C’è una canzone che, quando Chiamamifaro la canta dal vivo, diventa un coro. Un botta e risposta con il pubblico, un «Ale ale» che somiglia più a una Curva che a un ritornello. Sarà un caso, ma Angelica, bergamasca e atalantina, sogna di portare la sua musica lì, dove le emozioni si moltiplicano: allo stadio, prima di una partita dell’Atalanta. Reduce dall’esperienza ad Amici, che le ha regalato visibilità e nuovi palchi, Chiamamifaro ha scelto di far parlare prima di tutto la musica. All’anagrafe Angelica Gori, figlia di Giorgio Gori e Cristina Parodi, ha costruito il proprio percorso lontano dalle scorciatoie, affidandosi alla gavetta. In esclusiva a TuttoAtalanta.com, parla di crescita, appartenenza e di un sogno nerazzurro.
Angelica, avevi bisogno di tempo per capire come fosse cambiata la tua vita dopo Amici. Oggi sei in grado di dirlo?
«Devo dire che Amici mi ha regalato un’estate e un autunno bellissimi. Molto intensi. Abbiamo girato parecchio e suonato tantissimo, che è la cosa che più mi piace fare. Sono stati mesi di emozioni vere, di persone sotto i palchi e di nuove conoscenze».
Hai fatto tappa anche nella bergamasca, a Treviglio. Un’emozione particolare?
«Molto. Quando possiamo, cerchiamo di girare anche i festival della nostra zona. Mi sono esibita in Piazzale degli Alpini, ma sono proprio contenta di essere stata a Treviglio. Una bella iniezione di carica, con amici, volti conosciuti e gente nuova. Bellissimo».
Nonostante la notorietà, sei rimasta te stessa: come ci sei riuscita?
«Quando inizi dai contesti più piccoli, non ti perdi. Suono da tanti anni e ho fatto di tutto: palchi minuscoli, feste di paese. Quando arrivano quelli importanti c’è gratitudine, ma la storia che ti porti dietro non viene cancellata, anzi, viene celebrata. Fa parte del bagaglio. Forse per questo è più facile rimanere ancorati a chi sei».
Quanto conta la famiglia in questo?
«Tantissimo. La famiglia è un punto di riferimento. Quando hai un punto fermo, è difficile smarrirsi. Ho la fortuna di avere una famiglia che mi sostiene e mi vuole bene, questo fa la differenza».
Sei cresciuta in una famiglia nota, ma hai scelto un percorso tuo. Quanto è stato importante affermare la tua voce?
«La mia famiglia mi ha sempre supportato, ma la musica è nella mia vita da anni e ho sempre voluto fosse una strada mia, anche se dissestata. Per questo ho scelto un nome d’arte: volevo che la gente mi conoscesse per la mia musica, che fosse lei a parlare per me».
In questo momento ti senti felice?
«Sì. A dicembre mi sono concessa un periodo più tranquillo, il primo dopo oltre un anno. Ho rallentato, sono tornata a casa a Bergamo per le feste. Ma ora abbiamo già ricominciato a lavorare».
C’è una novità speciale in questo periodo di pausa?
«Abbiamo adottato un gatto! Vive con me e il mio ragazzo a Milano. Si chiama Attila Pancake, è un trovatello abruzzese arrivato tramite una volontaria. Me lo sono coccolato tantissimo e abbiamo trovato il nostro equilibrio».
A inizio estate è uscito l'EP «Lost & Found», poi il singolo «Foglie». È la chiusura del cerchio?
«Esattamente. Foglie è l’ultimo puntino sulla “i”. Chiude questo percorso, un viaggio emotivo tra ciò che si perde e ciò che si ritrova: amici, esperienze, palchi. Tutto ciò che mi ha costruita. Sono contenta di averlo portato in giro con un tour firmacopie "old style": 2.500 chilometri in macchina, chitarra in spalla. Era il modo giusto per raccontarlo».
Cosa speri che gli ascoltatori abbiano trovato nel disco?
«Spero di essermi fatta conoscere meglio. Ogni disco è un pezzettino di te che regali. È un lavoro riflessivo, un po’ malinconico. La magia della musica è che io scrivo la mia storia e qualcuno che non mi conosce ci trova un pezzo della propria. Mi ha fatto piacere leggere i messaggi di chi si è riconosciuto».
Anche a vent’anni si perde e si ritrova qualcosa?
«È un processo continuo. Per trovare qualcosa di nuovo spesso bisogna lasciare andare altro. Fare spazio. A vent’anni si cambia sempre, è importante lasciare andare le vecchie versioni di noi per crescere. Niente è definitivo, ogni tanto bisogna mollare la presa e lasciarsi trasportare dalla corrente».
Progetti futuri?
«Sto scrivendo pezzi nuovi. In primavera ci saranno novità».
Angelica, che valore ha per te l’Atalanta come simbolo di appartenenza?
«È fonte di orgoglio cittadino. Ricordo da piccola la festa per la promozione in A nel 2010. Gasperini ha fatto sognare la città, non solo i tifosi. È un senso di appartenenza profondo. L’Atalanta incarna i valori bergamaschi: lavoro, impegno, perseveranza. I bergamaschi sono riservati ma pronti a sporcarsi le mani nel bisogno. Penso agli ultrà che spalavano fango dopo le alluvioni: un gesto di cui sono stata orgogliosa».
Vai allo stadio?
«Qualche volta, ma preferisco guardare le partite a casa. La domenica pomeriggio con mio fratello Alessandro è una tradizione, anche se lui va spesso allo stadio, è stato pure a Dublino. Io l'ho vista da casa con amici: indimenticabile».
Vorresti scrivere una canzone sull’Atalanta?
«Mio fratello me lo chiede da anni! Mi piacerebbe inserire un riferimento, portare un po’ di casa nella mia musica. In un brano dell'ultimo EP cito gli ultrà, e c’è un pezzo meno recente, "Tutti contro tutti", che sembra pensato per uno stadio. Dice: "Canterò il tuo nome all’infinito, come fanno gli ultra". Il ritornello fa "Ale ale", è un coro da Curva. Sarebbe bellissimo farlo cantare alla Curva vera. Nei live coinvolge tantissimo, diventa un botta e risposta col pubblico».
Cosa significherebbe cantare alla New Balance Arena prima di un match?
«È un mio sogno. Esibirmi nello stadio della mia città, che ora è ancora più bello, sarebbe una felicità immensa. Vedere l'entusiasmo dei tifosi e coinvolgerli con la mia musica... incredibile».
Che idea ti sei fatta dell’Atalanta di quest’anno?
«È partita con qualche difficoltà, ma ora mi sembra si sia ripresa bene. Ci aspettano partite importanti, soprattutto in Champions dove stiamo facendo bene».
Sei ottimista?
«Sì. La rosa è rimasta simile, c'è margine per posizionarci bene anche in campionato. La stagione è lunga».
Ti piace Palladino?
«Sì, mi piace. Da quando è subentrato la squadra si è riscattata. Siamo in rincorsa, ma perché non crederci?».
Dispiaciuta per l'addio di Gasperini?
«Un po’ sì. La sua mancanza si è sentita, ma è naturale che i cicli finiscano. Ha lasciato un’eredità enorme, ha posto le basi per fare ancora grandi cose».
Il ricordo nerazzurro del cuore?
«Dublino. Al 90° ho aperto la finestra su Città Bassa e ho sentito i boati. Vedere la città in festa è stato emozionante. Ricordo vagamente anche la promozione in A, ma Dublino è impressa nella mente».
Ti rivedremo allo stadio?
«Assolutamente sì. Appena avrò una domenica libera, ci andrò».
Musica e appartenenza, palco e città. Nel percorso di Chiamamifaro questi elementi s'intrecciano. Angelica Gori continua a crescere, forte della gavetta e delle canzoni vissute. Il futuro è tutto da scrivere, ma un sogno resta lì: cantare prima di una partita dell’Atalanta, nello stadio della sua città. Il punto d’incontro perfetto tra una voce che nasce sul palco e una Curva pronta a trasformarla in coro.
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