Una sconfitta che brucia, ma che non scalfisce le certezze costruite negli ultimi mesi. Raffaele Palladino si presenta in sala stampa a testa altissima dopo il ko interno contro la Juventus (0-1), difendendo a spada tratta la prestazione della sua Atalanta. Il tecnico nerazzurro fatica ad accettare un risultato che definisce figlio di episodi sfavorevoli, esaltando il dominio tattico e territoriale espresso dai suoi ragazzi per larghi tratti del match. Dalla mancanza di cinismo sotto porta a un assalto finale generoso ma disordinato, l'allenatore analizza le chiavi della sfida, dribblando le polemiche arbitrali e fissando già l'obiettivo: rialzarsi immediatamente nella prossima, cruciale battaglia contro la Roma. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Buonasera mister. Tanta mole di gioco nei primi 45 minuti e un assalto veemente nel finale, eppure è mancata la concretezza decisiva, sia da parte degli attaccanti che nei cross degli esterni. Cosa non ha funzionato?
«Purtroppo dobbiamo accettare la sconfitta, ma è una di quelle sconfitte che, per come è maturata, si vedono raramente in una stagione. Credo fermamente che abbiamo disputato una prestazione grandiosa. Voglio iniziare dicendo che sono immensamente orgoglioso e fiero dei miei ragazzi per quello che hanno fatto vedere stasera in campo. Reputo che sia stata la nostra miglior partita da quando siedo su questa panchina. È stata perfetta sotto tutti i punti di vista tattici: abbiamo messo in enorme difficoltà la Juventus, concedendo loro zero tiri in porta nel primo tempo e creando dal canto nostro tre nitide occasioni da gol e colpendo un palo. Il problema è che partite di questa caratura, quando l'inerzia pende tutta dalla tua parte, devi avere la forza di sbloccarle; devi essere cinico, esattamente come lo eravamo stati in Coppa Italia. Purtroppo l'abbiamo lasciata in bilico e loro, su una mezza occasione nata da un cross e da un rimpallo in area, sono passati in vantaggio. Nel forcing finale non siamo riusciti a riacciuffarla. Non era assolutamente il risultato che volevamo, ma ho dato tutto e non posso rimproverare nulla alla squadra. Adesso azzeriamo e pensiamo alla prossima gara, perché noi non molleremo mai».
Facendo un confronto all'interno delle vostre gerarchie offensive, in quali aspetti Krstovic deve imparare da Scamacca e viceversa?
«Parliamo di due attaccanti con caratteristiche diametralmente opposte, e io sono felicissimo di avere a disposizione giocatori così diversi nello stesso ruolo. Lo considero un grandissimo vantaggio tattico, perché mi permette di scegliere chi mandare in campo in base al tipo di partita e di difensori avversari. Quando ci sarà bisogno di sfruttare determinate doti giocherà Gianluca, quando serviranno altre caratteristiche toccherà a Nicola. Krstovic è un attaccante che ama legare il gioco, abbassarsi e venire incontro, mentre Gianluca predilige attaccare la profondità e buttarsi negli spazi alle spalle della difesa. Sono entrambi fondamentali».
In altre occasioni in cui siete andati in svantaggio siete riusciti a reagire in modo più lucido. Stasera, nel cercare di raddrizzare la partita, è sembrato che l'assalto offensivo fosse guidato più dai nervi che dalla testa. Siete stati troppo disordinati?
«Sì, è un'osservazione corretta. Dopo aver subito il gol abbiamo effettivamente perso un po' del nostro consueto ordine geometrico, e se devo muovere un appunto alla squadra è proprio questo. C'è da dire che loro, una volta in vantaggio, si sono messi con un blocco molto basso, difendendo con tutti gli effettivi dietro la linea della palla. In quelle situazioni dovevamo essere più bravi a sfruttare l'ampiezza per allargarli. Tuttavia, questo disordine è nato dal desiderio incontenibile di tutti i ragazzi di recuperare il risultato: parlando con loro a fine gara, c'era la netta sensazione di non meritare assolutamente lo svantaggio, quindi ognuno cercava di strafare per dare quel qualcosa in più. Lo apprezzo moltissimo dal punto di vista dell'attaccamento, ma bisogna capire che nei momenti di maggiore frenesia serve restare ordinati. Sicuramente potevamo gestire meglio l'ultimo terzo di campo».
La Juve, che gioca uno dei migliori calci in Italia, è venuta a Bergamo difendendosi con un blocco basso. È il coronamento del percorso di crescita della sua Atalanta incutere questo timore tattico?
«Da quando mister Spalletti è arrivato sulla loro panchina, ho visto sempre una Juventus abituata a dominare le partite, a tenere costantemente il possesso palla e a creare valanghe di occasioni. Oggi, invece, li abbiamo costretti a snaturarsi. Gli abbiamo tolto tutto il possesso e li abbiamo disinnescati offensivamente. Noi abbiamo calciato 22 volte verso la porta, abbiamo dominato nel possesso e battuto credo 13 o 14 calci d'angolo. Dobbiamo essere estremamente orgogliosi del percorso che ci ha portato a giocare uno scontro diretto dominando contro una squadra che ci precede in classifica. Il calcio a volte sa essere tremendamente ingiusto, lo accettiamo, ma i ragazzi hanno fatto un lavoro straordinario».
Lei ribadisce spesso che gli attaccanti sono i primi difensori. A tal proposito, Raspadori oggi è entrato benissimo, facendo un grande lavoro di recupero. È soddisfatto del suo momento?
«Giacomo aveva iniziato benissimo da noi a gennaio, rimettendosi in forma in fretta, ma purtroppo ha subito un infortunio nel suo momento migliore che ne ha frenato la crescita. Adesso è rientrato e gli sto concedendo un minutaggio sempre crescente per fargli ritrovare la condizione ottimale. Anche oggi è entrato con un atteggiamento perfetto, come aveva già fatto a Lecce. È un giocatore che ha un feeling naturale con il gol, deve solo mantenere questo spirito di sacrificio senza farsi prendere dall'ansia di dover segnare a tutti i costi. Sarà un'arma letale per noi da qui alla fine del campionato».
Sul braccio di Gatti in area c'erano gli estremi per il calcio di rigore?
«Sapete bene qual è la mia politica: non parlo mai e poi mai delle decisioni degli arbitri. Ha deciso così e va bene».
A Lecce c'era stato un abbraccio collettivo e un discorso motivazionale a fine gara. Ne ha fatto uno anche stasera in vista della Roma? Che impatto può avere questa sconfitta sul morale?
«Di solito parlo con la squadra nello spogliatoio a fine gara, ma vi dico la verità: stasera non avevo assolutamente nulla da dire. I ragazzi hanno la piena consapevolezza di aver disputato una partita strepitosa. Sono quelle classiche serate "stregate" in cui, se avessimo continuato a giocare per un'altra ora, il pallone non sarebbe entrato comunque. Per quanto riguarda il nostro morale, non cambia di una virgola. Quando cadiamo, ci rialziamo immediatamente: è questa la vera forza e la mentalità di questa squadra. Dal secondo in cui uscirò da questa sala stampa la mia testa sarà già concentrata esclusivamente sulla Roma. Andremo all'Olimpico per dare battaglia e fare un'altra grande prestazione. Non molleremo fino all'ultimo secondo dell'ultima giornata, su questo potete starne certi».
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