L’uscita di Luciano Spalletti («L’arbitro non è un professionista, va fatta una riforma») ha scoperchiato un vaso di Pandora che, in realtà, era già aperto sui tavoli di via Allegri. L'idea di una classe arbitrale professionistica non è nuova: già a settembre il presidente della Figc Gabriele Gravina aveva delineato un progetto per una classe arbitrale d’élite. L'obiettivo? Valorizzare l'operato dei direttori di gara, sovraesposti dalle tecnologie (Var, RefCam) e bisognosi di maggiori tutele economiche e serenità lavorativa, rendendoli indipendenti e partecipati da Figc, Lega Serie A e Serie B.

LA NUOVA STRUTTURA - Il progetto prevede la creazione di una società a partita Iva con organizzazione propria, in cui confluirebbe l’attuale organico della Can (arbitri, assistenti e quarto uomo di A e B). La vera rivoluzione - scrive La Gazzetta dello Sport - riguarderebbe le gerarchie: un designatore specifico stabilirebbe promozioni e dismissioni basandosi esclusivamente sul merito, abolendo il numero prestabilito di passaggi dalle categorie inferiori. Questo scenario, però, svuoterebbe l'Aia di gran parte del suo potere politico, relegandola alla sola formazione nelle attività giovanili e dilettantistiche.

TUTTO BLOCCATO - Se il vicepresidente Massini ha aperto al dialogo («Lavorare insieme è auspicabile»), resta il nodo dell'autonomia tecnica che l'Associazione non vuole perdere. Ma il vero ostacolo, al momento, è giuridico. Tutto è sospeso a causa della squalifica di 13 mesi inflitta al presidente dell'Aia Antonio Zappi, che rischia la decadenza. I lavori sono fermi in attesa della sentenza della Corte Federale d’Appello, prevista tra una settimana. Fino ad allora, la riforma invocata da Spalletti resterà nel cassetto.

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Sezione: Serie A / Data: Mer 11 febbraio 2026 alle 08:14
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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