La porta dell'Atalanta è al sicuro tra le mani di chi sa sognare in grande senza perdere la lucidità. Alla vigilia della cruciale sfida di ritorno dei playoff di Champions League contro il Borussia Dortmund, Marco Carnesecchi affianca mister Palladino in conferenza stampa, mostrando una maturità invidiabile. L'estremo difensore nerazzurro, ormai pilastro della formazione bergamasca e stabilmente nel giro azzurro, non usa mezzi termini per difendere il valore del calcio italiano dalle recenti critiche europee, trasformando la polemica in pura carica agonistica. Tra riflessioni sull'importanza della pazienza tattica per non vanificare le speranze di rimonta e la commozione per le parole al miele ricevute dal suo idolo Gigi Buffon, Carnesecchi si candida a essere uno dei grandi protagonisti di una notte che Bergamo attende col fiato sospeso. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Marco, il tecnico avversario stima le possibilità di qualificazione sul 50 e 50. Dopo l'iniezione di fiducia arrivata col successo sul Napoli, siete pronti per questa impresa?
«Buonasera a tutti. Sono pienamente d'accordo con il mister: domani saremo chiamati a disputare una partita grandiosa. Dovremo essere bravi a trascinare lo stadio dalla nostra parte, giocando con un'intensità e una forza agonistica straordinarie. Ma, attenzione, ci vorrà anche una grande dose di pazienza. Non dobbiamo commettere l'errore di farci prendere dalla foga o dalla frenesia di recuperare subito lo svantaggio, come purtroppo ci è capitato in alcune occasioni negli anni passati. Ormai abbiamo maturato un'esperienza importante in questo tipo di gare e cercheremo di tradurla in campo mettendo in pratica la giusta lucidità».
Ti faccio due domande un po' provocatorie: in caso di 1-0 per voi al 90', andresti a saltare nell'area avversaria come fa qualche tuo collega? E, vista la tua rinomata abilità sui calci di rigore, se si dovesse andare alla lotteria finale, te la sentiresti di calciarne uno?
«Sinceramente, se fossimo sull'1-0 al 90', andrei a saltare più che volentieri! Anche se forse farei venire un infarto a qualcuno in panchina o tra i tifosi (ride, ndr). Magari, preso dalla foga agonistica del momento, potrei fiondarmi in area, ma credo che prima aspetterei di sentire il consiglio di qualcuno dalla panchina. Per quanto riguarda l'eventualità di calciare un rigore, dipenderà molto da chi sarà in campo in quel momento. Conosco le mie qualità tecniche e so che in partita può succedere davvero di tutto. Non so dirti con certezza se mi presenterei sul dischetto tra i primi, magari aspetterei il mio turno come undicesimo, ma se ci fosse bisogno mi presenterei senza problemi».
Contro il Napoli si è vista un'esultanza collettiva pazzesca, che testimonia la forza granitica del vostro gruppo. Sarà questo l'ingrediente segreto per ribaltare il Dortmund?
«La coesione del gruppo farà tutta la differenza del mondo. L'esito della gara di domani dipenderà moltissimo da ciò che desideriamo veramente: se vogliamo lasciare un segno indelebile in questa competizione o se, inconsciamente, ci accontenteremo. Domani sera si capirà la reale forza e l'anima di questa squadra, al netto del risultato finale. E poi, lasciatemelo dire, vogliamo usare questa partita per far rimangiare tante parole a chi, ultimamente, ha parlato a sproposito sulle squadre italiane, sostenendo che in Champions stiamo faticando perché il nostro livello sarebbe basso. Vogliamo dimostrare sul campo che si tratta di un'enorme falsità, perlomeno per quanto ci riguarda. Scenderemo in campo per dare un segnale forte e chiaro».
Quattro mesi fa, a Cremona, ti sei lasciato andare a uno sfogo chiedendo al gruppo un altro spirito. Quanto è cambiata l'Atalanta da quel momento di frizione?
«È vero, a Cremona c'è stato un mio momento di sfogo istintivo in cui ho detto cose che magari potevano essere interpretate male all'esterno. Ma credo che da quella situazione ne siamo usciti brillantemente, e il merito è proprio della straordinaria forza di questo gruppo e del lavoro eccezionale svolto dal mister. Oltre all'aspetto tattico, Palladino ha fatto un lavoro mentale pazzesco: ci ha rimessi in piedi, ci ha raddrizzati e ci ha resi pienamente consapevoli delle nostre immense potenzialità. Quel momento è acqua passata: oggi siamo in pista su tre fronti e vogliamo prenderci il massimo da ognuna di queste competizioni».
Domani sarà anche una sfida a distanza con Gregor Kobel, un portiere che ha dimostrato di essere un punto di forza assoluto per il Dortmund. Che opinione hai di lui?
«Kobel è un portiere di livello mondiale. Gioca su palcoscenici importantissimi da tanti anni, sia con il suo club che con la nazionale svizzera. Negli ultimi tempi ha avuto una crescita impressionante, è davvero fortissimo. Ha tutte le caratteristiche fisiche e tecniche non solo per essere un portiere di vertice oggi, ma per restare nell'élite del calcio europeo ancora per molti anni a venire».
Prima parlavi delle critiche al calcio italiano. Pensi che per voi giocatori ci sia un forte senso di rivalsa nell'affrontare una corazzata straniera in un momento storico in cui si sminuisce la Serie A?
«Assolutamente sì. Come accennavo prima, noi giochiamo anche animati da un profondo senso di rivalsa. Dopo le recenti partite europee, e in particolare dopo la nostra gara d'andata, abbiamo letto analisi e commenti che ci hanno dato molto fastidio. Sentir dire che in Italia saremmo indietro tatticamente o tecnicamente è, secondo me, una grandissima bugia. O per non usare termini più coloriti. Si dimentica troppo in fretta che solo un anno fa un'italiana si giocava la finale di Champions. Spesso queste cose si dicono solo per creare polemiche artificiali, un po' come accade ossessivamente con gli episodi arbitrali, finendo per mettere tutti sotto una pressione insostenibile. Domani sera scenderemo in campo carichi di rabbia positiva, proprio per smentire queste falsità con i fatti. Per noi giocatori non c'è vetrina migliore del campo per rispondere alle critiche».
In Serie A subite pochissimo, in Europa avete incassato sei reti in tre gare. Come ti spieghi questa differenza di rendimento difensivo?
«La differenza sostanziale, che abbiamo imparato sulla nostra pelle in questi anni di coppe, è che in Champions League al primo minimo errore vieni punito. Quando gli avversari europei hanno mezza occasione, fanno gol. In Serie A, affrontando partite magari più bloccate e tattiche, può capitare di concedere qualche palla gol in più prima di subire effettivamente la rete. Nelle competizioni internazionali la qualità media dei giocatori si alza in modo spaventoso, e questo vale soprattutto per squadre come il Borussia, che dispongono di un potenziale offensivo devastante».
Un'ultima battuta su un'investitura pesante: recentemente Gigi Buffon ha dichiarato di rivedersi in Marco Carnesecchi. Che effetto fa sentire parole simili dal proprio mito?
«Mi cogliete davvero di sorpresa perché non avevo ancora letto o sentito questa sua dichiarazione. Cosa posso dire? Su Gigi c'è poco da aggiungere, è il mio idolo assoluto fin da quando ero bambino, così come lo è per la stragrande maggioranza dei portieri della mia generazione. È l'esempio per antonomasia. Ogni volta che lo incontro in Nazionale provo un orgoglio indescrivibile; a dire il vero gli rompo spesso le scatole, gli faccio "una testa così" riempiendolo di domande tecniche e consigli. È l'istinto del ragazzino che si ritrova davanti al proprio mito e non riesce a fare a meno di stargli addosso per rubare ogni segreto. Le sue parole mi riempiono il cuore di gioia e di orgoglio. Non vedo l'ora di incontrarlo di nuovo per potergli dare un abbraccio e ringraziarlo di persona».
Dall'orgoglio nazionale all'emozione per l'investitura di Buffon, Carnesecchi si conferma un leader maturo e consapevole. Il numero uno nerazzurro chiude a doppia mandata la porta delle polemiche ed è pronto a blindare quella dell'Atalanta nella notte che vale una stagione.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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