Dalle scorie di una notte europea da dimenticare alla brillantezza di un pomeriggio dominante. L'Atalanta di Raffaele Palladino si riscopre macchina da gol e, soprattutto, squadra solida mentalmente. Nel 4-0 rifilato al Parma c'è molto più dei tre punti: c'è la risposta di un gruppo che ha saputo incassare il colpo del blackout contro l'Athletic Bilbao e rialzarsi con ferocia. Ai microfoni di DAZN, il tecnico nerazzurro dialoga con lo studio analizzando le chiavi tattiche del successo – dall'utilizzo di Raspadori alla gestione dei tanti bomber a disposizione – ma si sofferma soprattutto sull'aspetto psicologico. La scelta di concedere un giorno di riposo giovedì, in controtendenza con i vecchi dogmi punitivi, si è rivelata la mossa vincente per ricaricare le batterie nervose di una squadra che ha risposto "da grandi uomini". Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Mister, in studio Fabio Bazzani sottolineava come Raspadori renda al meglio giocando "dentro" il campo e non largo. Le chiedo se state pensando a un passaggio stabile al 4-2-3-1 e qual è il suo segreto con gli attaccanti: da Kean a Scamacca, fino a Krstovic (5 gol in 5 gare) e Raspadori subito a segno, sembrano trasformarsi tutti in oro. C'è grande soddisfazione?
«Ascolto sempre con piacere le analisi di ex calciatori come Bazzani e sono d'accordo con lui: Raspadori deve giocare dentro, per vie centrali. Ma prima di parlare di tattica, voglio partire da Krstovic. Al di là dei gol che sta segnando con una continuità impressionante, ciò che mi piace davvero è il suo atteggiamento, la mentalità con cui subentra e lo spirito di sacrificio che mette al servizio della squadra. Quella deve essere la nostra mentalità: tutti devono dare una mano nel momento del bisogno. Se facciamo questo, con la qualità tecnica e fisica che abbiamo, possiamo mettere in difficoltà chiunque. Per quanto riguarda i sistemi di gioco, per me sono solo numeri: 3-4-3 o 4-2-3-1 dipende dalle caratteristiche nostre e degli avversari. Raspadori, come detto, deve giocare sotto la punta, sentire gli spazi e far male lì in mezzo. Io do molta libertà agli attaccanti, ma pretendo altruismo. Oggi a fine primo tempo ho visto troppi personalismi e non mi è piaciuto: voglio vedere che si gioca sempre per il compagno».
Le sue idee esaltano il potenziale offensivo, ma oggi va sottolineata la prestazione "dentro" la partita. Dopo averla indirizzata subito, siete rimasti concentrati anche quando il Parma, squadra ostica in trasferta, ha provato a reagire, leggendo i momenti giusti per affondare. Era questa la risposta mentale che voleva dopo le ultime due gare?
«Sono d'accordissimo con questa analisi. Parto proprio dall'aspetto mentale, perché non nascondo che la partita di Champions col Bilbao ci aveva fatto male, soprattutto psicologicamente. Perdere in quel modo dopo 60 minuti dominati è stato duro da digerire nei primi due giorni. La cosa che mi è piaciuta di più è stata la reazione: i ragazzi si sono rialzati subito, si sono parlati, abbiamo analizzato tutto nello spogliatoio e siamo ripartiti forte. Il Parma fuori casa aveva messo in difficoltà anche il Napoli, farne quattro a loro è complicato. Oggi siamo stati dentro la partita dal primo minuto, siamo andati sul 2-0 e, anche nel momento di inerzia favorevole a loro, abbiamo saputo soffrire e difendere da squadra, per poi chiuderla col terzo e quarto gol. Questa è maturità».
A proposito di gestione mentale: il giorno di riposo concesso giovedì, subito dopo la sconfitta europea, è stata una mossa calcolata per far scaricare le tossine nervose?
«Ho smesso di giocare solo cinque anni fa e so bene che, a volte, un giorno libero serve più di un giorno di allenamento. In un mese come gennaio, dove si gioca ogni tre giorni, questi ragazzi hanno avuto pochissimo tempo per staccare la spina. "Staccare per riattaccare" è fondamentale, molto più che portarli al campo a rimuginare sugli errori. Ci siamo presi quel giorno, poi quando ci siamo rivisti abbiamo fatto un'analisi serena ma dura e giusta, perché c'erano cose da sistemare. La risposta che ho visto oggi in campo è stata una risposta di maturità, da grandi uomini. Sono felice perché siamo cresciuti proprio passando attraverso quella sconfitta».
Palladino chiude con la serenità di chi sa di avere in mano il polso dello spogliatoio. L'Atalanta non è solo gambe e tecnica, ma un gruppo capace di autogestirsi e reagire. E con un attacco così, sognare non è vietato.
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