Una notte dai due volti, quella vissuta alla New Balance Arena, che consegna alla storia una delle rimonte più entusiasmanti della recente storia europea dell'Athletic Club. Sotto i colpi di un'Atalanta arrembante nella prima frazione, la squadra di Ernesto Valverde ha saputo risorgere dalle proprie ceneri, ribaltando inerzia e risultato con una ripresa magistrale per intensità e letture tattiche. Il tecnico spagnolo, lucido e analitico nel post-gara, non nasconde le difficoltà iniziali ma esalta la reazione d'orgoglio e la "freschezza" portata dai subentrati, che hanno permesso ai Leoni di Bilbao di azzannare la partita proprio quando sembrava compromessa. Un 3-2 finale che vale oro in ottica qualificazione e che conferma la caratura internazionale dei baschi. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Mister, il calcio sa essere spesso indecifrabile: un primo tempo in balia dell'avversario e una ripresa dominata. Come spiega questa metamorfosi che vi ha portato a un successo così pesante?
«Dunque, questa è stata una partita dai due volti in cui, sinceramente, nel primo tempo non siamo riusciti a esprimere il nostro potenziale, come purtroppo a volte accade. La nostra intenzione iniziale era quella di mantenere la partita viva e aperta per la seconda frazione, ma l'Atalanta ha giocato molto bene in avvio, punendoci alla prima vera occasione. Tuttavia, nonostante le difficoltà, ci siamo resi conto che avevamo i margini per fare qualcosa di più. Nella ripresa abbiamo alzato il livello: abbiamo iniziato a tessere trame di gioco interessanti, con scambi veloci e precisi, e le cose sono andate decisamente meglio. Abbiamo dominato la fase di gioco, riuscendo a rompere le loro linee con una fluidità che ci era mancata nei primi 45 minuti. Alla fine è arrivata una vittoria che per noi rappresenta un grandissimo successo e una gioia immensa per il club e per i tifosi che ci hanno seguito fin qui a Bergamo. Siamo davvero felici di questo traguardo: è un risultato fondamentale per il torneo che ci lascia aperte diverse possibilità per l'ultima giornata».
La trasformazione tra il primo e il secondo tempo è stata radicale, quasi inspiegabile per chi guardava da fuori. Qual è stata la chiave tattica o psicologica toccata nello spogliatoio per scuotere i ragazzi e ribaltare l'inerzia?
«Diciamo che all'inizio stavamo soffrendo molto sulle fasce, avevamo problemi evidenti nel contenere le loro scorribande. Inizialmente ho provato a correggere la rotta avanzando la posizione di Gorosabel, ma questa scelta non si è rivelata sufficiente: pur bilanciando meglio il gioco, sentivamo di non essere ancora a nostro agio. Serviva qualcosa di diverso. Così ho pensato agli ingressi di Sancet e Galarreta. E infatti, nel secondo tempo, la musica è cambiata: con il loro ingresso abbiamo iniziato a giocare in modo più abituale, ritrovando la nostra identità. Quegli scambi nella zona nevralgica del campo sono stati vitali, perché i centrocampisti subentrati hanno offerto quella freschezza e quella lucidità che ci mancavano. Abbiamo giocato in un modo più riconoscibile, più "da Athletic". Sapevamo di poter coordinare meglio le nostre azioni offensive, ci siamo presi dei rischi calcolati e devo dire che ci è andata molto bene».
Da tempo l'ambiente si chiedeva quando sarebbe arrivata la vera svolta della stagione, il famoso "click". Questa rimonta in Champions League può essere considerata quel momento di rottura definitivo in vista del finale di stagione e dell'ultima gara al San Mamés?
«Noi proviamo a cercare quella svolta in ogni singola partita. La grande differenza oggi è stata l'efficacia. Siamo stati cinici ed efficienti, forse ritrovando proprio quella concretezza che ci era mancata domenica scorsa in campionato, dove avevamo creato tanto senza concretizzare. Oggi, invece, le occasioni le abbiamo create e le abbiamo trasformate in gol. Il calcio, alla fine, è tutto qui: si decide tutto all'interno dell'area di rigore. È lì che si scrivono i risultati ed è lì che bisogna essere letali. Questa vittoria ci dà morale, ma ora abbiamo davanti altre sfide importantissime in campionato, a partire da sabato. Dovremo scendere in campo con la stessa concentrazione per cercare di ottenere i risultati che vogliamo».
Ernesto Valverde si congeda con la soddisfazione di chi sa di aver compiuto un passo decisivo. L'Athletic è vivo, vegeto e capace di soffrire per poi colpire: un messaggio chiaro non solo all'Atalanta, ma a tutta l'Europa.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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