Ieri pomeriggio Zlatan Ibrahimovic ha annunciato che manderà una lettera all'AIA per chiedere spiegazioni. Il Milan sabato ha rischiato di capitolare perché Fikayo Tomori ha rimediato il secondo giallo sugli sviluppi di un'azione in cui Colombo, attaccante dell'Empoli, era in fuorigioco. Essendo 'solo' un cartellino giallo il VAR non è potuto intervenire, anche se quell'ammonizione ha lasciato il Milan in dieci. Il paradosso è che se si fosse trattato di un intervento più cattivo, da rosso diretto, Tomori sarebbe rimasto in campo perché l'azione figlia di un errore del guardalinee sarebbe stata rivalutata dal VAR. E invalidata.
Due giorni più tardi, nel post-partita di Inter-Fiorentina, ha protestato anche Raffaele Palladino. La squadra campione d'Italia ha vinto e meritatamente, ma il gol con cui è passata in vantaggio era chiaramente irregolare. Il corner che ha provocato l'autogol di Pongracic non doveva essere assegnato perché il pallone crossato da Bastoni e poi respinto da Mandragora è stato spedito in area dopo che aveva abbondantemente superato la linea di fondo. Anche qui il guardalinee non ha visto, era mal posizionato. Anche qui il VAR non è potuto intervenire perché col corner è iniziata una nuova azione.
Si tratta di due errori enormi che il VAR avrebbe corretto in mezzo secondo. Ma il VAR, e questo è il grande paradosso, in entrambi i casi ha dovuto far silenzio, imbrigliato da un sistema intasato da postille, norme e limitazioni che hanno allontanato la tecnologia in campo dalla sua mission originaria: correggere gli errori. Si tratta di falle talmente evidenti che impongono una immediata correzione, che sia attraverso il VAR a chiamata o semplicemente togliendo lacci e lacciuoli all'intervento della tecnologia. Non si può continuare così.
Il campo ieri sera a San Siro ha però raccontato anche altro. Tanto altro. Quattro giorni dopo la peggior partita della stagione l'Inter a San Siro ha avuto una reazione da grande squadra. Da squadra campione d'Italia. Lautaro Martinez e compagni fin dai primi istanti hanno schiumato rabbia, trasmesso elettricità. E travolto sul piano emotivo una Fiorentina rimasta in partita fino alla fine più per caso che per reali meriti.
La squadra di Inzaghi ha vinto e convinto, s'è portata a -1 da un Napoli che 24 ore prima, invece, aveva pareggiato contro l'Udinese una gara che ha lasciato non poche perplessità per i troppi errori e per la mancanza di lucidità. Soprattutto perché sono subito emersi in maniera plastica gli errori di un calciomercato di gennaio che doveva servire per ritoccare la squadra e invece l'ha indebolita con la partenza di Khvicha Kvaratskhelia.
Ma i problemi del Napoli non risiedono oggi solo nella decisione di sostituire Kvara con un Okafor al momento fuori forma. Risiedono anche nelle poche alternative che questa squadra ha dalla cintola in giù. E qui emerge tutta la differenza con l'Inter diretta inseguitrice. Ieri sera a San Siro Inzaghi per sostituire gli indisponibili Dumfries e Dimarco ha potuto contare su Darmian e Carlos Augusto (migliore in campo), ha potuto inserire Zalewski nel corso del secondo tempo. Due esterni bassi 24 ore prima mancavano anche ad Antonio Conte, ma in questo caso il tecnico del Napoli alle indisponibilità di Olivera e Spinazzola ha potuto rispondere col solo Mazzocchi adattato a sinistra. Non c'erano altre possibilità, non c'era modo di rimediare a partita in corsa.
L'ultimo turno una volta di più ha evidenziato che l'Inter ha una profondità della rosa che in Serie A non ha eguali. Ma anche che l'Atalanta dalla corsa Scudetto non può in alcun modo essere esclusa. La squadra di Gasperini ha riscattato l'eliminazione dalla Coppa Italia con un roboante 5-0 in quel di Verona, con un poker di quel Mateo Retegui che da inizio stagione ha già realizzato 25 gol tra Atalanta (23) e Nazionale (2). Numeri clamorosi, da Scarpa d'Oro. Gol che possono trascinare la Dea verso un'altra straordinaria impresa dopo quella di Dublino.
Autore: Red. TuttoAtalanta.com
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