C'è un vecchio vizio italiano che si chiama raccontare le cose mentre sono ancora a metà cottura. E allora eccoci qua, a parlare di una panchina che ha già un nome — Maurizio Sarri — ma non ancora una firma, perché prima bisogna sbrigare il problema del condominio: due inquilini che devono liberare l'appartamento, con contratti che scadono quando vogliono loro, non quando serve a te. La storia di questo club, però, insegna che le situazioni più aggrovigliate si sciolgono sempre. Magari non in modo elegante, magari non nei tempi sperati, ma si sciolgono. E quello che conta, alla fine, non è come sei partito ma dove arrivi.

Due contratti, un agente e otto milioni di motivi per sbrigarsi. La materia è nota, almeno nelle sue linee generali. Ivan Juric è uscito di scena a novembre, Raffaele Palladino ha ancora un contratto valido fino al giugno del 2027 e nessuno dei due ha voglia di fare sconti. Il conto è presto fatto: due ingaggi da circa 2 milioni netti ciascuno per la prossima stagione — lordi, con le tasse, si arriva a cifre che superano gli 8 milioni complessivi — in aggiunta al triennale da 3 milioni netti annui che aspetta Sarri sul comodino. È una situazione che pesa sul bilancio come certi cappotti invernali che non riesci mai a buttare via: li tieni lì nell'armadio, occupano posto, e intanto non puoi comprare quello nuovo. Il ruolo di Beppe Riso — procuratore di entrambi i tecnici uscenti, una doppia patata bollente nelle stesse mani come analizza e richiama il collega Fabio Gennari su primabergamo.it — potrebbe rivelarsi decisivo per sbloccare il traffico. Dice: ma se è lo stesso agente, non è un conflitto di interessi? Può essere che lo sia. Di certo è un'opportunità, perché chi ha le chiavi di entrambe le porte può aprirle quando vuole, purché voglia farlo davvero.

La strada percorribile, per Palladino, è quella della rescissione consensuale — formula che evita la parola esonero nel curriculum, che non fa bene a nessuno, e che libera il tecnico campano di muoversi. Il problema è che le alternative sul mercato si sono ridotte come il bucato dopo la centrifuga: Bologna ha già scelto Domenico Tedesco, Napoli ha virato su Allegri, e Palladino non ha fretta. L'Atalanta invece sì, ce l'ha, ececcome. La preparazione estiva è fissata al 13 luglio a Zingonia, il calendario di Serie A verrà svelato venerdì prossimo, e il Comandante — che ha già risolto il suo rapporto con la Lazio il 27 maggio — aspetta in Toscana, con il triennale già pronto sul tavolo e nessun intoppo burocratico che lo separa da Bergamo, se non questo passaggio formale.

Sarri e Giuntoli, la coppia che torna: cosa significa davvero per la Dea. Non è una mossa di mercato, è una scelta di indirizzo. Cristiano Giuntoli — già ufficiale come nuovo direttore sportivo, contratto fino al 2029 — e Sarri si conoscono da Napoli, da quando insieme costruirono una squadra che tenne in scacco la Juventus per tre anni e lasciò un'impronta tecnica ancora riconoscibile. Giuntoli è quello che ha preso Kvaratskhelia per undici milioni e mezzo e lo ha trasformato in un patrimonio da 80. Sarri è quello che ha vinto lo scudetto con la Juventus e l'Europa League con il Chelsea, e che a Napoli ha prodotto un calcio abbastanza bello da diventare un'identità culturale oltre che sportiva. La firma di Sarri è attesa entro questa settimana, a patto che il capitolo Palladino si chiuda nei prossimi giorni come tutto lascia sperare.

La rivoluzione tecnica è già abbozzata nei suoi contorni: addio alla difesa a tre che ha caratterizzato gli anni Gasperini — e poi quelli, brevi e tormentati, di Juric e Palladino — per abbracciare il 4-3-3 sarriano. Un cambio di paradigma che richiede tempo, mercato e qualche addio doloroso: Ederson è già sulla via di Manchester United per 45 milioni, Lazar Samardžić potrebbe rilanciarsi da mezzala nel nuovo sistema, e per il centravanti si studia la suggestione Taty Castellanos — la retrocessione del West Ham ha riaperto un discorso che sembrava chiuso. Charles De Ketelaere, nel sistema del Comandante, potrebbe trovare quella continuità di rendimento che ha mostrato a sprazzi: un talento da rifinire, con le mani di un artigiano che sa il fatto suo.

Una stagione da dimenticare e un futuro da costruire: l'Atalanta sa cosa fare. Siamo onesti: il campionato 2025/26 è stato, con qualche eccezione e con tutto il rispetto per chi ci ha provato, un anno da archiviare in fretta. Juric ha lasciato la squadra al tredicesimo posto, Palladino l'ha risollevata abbastanza da conquistare la Conference League — obiettivo minimo, non minimo — ma non abbastanza da restare. La Champions è sfumata, il progetto si è sfilacciato, e la sensazione che qualcosa si fosse rotto nel meccanismo era palpabile già da gennaio. Ora si ricomincia, con una coppia dirigenziale che ha dimostrato di saper fare le cose per bene e con un allenatore che di pressione ne ha vista tanta e non si è mai perso. Il fatto che il nodo Palladino non sia ancora sciolto, oggi 4 giugno, è un fastidio, non una tragedia: la storia di questa società è piena di situazioni complicate risolte con discrezione e velocità, quando c'era la volontà di farlo.

Bergamo aspetta. Il Comandante aspetta. Noi aspettiamo. Ma di solito, quando l'Atalanta ha deciso in che direzione andare, il traguardo lo raggiunge. Sempre.

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Sezione: Primo Piano / Data: Gio 04 giugno 2026 alle 00:00 / Fonte: Lorenzo Casalino
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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