Un cammino europeo vissuto costantemente sul filo del rasoio, capace di regalare notti epiche e bruschi risvegli. La quinta avventura in Champions League dell'Atalanta, sapientemente plasmata dalle intuizioni tattiche di Raffaele Palladino, si archivia con il raggiungimento degli ottavi di finale, il secondo traguardo più prestigioso di sempre dopo i mitici quarti del 2020. Un viaggio denso di primati, statistiche sorprendenti e un amore incondizionato da parte di una piazza che non ha mai smesso di sognare a occhi aperti.
SENZA MEZZE MISURE - Il bilancio stagionale racconta di una squadra allergica ai compromessi: cinque vittorie, sei sconfitte e un solo, rarissimo pareggio. Le statistiche – come evidenzia l'attenta analisi de L'Eco di Bergamo – certificano un andamento fatto di strisce esaltanti e crolli improvvisi. La banda nerazzurra ha saputo inanellare tre successi consecutivi contro corazzate del calibro di Marsiglia, Eintracht e Chelsea (seconda miglior striscia di sempre), costruendo una serie di cinque risultati utili (dal Bruges ai londinesi) che rappresenta un record assoluto per il club. A fare da contraltare, pesa come un macigno l'epilogo bavarese: i dieci gol incassati dal Bayern nel doppio confronto segnano la peggior debacle di sempre per una formazione italiana nella fase a eliminazione diretta e hanno coinciso con un trittico di sconfitte consecutive. Ma il vero cuore della Dea si è visto tutto nell'impresa titanica contro il Borussia Dortmund, quando per la prima volta nella propria storia ha recuperato e ribaltato uno svantaggio di due reti incassato all'andata.
GLI STAKANOVISTI E I BOMBER INATTESI - Nelle dodici fatiche internazionali, comprensive di girone e playoff, soltanto due gladiatori non hanno mai saltato un appuntamento: Marten de Roon e Nikola Krstovic. Il capitano olandese sfiora il primato del minutaggio con 899 minuti, arrendendosi per un soffio ai 900 di Marco Carnesecchi, leader della speciale classifica nonostante le panchine contro Union e Bayern. La vera anomalia statistica arriva però dal fronte offensivo. A guidare la truppa dei marcatori non ci sono i classici centravanti, bensì il talento cristallino di Lazar Samardzic, autore di ben quattro centri. Alle sue spalle si fermano a quota tre Gianluca Scamacca e Mario Pasalic; il centrocampista croato si conferma in ogni caso una leggenda assoluta, toccando le 10 marcature nella massima competizione e agganciando Luis Muriel in vetta ai goleador europei di tutti i tempi a quota 12. Il riconoscimento di giocatore più «cattivo» spetta invece a Yunus Musah: l'americano, con tre cartellini gialli in totale (uno ogni 79 minuti) e una squalifica scontata, è risultato il più sanzionato del roster.
GIOVANI PROMESSE E VETERANI D'ACCIAIO - Il fascino della Champions ha tenuto a battesimo esordi memorabili. Se Scamacca ha finalmente assaggiato il palcoscenico continentale dopo aver saltato un'intera stagione per infortunio, e Kamaldeen Sulemana ha coronato la rincorsa dalle categorie inferiori inglesi insieme a Lorenzo Bernasconi (lo scorso anno in Serie C), i riflettori si sono accesi sul giovanissimo Ahanor. Calpestando il prato contro il Psg a soli 17 anni, 6 mesi e 25 giorni, è diventato il più giovane debuttante in Champions della società lombarda, nonché l'unico minorenne in assoluto (in ambito internazionale è preceduto solo dal precoce Leonardo Mendicino, in campo in Europa due anni or sono con un mese in meno). Agli antipodi per carta d'identità, l'inossidabile de Roon è sceso in campo a Monaco a 34 anni, 11 mesi e 17 giorni, festeggiando il clamoroso record di 435 presenze totali e piazzandosi come terzo atalantino più anziano di sempre nelle coppe dietro a Rui Patricio e Juan Cuadrado.
LA SPINTA DI UN POPOLO INFINITO - In questo vertiginoso valzer di emozioni contro i campioni del mondo del Chelsea, i campioni d'Europa del Psg (seppur orfani del Pallone d'Oro Ousmane Dembélé) e l'inarrestabile macchina del Bayern, un elemento non è mai mancato: il calore della gente. La New Balance Arena si è trasformata in un catino infuocato, registrando costantemente il tutto esaurito con numeri compresi tra i 22mila e i 23mila spettatori. Il picco assoluto di presenze è stato toccato proprio nella dolorosa sfida contro i bavaresi, con 22.988 anime pronte a spingere la squadra, superando di un soffio la straordinaria bolgia vissuta contro l'Athletic Bilbao.
Il sipario cala su un'annata europea dai contorni storici e dalle statistiche contrastanti, lasciando in dote la consapevolezza di una maturità ormai acquisita ai massimi livelli e la fame feroce di tornare a misurarsi con i giganti del continente.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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