C'è un sortilegio che aleggia da troppo tempo sulle trasferte milanesi della compagine bergamasca. Sabato 14 marzo, alle ore 15:00, il prato di San Siro si trasformerà nell'arena del centotrentesimo incrocio in Serie A tra Inter e Atalanta, una sfida ad altissima tensione che ultimamente ha assunto i contorni di una vera e propria maledizione sportiva per i colori orobici.
STRISCIA NEGATIVA - I dati statistici che accompagnano la vigilia della ventinovesima giornata fotografano un predominio nerazzurro quasi totale. Basti pensare che la squadra guidata oggi da Cristian Chivu è reduce da ben sette successi consecutivi in campionato contro i bergamaschi, con un parziale schiacciante di diciannove reti realizzate a fronte di sole cinque incassate. Un filotto impressionante che, in caso di ennesima affermazione milanese, andrebbe a eguagliare un record storico risalente al triennio 1964-1967, epoca in cui a dominare era la leggendaria corazzata di Helenio Herrera.
I NUMERI DEL TABÙ - La formazione milanese rappresenta letteralmente l'avversario più ostico di sempre per il club bergamasco. Spulciando gli archivi storici del massimo torneo, la Beneamata è la compagine contro cui l'Atalanta ha rimediato il maggior numero di sconfitte (settantuno) e ha dovuto raccogliere il pallone in fondo al sacco per ben duecentotrentatré volte. Attualmente, l'imbattibilità interista in campionato resiste da quattordici incroci, frutto di nove vittorie e cinque pareggi. L'ultimo atto ufficiale, disputato nel 2025, si era risolto con la zampata decisiva di Lautaro Martinez, confermando un trend negativo che Raffaele Palladino ha l'urgenza di invertire al più presto.
L'ASTINENZA OFFENSIVA - A rendere il quadro della vigilia ancora più spigoloso c'è un blocco realizzativo che sembra paralizzare l'attacco atalantino ogni qualvolta si palesano le maglie interiste. Considerando tutte le competizioni, inclusa la recente e dolorosa semifinale di Supercoppa Italiana, l'Atalanta non riesce a gonfiare la rete avversaria da cinque partite consecutive, incappando in un vortice di nove ko di fila a livello generale. Un vero e proprio blocco psicologico che si acuisce in maniera preoccupante nel girone di ritorno: in questa specifica fase della stagione, infatti, il successo orobico manca all'appello da undici sfide (sette sconfitte e quattro pareggi), ovvero da quel lontano 2-1 datato 23 marzo 2014.
Rompere questo incantesimo oscuro non è più soltanto una questione di ambizioni europee o di punti in classifica, ma un imperativo categorico per restituire orgoglio a un'intera piazza, stanca di recitare il ruolo di vittima sacrificale al cospetto del Biscione.
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