Adesso svolazza sui cieli biancoscudati, ma nel biennio prima dell'avventura lusitana ha deliziato le platee in maglia Atalanta. Recentemente, a ottobre, ha conosciuto l'immancabile rendez-vous con il passato. Vestendo i suoi nuovi colori, quelli del Parma, in uno scontro al sapore di amarcord in cui ha anche timbrato il cartellino per il vano gol della bandiera. Jaime Andres Valdes Zapata, per tutti El Pajarito, festeggia oggi trentun anni di vita. Leggero come una piuma, da esterno-fantasista con propensione offensiva abile nell'arte dell'uno contro uno e in quella di accentrarsi per tentare la botta a rete. Frenato da problemi muscolari a una coscia, il cileno nelle file dei ducali è fermo al palo di soltanto cinque presenze con quell'unico sigillo. 

Nato a Santiago del Cile l'11 gennaio 1981, Valdes aveva lasciato Bergamo e l'Italia, sua terra calcistica d'elezione dopo gli esordi in patria nel Palestino, all'indomani della retrocessione dei nerazzurri in serie B. Spuntando un contratto con lo Sporting Lisbona, che però l'ha rispedito nello Stivale - con la formula del prestito con diritto di riscatto - in cambio del cartellino dell'eterna promessa Bojinov. Sotto le Mura, tutto sommato, solo bei ricordi nonostante il patatrac della seconda stagione dai mille problemi: la squadra s'era aggrappata alle sue invenzioni, tra cui i sette palloni messi in porta (record personale nella A italiana), per tentare di ovviare agli errori di una dirigenza affidatasi a ben quattro allenatori (Angelo Gregucci, Antonio Conte, Valter Bonacina e Lino Mutti) pur di mantenere la categoria.

Missione fallita, ma non per l'Uccellino dalla faccia da indio e il carattere un po' introverso, uno dal quale è matematicamente impossibile cavare dichiarazioni anche solo lontanamente scottanti durante le interviste. Lui il suo trofeo lo agguantò comunque: la convocazione nella Nazionale Roja. Sotto Gigi Del Neri, nel giro di corsa precedente, si era sentito vagamente in gabbia: su 28 match, ben 12 da subentrato, con 3 reti. Un habitué del pallone tricolore, visto che aveva solo 19 anni quando sbarcò al Bari. Da lì, un percorso netto con la cadetterìa frequentemente frammista alla massima serie, lambendo Firenze e consacrandosi a Lecce. Nell'estate del 2010, con 4 milioni di quotazione al calciomercato e una voglia di tornare ad assaggiare il becchime della B pari a zero, la trasvolata ad ali spiegate verso i lidi portoghesi. E chissà che dopo il vernissage con il culatello non venga di nuovo assalito dalla brama inconfessata di casoncelli e polenta. In alto i calici.

Sezione: Auguri a... / Data: Mer 11 gennaio 2012 alle 10:00
Autore: Simone Fornoni
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