Da bambino aspettava che aprissero i cancelli per vedere l'ultimo quarto d'ora, oggi attraversa l'Europa per novanta minuti di Atalanta. Giulio Giacometti, tifoso nerazzurro da sempre, ha raccontato in esclusiva ai microfoni di TuttoAtalanta.com una vita passata a seguire la Dea in trasferta per l'Europa e i rapporti nati negli anni con i calciatori e le loro famiglie. Fino a una scelta che non ti aspetti da un tifoso.

Frequentandoli hai anche cambiato il tuo modo di rapportarti ai calciatori?
«Ho capito quanto possa essere pesante per loro avere continuamente qualcuno che chiede qualcosa: una foto, una maglia, un favore. Quando ero in giro con il papà di Lookman vedevo che tutti gli chiedevano qualcosa. Una singola richiesta può sembrare una cosa da niente, ma quando tutti ti chiedono continuamente qualcosa diventa diverso. Per questo ho deciso che non chiederò più una maglia a un giocatore».

Hai conosciuto anche la famiglia di Lookman?
«Suo papà è venuto a mangiare a casa mia un paio di volte. Una volta, fuori dallo stadio, incontrai una mamma con un bambino nigeriano arrivati apposta per vedere Lookman, ma non erano riusciti a incontrarlo. Ne parlai con suo padre e fu lui a procurare loro dei biglietti per la tribuna. Io, poi, li accompagnai. Ademola è sempre stato un ragazzo molto timido e riservato. Tra quelli che ho conosciuto, lui e Pašalić sono probabilmente tra i più introversi: difficilmente li vedevi in giro. Anche Koopmeiners, al di là di come è finita la sua storia con l'Atalanta, per quello che ho conosciuto io era un ragazzo stupendo».

Quali sono i giocatori dell'Atalanta attuale con cui hai instaurato un rapporto?
«Oggi sono legato soprattutto a Samardžić, Krstović e Kolasinac. Mia mamma è di origine croata e questo mi ha aiutato a parlare con loro. A Samardžić, scherzando, dico sempre che, se non fa gol bellissimi, non segna proprio».

Conoscerli da vicino cambia anche il tuo giudizio quando un calciatore decide di lasciare l'Atalanta?
«Da atalantino mi dispiace quando qualcuno se ne va, ma cerco anche di mettermi dalla sua parte. Se mi offrissero il doppio per fare lo stesso lavoro, probabilmente farei la stessa scelta. È facile essere moralisti quando si parla delle scelte degli altri. Non possiamo pretendere che un calciatore s'immoli per una squadra. Per loro è un lavoro. Oggi le bandiere non esistono più: un giocatore oggi è qui e domani può essere altrove. Quello che rimane, invece, è solo il nostro amore per i colori nerazzurri. Per me l'Atalanta c'è e ci sarà sempre, ma non possiamo pretendere che un ragazzo arrivato, magari, da un altro Paese provi lo stesso legame con cui siamo cresciuti noi».

Un legame che va oltre la maglia, fatto di cene in famiglia, favori discreti e battute scambiate nella lingua imparata dalla mamma, come quelle con Samardžić. E fra Liverpool, Dublino e Marsiglia, nell'integrale i ricordi non finiscono qui.

LEGGI QUI → L'intervista integrale di Giulio Giacometti ai microfoni esclusivi di TuttoAtalanta.com

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Sezione: Esclusive TA / Data: Ven 02 ottobre 2026 alle 12:00 / Fonte: Claudia Esposito
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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