. Loro hanno velocità, movimenti, capacità di aprire e attaccare gli spazi. Harry Kane si abbassava quasi da terzino per aprire praterie... Noi in Italia, a volte, siamo troppo tattici, sulla verticalità bisogna imparare tantissimo da questi campioni».
IL MAL DI GOL E I RIENTRI CHIAVE IN AVANTI - Ritrovare quella dirompente fluidità di manovra, tipica dei primi anni dorati della gestione di Gian Piero Gasperini (quando la via della rete era un'autostrada percorsa abitualmente da difensori e centrocampisti), è diventata la priorità assoluta. Oggi l'attacco fatica tremendamente a creare spazi e a finalizzare, un problema che Palladino dovrà limare in fretta in vista dei delicatissimi incroci contro Verona e Lecce. Per non fallire la volata in Serie A, sarà cruciale il recupero totale di Charles De Ketelaere e il pieno reintegro di Giacomo Raspadori, un elemento che finora l'infermeria ha tenuto nascosto ma che possiede le stimmate del risolutore.
ABBONDANZA IN MEDIANA E NUOVI EQUILIBRI - Se il reparto avanzato è in cerca di certezze, il centrocampo sorride compiaciuto per il rientro a pieno regime di Ederson. Il motorino brasiliano si è confermato del tutto imprescindibile, ma la sua ritrovata brillantezza crea un dolce grattacapo tattico, considerando le eccellenti prestazioni fornite da Mario Pasalic in sua assenza. L'allenatore campano potrebbe clamorosamente rimescolare le carte: avanzare il raggio d'azione del croato sulla trequarti (che però vede già l'affollamento di Nicola Zalewski, Ibrahim Sulemana e Lazar Samardzic) o, in alternativa, affidarsi in pianta stabile a un centrocampo a tre con quel 3-5-2 già rodato con successo a Monza e Firenze.
L'ESPERIMENTO DIETRO E LE FASCE IN CRESCITA - Sulle corsie esterne si segnala il momento positivo di Raoul Bellanova: al netto dell'errore sul terzo gol tedesco, la sua spinta garantisce ossigeno puro, ponendosi come alternativa ai granitici Davide Zappacosta e Lorenzo Bernasconi, in attesa del rientro di Mitchel Bakker. I veri campanelli d'allarme suonano invece nel pacchetto arretrato. Le scorie post-Coppa d'Africa sembrano ancora appesantire Odilon Kossonou, Sead Kolasinac insegue la forma migliore e il giovane Ahanor paga lo scotto della carta d'identità. Per questo motivo, l'esperimento coraggioso di Monaco, con Giorgio Scalvini dirottato come braccetto di sinistra e Berat Djimsiti a destra, potrebbe trasformarsi da intuizione d'emergenza a solida alternativa per le prossime sfide.
La parentesi della Champions League si chiude qui, tra i cori innamorati del settore ospiti e le lezioni severe di chi punta ad alzare il trofeo. Ora il mirino della Dea si sposta ferocemente sui confini nazionali: l'unico dogma è trasformare questa enorme maturazione internazionale in punti pesanti, per garantirsi l'accesso al palcoscenico che Bergamo ha ormai dimostrato di meritare stabilmente.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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