Andarsene da vincente nei numeri, ma da sconfitto nelle dinamiche ambientali. È questo il destino, forse scritto, di Roberto De Zerbi a Marsiglia. L'addio, formalizzato nella notte tra martedì e mercoledì, chiude un capitolo breve ma intensissimo, dove il tecnico bresciano è riuscito nell'impresa statistica di registrare la miglior media vittorie del club nel ventunesimo secolo, salvo poi arrendersi all'implosione di uno spogliatoio vulcanico e alle pressioni di una piazza che non perdona. Un divorzio che non cancella il valore del tecnico, ma che apre interrogativi sulla gestione di un gruppo definito "schizofrenico".
IL RECORD AMARO – I dati sono incontrovertibili e raccontano una verità parziale ma significativa. De Zerbi lascia l'Olympique con il 56,5% di vittorie, un dato che supera chiunque si sia seduto su quella panchina negli ultimi 25 anni, compreso quel Didier Deschamps che nel 2012 salutò con una media del 50,9% dopo aver portato l'ultimo trofeo in bacheca. Eppure, il primato statistico non è bastato. La squadra è quarta, a soli tre punti dal podio (zona frequentata stabilmente da ottobre a gennaio) e qualificata ai quarti di Coppa di Francia dopo aver eliminato il Rennes. Non un fallimento tecnico, dunque, ma un corto circuito emotivo.
MONTAGNE RUSSE – Il punto di rottura è stato il 5-0 incassato domenica al Parco dei Principi contro il PSG. Una partita iniziata con coraggio e finita nel buio più totale dopo il vantaggio di Dembélé. Lo stesso De Zerbi ha ammesso la sua impotenza di fronte all'incostanza cronica della squadra: «Non mi spiego questa sconfitta. Non so mai che Marsiglia sarà quello che va in campo. In carriera non ho mai avuto una squadra che va così sulle montagne russe». Una stagione vissuta tra picchi esaltanti, come il 3-1 al Lens capolista, e tonfi inspiegabili, come lo 0-3 col Liverpool o la beffarda eliminazione dalla Champions per mano del Benfica (con gol decisivo di Trubin al 97' a duemila chilometri di distanza).
GUERRA INTERNA E MEDIATICA – A logorare il rapporto non sono stati solo i risultati - scrive La Gazzetta dello Sport -, ma una gestione delle risorse umane diventata via via più spinosa. De Zerbi ha puntato il dito contro il mercato frenetico (200 milioni movimentati) e ha spesso criticato pubblicamente i suoi giocatori: nel mirino sono finiti il capitano Balerdi, l'ex interista Pavard, il portiere Rulli e Murillo, passato da pupillo a indesiderato. Non è mancato nemmeno lo scontro frontale con la stampa, accusata di pregiudizi: «Sarebbe tutto più semplice per me se avessi il passaporto francese». Una frase che a Marsiglia, città simbolo del multiculturalismo, ha suonato come una nota stonata.
FUTURO INGLESE? – De Zerbi lascia rinunciando all'ultimo anno di contratto, con la coerenza di chi, pur essendosi vantato di aver resistito sotto le bombe di Donetsk, ha capito che la battaglia in Provenza era ormai persa. Ma il suo nome resta caldissimo sul mercato internazionale. Le sirene della Premier League hanno ripreso a suonare con insistenza: il Tottenham, che ha appena scaricato Frank, potrebbe essere la prossima destinazione. Forse non subito, ma per giugno il bresciano è già in pole position.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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