Cristiano Scapolo, «centrocampista dai piedi buoni e dal cervello veloce», come più volte è stato definito, da calciatore ha vissuto una carriera intensa nel campionato italiano. Dal 2015, l’ex centrocampista nerazzurro, all’Atalanta per due stagioni dal 1993 al 1995, si è però trasferito negli Stati Uniti, dove ha allenato anche squadre delle Nazionali giovanili. La sua esperienza americana, unita alla conoscenza diretta del calcio italiano, gli consente quindi di avere uno sguardo privilegiato sul movimento calcistico globale, compresa l’Atalanta, ormai conosciuta e apprezzata anche negli Usa.
I RICORDI NERAZZURRI
Lei arrivò all’Atalanta, in Serie A, dopo l’esperienza a Ravenna. Quali furono le prime impressioni nel momento in cui entrò nello spogliatoio e cominciò ad allenarsi con la squadra bergamasca?
«Le prime impressioni al mio arrivo all’Atalanta – confida in esclusiva ai microfoni di TuttoAtalanta.com – furono ottime. C’era molto entusiasmo attorno alla squadra, soprattutto grazie alla stagione precedente positiva, dove i bergamaschi avevano fatto bene con Lippi. C’era qualche dubbio sul cambio di allenatore. Cambiava un po’ il modo di giocare, ma noi partimmo alla grande. Purtroppo, però, poi le cose andarono male e a fine campionato retrocedemmo in Serie B».
Quanto ha influito il passaggio di mister Guidolin dal Ravenna all’Atalanta nel scegliere Bergamo?
«Guidolin mi aveva voluto con sé a Bergamo e avere l’opportunità di ritrovarlo in Serie A fu una motivazione in più per me».
La sua prima stagione a Bergamo si aprì proprio con il suo gol nel 5‑2 contro il Cagliari? Che emozione fu segnare così presto nella squadra?
«Quel 5-2 con il Cagliari alla prima giornata di campionato lo ricordo come uno dei giorni più belli della mia carriera. Segnai il mio primo gol in Serie A e fu una vittoria entusiasmante. Nel primo tempo creammo forse 10-12 occasioni da gol, giocando un calcio offensivo e spettacolare. Fu davvero una grande giornata».
Quella stagione, però, non andò come sperato, tra difficoltà tattiche e dinamiche di spogliatoio. Quale pensa fosse il vero limite della squadra? È vero che alcuni giocatori remavano contro Guidolin?
«A Bergamo c’erano giocatori che non erano in sintonia con la metodologia di mister Guidolin e questo influì parecchio sul suo esonero. Gli subentrò Prandelli, ma la situazione, ormai, era già compromessa a causa dei troppi cambi di giocatori e di moduli».
È rimasto in contatto con qualche ex compagno?
«Mantengo ancora qualche contatto con alcuni ex compagni, tra cui Ganz e Montero, ma è passato troppo tempo da allora e, vivendo negli Stati Uniti, non è facile mantenere rapporti stretti».
All’Atalanta ha avuto come allenatori Guidolin, Prandelli e Mondonico: che ruolo hanno avuto nel suo percorso personale e nella sua crescita come giocatore?
«Ho imparato molto da tutti loro, anche se, a dire il vero, con Guidolin avevo un feeling particolare e, con il tempo, si è dimostrato uno dei migliori in quegli anni».
DALLA SERIE A AGLI USA
Cristiano Scapolo cosa fa oggi?
«Attualmente alleno gli U16 degli Houston Dynamo, nella Major League Soccer, che è il massimo campionato professionistico di calcio negli Stati Uniti. Vivo in Texas. Mi sono trasferito negli Stati Uniti nel 2005 e ho iniziato ad allenare vent’anni fa, creando un percorso professionale che mi ha portato a lavorare con settori giovanili, prime squadre e Nazionali».
Perché l’America? È soddisfatto di quest’esperienza e cosa le sta dando?
«Qui mi trovo molto bene. Ormai lavoro in Texas da molti anni e conosco bene il territorio, che è molto vasto, e i vari livelli del soccer americano. La Major League e il calcio in generale sono cresciuti molto negli ultimi dieci anni e sono certo che continueranno a farlo. Ci sono grandi possibilità. Le nuove generazioni giocano e si appassionano sempre di più, in quella che è sicuramente una società multiculturale».
Pensa mai di tornare in Italia?
«In Italia torno un paio di volte all’anno ed è sempre un piacere. Non so se vorrei tornarci per sempre. Non ci ho pensato, ma mi piacerebbe trascorrerci più tempo. Vedremo».
In America conoscono l’Atalanta?
«Certamente, soprattutto grazie ai prestigiosi risultati conquistati negli ultimi anni a livello internazionale. Ormai l’Atalanta è considerata una realtà importante in Europa».
Negli ultimi anni il movimento calcistico statunitense è cresciuto molto. Talenti come Pulisic e McKennie stanno già giocando con continuità in Serie A. Pensa che altri giovani talenti possano arrivare in Italia?
«Ho lavorato con le Nazionali americane dieci anni fa e già si vedeva l’alto livello di alcuni giovani giocatori. Penso che Pulisic e McKennie ne siano la dimostrazione, ma ci sono anche altri buoni giocatori americani in Premier League».
C’è un calciatore americano che consiglierebbe all’Atalanta?
«Qualche anno fa avevo parlato con l’allora Responsabile dell’Area Tecnica dell’Atalanta, Giovanni Sartori, di Gio Reyna, che a quei tempi giocava nel Borussia Dortmund. Lo stavano seguendo con attenzione, ma poi non se n’è fatto nulla. Ma ci sono tanti giocatori giovani bravi, anche in Major League».
IL PRESENTE E IL FUTURO
Aveva dichiarato che l’Atalanta, grazie al suo percorso costante, poteva anche ambire a qualcosa in più, magari allo Scudetto. Quest’anno la squadra è ripartita dopo un inizio difficile. Pensa che quelle potenzialità siano ancora presenti o la situazione è cambiata rispetto a quanto vedeva negli anni precedenti?
«Era difficile raccogliere l’eredità di Gasperini dopo tanti anni di successi. Si sapeva. Serve tempo per adattarsi, sia nelle scelte che nell’approccio con il nuovo allenatore. Tuttavia, sembra che Palladino stia cercando di riportare la squadra sulla giusta via, lavorando con un nuovo approccio e la direzione sembra quella giusta».
Crede che questa sia ancora un’Atalanta da Europa?
«In campionato la squadra nerazzurra è un po’ in ritardo, ma da quando è arrivato Palladino ha recuperato terreno. Io credo che, un ritorno di Lookman ai suoi livelli e uno Scamacca in buone condizioni, possano aiutare molto i bergamaschi in questa seconda parte del campionato, anche se davanti le squadre corrono. E non dimentichiamo che, nonostante la sconfitta di mercoledì sera, l’Atalanta ha fatto molto bene in Champions League, conquistando in anticipo l’accesso ai playoff e tuttora si trova in una buona posizione».
Lei è cresciuto nell’Inter, dove ha esordito in A; ha giocato per Napoli e Roma e ha allenato per il Milan: lo Scudetto chi lo vince o chi vorrebbe lo vincesse?
«Essendo tifoso dell’Inter, ovviamente spero nei suoi successi. Sono cresciuto nel vivaio nerazzurro, ho esordito e giocato con loro nella massima seria e provengo da una famiglia d’interisti. Tuttavia seguo con passione anche tutte le squadre in cui ho giocato, tra cui l’Atalanta».
Atalanta-Parma: che partita si aspetta?
«Il Parma ha pareggiato a Napoli. Non credo sia un caso e quindi non mi aspetto una partita facile per la squadra di mister Palladino, anche perché l’Atalanta arriva dall’impegno fisico e mentale in Champions League. Io, comunque, spero in una vittoria della Dea».
Dai campi della serie A italiana all’esperienza americana, Cristiano Scapolo è un punto di riferimento per chi vuole comprendere il calcio a 360 gradi. Il suo lavoro con le Nazionali statunitensi e il legame con l’Atalanta gli permettono di valutare sia il percorso dei giovani talenti americani, sia la crescita dei Club italiani a livello internazionale. E l’ex centrocampista nerazzurro conferma come l’Atalanta, grazie a risultati importanti e a una gestione costante, sia ormai una squadra riconosciuta e rispettata anche oltreoceano, simbolo della competitività e dell’evoluzione del calcio italiano.
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